giovedì 20 dicembre 2007

Guardie e ladri

C'è da chiedersi se è più umiliante farsi derubare da un balordo, o sentirsi presi per i fondelli da parte della cosidetta legge.
Tornare e trovare casa come se fosse appena passato un tornado non è proprio piacevole. Ci si sente violentati della propria intimità, ti vengono rubati non solo oggetti, ma anche ricordi preziosi che nessun risarcimento potrà mai compensare. E scatta la rabbia, per la tua impotenza.
Ancor di più se, andando a fare la denuncia, ti dicono di tornare nel pomeriggio perchè al momento non possono raccogliere la tua dichiarazione. E se nel pomeriggio, dopo aver descritto quello che è successo, inizi ad elencare quello che hanno preso, alla terza voce il carabiniere ti chiede "Ma è ancora lungo questo elenco?", forse, la voglia di mandare a fanculo anche la legge, ti viene preponderante.
Non sapevo che esistesse una legge affichè un ladro possa rubare solo fino a tre oggetti, così il carabiniere non è costretto a scrivere una noiosa ed inutile denuncia, anzichè accompagnare il collega a vedere uno scooter in concessionaria.
Non pretendevo di avere soddisfazione, ma rispetto sì, almeno dalla beneamata (cfr. Catarella), ed invece... ci meritiamo proprio di vivere in questa italietta del cazzo, dove chiunque può fare quello che vuole tanto i diritti del cittadino vengono solo calpestati e mai difesi.
Grazie, davvero.

mercoledì 19 dicembre 2007

Vaffanculo

Un sentito vaffanculo di cuore a chi ha svaligiato casa mia quest'oggi, portandosi dietro il mio corredo fotografico completo.
Probabilmente non ci saranno più cronache di nessun genere.

Buone feste a chi leggerà questo post.

martedì 18 dicembre 2007

Donne e motori 2

Ogni tanto mi piace dare un'occhiata a chi viene a frequentare il mio sito... ecco, non direttamente, ovvio, ma le tracce elettroniche che si lasciano durante la visita al blog, sono interessanti. Forse perchè ho lavorato sempre con il web, ho sempre lavorato con le statistiche per poter incrementare le visite hai siti che "dirigevo". Ne ho parlato anche in un post precedente, ma più perchè non avevo nulla da scrivere.
Da un po' di tempo lo script di statistiche che utilizzo, non riesce a localizzare correttamente gli IP. Poca cosa, intendiamoci, non è che mi interessa poi molto che un IP localizzato a Linguaglossa, sia in effetti il mio di casa (circa 100 km di distanza), ma mi faccio delle grosse risate quando, so per certo che un IP del Veneto sia posizionato in Piemonte invece.
Mi lasciano sorpreso anche le frasi di ricerca che poi portano al mio sito, anche se, in un anno sono riuscito a descrivere le situazioni più disparate, e capita davvero di tutto.
Mai però come in questo periodo, il mio blog è stato visualizzato da persone che cercavano foto di hostess del Motor Show. E' bastato mettere un post su un newsgroup di fotografia ed in un giorno ho sfiorato i 200 accessi, quando ho una media di 5 accessi giornalieri. Un discreto salto, non c'è che dire... quanto è vero quel detto che tira più un capello di donna che un carro di buoi :-)
Anche adesso, mettendo come chiave "tette motor show", esco al primo posto. Adesso so di cosa scrivere per piazzarmi sempre primo nelle classifiche dei motori di ricerca.

domenica 16 dicembre 2007

Love story

Lei passeggiava lungo i viali dei giardini pubblici, ammirando la neve che lentamente copriva gli alberi e le panchine. Era ormai sera e le luci dei lampioni dipingevano strane ombre sul vialetto, ma non era nulla di preoccupante per lei, le ombre erano vecchie amiche che le facevano compagnia ogni volta che doveva rientrare a casa.
Una differenza improvvisa però la fece sobbalzare. Qualcuno le era alle spalle ed avanzava velocemente verso di lei. Si impose di rimanere calma, ma quella presenza insolita la metteva a disagio. In men che non si dica la persona la raggiunse e fece per superarla, quando lei la chiamò: "Maurizio!".
Maurizio si girò, sorpreso dalla voce che lo chiamava, stupendosi che qualcuno poteva riconoscerlo dopo tanto tempo passato lontano da quella città. Il sorriso però gli si aprì come d'incanto e nonostante la fredda serata, un calore familiare gli raggiunse immediatamente il cuore. "Elena, non ci posso credere."
Elena rimase a guardarlo incantata. Erano anni che non lo vedeva e che non lo sentiva, ma lo aveva riconosciuto subito. A dire il vero, non si era nemmeno resa conto che fosse lui, ma qualcosa nel portamento le aveva subito fatto riaffiorare i ricordi.
- "Sì Maurizio, sono proprio Elena. Ma che ci fai quì? Cosa ti ha portato da queste parti?".
- "Avrei voluto dire che sono venuto per vedere te, ma se devo essere sincero, mi trovavo quì vicino ed un'amica mi ha invitato a cena"
Elena nascose il disappunto, e si meravigliò anche che provasse un disappunto alla notizia.
- "Ah, e chi è questa amica? La conosco?"
- "Penso proprio di sì. E' Anna."
- "Anna? Oddio, non mi dire che stai andando a cena da Anna."
- "Beh, te l'ho appena detto, lei mi ha invitato. Ma che cosa ci trovi di strano? Lo sai che ci conosciamo da tempo."
- "No, niente di strano... e... che anche io stasera sono stata invitata a casa sua"
Elena si stava chiedendo perchè Anna non l'avesse avvertita, poi capì. Voleva farle una sorpresa, aveva organizzato tutto quanto tenendola all'oscuro. Che stronza, Anna, che tesoro.
- "Allora è perfetto, ed io mi sentirò meno in colpa per non averti nemmeno chiamato. Ad ogni modo possiamo andarci assieme allora, che ne dici?"
- "Dico che è perfetto".
Elena non stava più nella pelle dalla felicità. Fin dalla prima volta che aveva conosciuto Maurizio, le era sempre piaciuto, ma Maurizio stava con un'altra donna all'epoca e non gli aveva mai detto nulla. Maurizio era stato un buon amico, anche se un po' distante, ma era nel suo carattere e lo apprezzava anche per questo.
Stringendosi un po', fecero assieme la strada che li portava a casa di Anna, e quando suonarono alla porta, lei boccheggiò alla vista di loro due abbracciati. "Vi siete incontrati! Ed io che volevo fosse una sorpresa!"
"Lo è stata" dissero tutti e due all'unisono. Si guardarono e scoppiarono a ridere.
"Entrate, entrate che fa freddo fuori".
Ad accoglierli, il marito di Anna, i figli e alcuni parenti. Fra strette di mano, abbracci e sorrisi, si accomodarono tutti al grande tavolo nella sala da pranzo. Anna fece in modo di far sedere Maurizio a fianco a Elena.
Per tutta la serata, Elena non fece che pensare a Maurizio, anche se non lo dava a vedere, impegnata a parlare con la famiglia di Anna. Maurizio stava un po' sulle sue, sia perchè un po' taciturno, sia perchè era l'unico estraneo e non seguiva le chiacchiere familiari. Elena si fece carico quindi di fargli un po' di compagnia, di chiedergli cosa facesse adesso, perchè si trovava in zona, se era sposato. Le scappò, se ne accorse troppo tardi, quando ormai le labbra avevano pronunciato la domanda, ma la risposta di Maurizio le fece passare tutte le preoccupazioni.
"No, non sono sposato. Non ci sono nemmeno mai arrivato e al momento sono single".
"Anche io Mauri. Non c'è nessuno che mi vada bene", disse, ma pensò subito dopo "tranne te".
Durante la serata Maurizio le si era avvicinato, l'aveva stretta a se, le aveva fatto le coccole ed al momento di sparecchiare si era offerto di aiutare Anna. Elena non perse l'occasione di stargli vicino e di parlare ancora un po'.
- "E adesso che farai?", gli chiese.
- "Beh, torno in albergo, domani mattina ho l'aereo che mi porta a casa".
- "Ma stai scherzando, devi fare di nuovo tutta quella strada con questo tempo? Non è meglio che rimani quì e poi parti domani mattina?"
- "Eh, in effetti non sarebbe male, ma ho lasciato tutto in albergo e dovrei comunque passarci..."
- "Ma dai, per una notte puoi anche stare così. Una doccia e sei a posto e a casa mia dovrei avere uno spazzolino da denti in più."
Maurizio si voltò a guardarla. Non aveva mai visto Elena così determinata. Si sorprese a pensare che lei non volesse dire quello che lui pensava, non era mai stata così audace. Per questo, sdrammatizzò immediatamente.
- "Messa in questi termini è una proposta più che invitante. Non posso rifiutare" e sfoderò un sorriso che fece arrossire Elena.
Al momento del commiato però Maurizio si sentì lievemente a disagio. Sapeva perfettamente che Elena era restia a dividere la sua vita con altri uomini. Non pensava di ricevere un invito proprio da lei, se lo sarebbe aspettato da Anna. Prese comunque sotto braccio Elena e si incamminarono verso casa sua.
Aveva smesso di nevicare nel frattempo ma la coltre di neve che era caduta attuttiva tutti i rumori e le forme. Si sentiva solo scricchiolare la neve sotto i loro passi, le nuvolette di fumo librarsi dalle loro bocche.
- "Eccoci quì", disse arrivando al portone di casa Elena, "spero che non farai caso al disordine, ma non è molto che ho traslocato".
Maurizio entrò in casa e gli si strinse il cuore nel vedere la casa di Elena. Quanti sacrifici doveva aver fatto e stava ancora facendo per permettersi una casa, anche così piccola come quella. Elena però le aveva dato già una forma, non definitiva, ma l'abbozzo era gradevolmente piacevole e si trovò subito a suo agio. "E' bellisima"
Elena minimizzò immediatamente e si mise a levare degli abiti dal divano che non avevano nessun bisogno di essere levati.
- "Senti, io andrei a letto, è stata una lunga giornata", disse quindi Elena.
- "Guarda, non ti dico di no, perchè mentirei e poi domani mi devo anche alzare presto."
- "Bene, allora permetti che mi vada a cambiare?"
- "Certo, intanto però fammi sistemare almeno il divano. Non voglio disturbarti più del dovuto".
- "Innanzitutto se disturbavi non ti avrei invitato affatto, secondo, perchè ti vuoi massacrare la schiena sul divano, quando invece puoi dormire sul letto?"
Maurizio guardò verso la camera da letto e vide un solo letto matrimoniale e non c'era spazio per altri letti in nessun altra parte della casa, quindi replicò: "No Elena, non sia mai che tu dorma sul divano. Mi ci sistemo io, starò comodo credimi."
- "Non avevo pensato di dormire sul divano infatti", disse sorridendo mentre andava a chiudersi in bagno.
Maurizio rimase perplesso dal suo comportamento. Erano anni che non la vedeva, ma non credeva che fosse così cambiata. Questo lo mise in difficoltà. Non gli erano mancate le avventure anche di una notte e non era questo che lo metteva a disagio, ma sapeva che tipo di donne erano quelle con cui decideva di avere una liason di un solo giorno. Elena non era affatto così, non concepiva l'idea di "una botta e via". Elena dedicava poco tempo a se stessa ma molto agli altri e con lo stesso spirito aveva sempre sognato una persona che le dedicasse tutto il suo tempo. Una relazione fugace non era proprio da lei.
Nel frattempo Elena uscì dal bagno bardata di un pigiama che nulla faceva supporre ci fosse una donna sotto. Per Maurizio fu un segnale chiarissimo e, al contrario di quello che si può pensare, ne fu contento: Elena non era affatto cambiata. Voleva davvero dividere il letto con lui solo per dormire. Con questo pensiero, Maurizio andò a sistemarsi per la notte, vergognandosi un po' di presentarsi davanti a lei poi in boxer e maglietta.
Maurizio trovò Elena a letto, seduta con le gambe incrociate, mentre leggeva un libro che Maurizio teneva nella tasca del soprabito e che gli aveva tenuto compagnia durante il volo d'andata. Sorrise, quando lo vide affacciarsi alla porta.
- "E' bellissimo. Ne ho letto solo una ventina di pagine, ma mi sta appassionando".
- "Tienilo pure. Anche io mi ci sono perso subito, tanto che l'ho terminato prima di atterrare".
- "Tutto questo, finito in una solo giornata?"
L'ultimo libro di Khaled Hosseini non era proprio il genere che prediligeva Maurizio, ma aveva letto con interesse il primo "Il cacciatore di aquiloni" e ne era rimasto così affascinato da comprare "Mille splendidi soli" senza nemmeno degnarsi di leggere il risvolto con il riassunto.
- "Sì, e anche il primo ha fatto la stessa fine. Se non l'hai letto, ti presto volentieri la mia copia"
Elena disse che non aveva mai tanto tempo per leggere, anche se le piaceva tantissimo e, visto che Maurizio non si decideva a varcare la porta della stanza da letto, lo invitò a venire sotto le coperte.
Maurizio rimase incerto solo per un secondo, quindi seguì l'invito di Elena e quando si stese a letto, lei spense la luce. "Possiamo comunque parlare se non hai sonno subito", gli disse girandosi verso di lui.
Ed iniziarono a parlare, prima di cose frivole, senza nessuna importanza, poi si arrivò alle proprie vite, ai propri stati d'animo, quindi ad una rivelazione sconvolgente. "Maurizio, ora te lo posso confessare: non sono mai stata con un uomo prima".
Maurizio fu travolto da questa frase. Solo ora capiva quanto Elena tenesse a lui, quanto era significato in realtà la sua presenza nella vita di Elena, che tesoro in questo momento stringeva fra le mani. Si perchè, mentre le chiacchiere andavano, loro si erano avvicinati moltissimo, fino a sfiorarsi le labbra e a lasciarsi andare ad un lungo avvolgente bacio.
Elena aveva paura che Maurizio non riuscisse a tenere a bada i suoi istinti. Nonostante gli piacesse davvero tanto non si sentiva pronta per lui... non si sentiva pronta per nessuno. Ma con Maurizio voleva che le cose andassero oltre, sentiva di potersi fidare di Maurizio, ma era pur sempre un uomo.
Maurizio capì tutto questo e si innamorò immediatamente di lei e non perchè non era mai stata violata, ma perchè aveva capito finalmente che tipo di ragazza d'oro fosse. E non era neanche brutta Elena, anche se lei diceva il contrario e non pensava minimamente a curarsi nel vestire o a truccarsi. Maurizio la strinse forte a sè ed iniziò a baciarla sulla fronte, sugli occhi umidi di lacrime, quindi di nuovo sulla bocca, finchè le lacrime finirono.
Finì presto anche la notte insonne di Elena e Maurizio, almeno così sembrò loro. Maurizio non avrebbe voluto lasciare la casa di Elena, tanto meno lei avrebbe voluto che lui andasse via, ma si salutarono, rimandando ogni volta l'ultimo bacio con un altro ancora più appassionato.
Sul volo di ritorno, qualcuno si accorse del giovane seduto nelle ultime file che per tutto il viaggio rimase con la testa appoggiata sul finestrino a guardare il cielo scuro, senza che il sorriso abbandonasse per un attimo il suo volto.

giovedì 13 dicembre 2007

E chi me lo doveva dire?

Cioè, un po' me lo immaginavo, ma non ho fatto previsioni per la paura che venissero disilluse. Parlo del viaggio che mi ha portato per qualche giorno a viaggiare per luoghi che avevo lasciato un paio di anni fa.
Appena al volante della vettura, ho ricordato strade che avevo dimenticato (beh, lasciamo stare il particolare di aver il imboccato casello sbagliato in tangenziale), riconosciuto luoghi, rilevato le differenze accorse dalla mia partenza, ma la parola che più mi è echeggiata nel cuore è stata: casa.
Sì perchè mi ci trovavo talmente bene in Emilia, in provincia di Modena, che anche se non ci ero mai stato prima, mi ero sentito accolto benissimo. Purtroppo la vita ha scelto una destinazione differente e mi sono adeguato.
L'incontro con i vecchi amici, la mangiata, le risate, i sorrisi e gli abbracci sinceri, avevo tutto relegato in un angolino del cuore perchè non pensassi troppo al distacco forzato. Non tutto è come prima, le vite evolvono, ma gli affetti sinceri restano e di questo sono grato a tutti loro.
Nei programmi c'erano molte cose che avrei voluto fare, troppe per i giorni che mi ero ripromesso di fermarmi e spero che mi scuserà chi non ho avuto il tempo di salutare. Spero ci sia un'altra occasione a breve.
Devo dire anche che non mi sono preparato cronometricamente per tutto, ad esempio davo per scontato che domenica a Forlì ci fosse la fiera dell'elettronica e della fotografia. Purtroppo (o per fortuna del portafoglio) c'era invece la fiera "commerciante per un giorno", dove almeno ho potuto acquistare gli ultimi regali, visto che il tempo poco clemente aveva fatto chiudere le bancarelle all'aperto, anzitempo.
Già i regali... ho portato qualcosa un po' per tutti, cercando qualche pensierino simpatico. Una vocina dentro il cuore mi diceva però che almeno uno, per una persona, dovesse essere qualcosa in più di un pensierino ed così ho seguito il cuore.
Riesco a fare tutto per ritagliare l'evento più importante (che ritenevo tale a priori almeno) a cui dedicarmi completamente: il MotorShow. Ora, non è che io vada matto per i motori, anche se le belle auto e le moto mi piacciono, ma non sono uno di quelli che snocciola dati di cavalli a comando... ancora devo vedere sul libretto le misure dei pneumatici della moto per comprarne di nuovi. Il secondo motivo per andare al MotorShow (il primo per alcuni) è la discreta presenza di hostess dall'aspetto gradevole. Calcolando che ci sono circa un 150 hostess (lo so perchè le ho fotografate tutte) e circa diecimila visitatori maschi al giorno, la probabilità di accalappiarne una che non sia per una foto è davvero esigua, ma contenti loro...
Ed io perchè ci sono andato? Perchè è una delle poche manifestazioni dove ci siano così tante ragazze, già pagate da qualcun altro, che sono disponibili a fare le modelle per una foto. Per un fotocazzoamatore è la manna piovuta dal cielo, anzi al costo di 25 euro. Peccato che le luci siano un delirio, ma non si tratta di un set fotografico. Ecco, per chi ci vuole credere, il motivo è stato proprio il provare a fotografare così tante ragazze sbagliando il meno possibile e devo dire che ne è uscito un lavoro egregio (Foto su francescorotondo.com e foto su flickr).
In più è stata l'occasione di conoscere una persona che è diventata un amico dopo pochi scatti, con cui ho condiviso risate, hot dog, hostess, biglietti da visita. Grazie Danilo, sei grande (in tutti i sensi :-) (cfr. Danilo Vigni Photographer).
Abbiamo tirato fino alla chiusura serale, ed io che pensavo di andarmene dopo pranzo circa... per quella che avevo in mente fosse una serata particolare, ma non così speciale.
Insomma, è tardi e devo raggiungere Padova prima possibile, perchè mi aspettano per cena. L'auto di cui sono dotato non è un bolide presente al Motor Show, ma fa il suo egregio lavoro e nonostante la nebbia, riesco a raggiungere la barriera di Padova in poco tempo. Il blocco dei TIR mi fa innervosire per un paio di chilometri, pari a più di mezz'ora, perchè sentivo di dover arrivare prima possibile. Riesco a trovare tutte le strade, anche se il navigatore ne conosceva la metà, ma mi fermo solo davanti alla casa dove avevo appuntamento. Non riesco a riconoscerla ma mi sembra lei... c'è qualcosa di strano... il cancello!!! Cavolo, l'ultima volta era da un'altra parte. Siccome però sono idiota, chiedo conferma telefonica se abbiano spostato il cancello negli ultimi tempi. Chi sta al telefono è una santa donna e non mi prende per pazzo, anche se dovrebbe.
Abbracci, risate, nuvolette dalla bocca perchè siamo veramente vicini allo zero, ma non raffredda certo il calore della compagnia. Ci sediamo a tavola ed iniziamo a mangiare, fra battute e risate. C'è una strana magia nell'aria, soprattutto a fianco a me, l'amica che mi ospiterà stasera a casa sua. Ha insistito tanto perchè rimanessi, e conoscendo l'animo puro so che non ci sono secondi fini. Ma come scrivevo prima, c'è qualcosa nell'aria, oltre all'allegria e alle risate. Si, ok, c'è la zia che armata di ciofegon immortala i presenti, mentre io, stufo della giornata a scattare, evito se non per far provare alla zia il 50ino nuovo. Ecco, di questo me ne pentirò in seguito (di non aver scattato foto).
E' venuto il tempo di salutarci, chi rimane e chi va. Io va (parafrasando una vecchia battuta). Seguo la mia amica nella sua nuova casa. Niente di pretenzioso, ma con tutto il calore di qualcosa di raggiunto con fatica. Ci prepariamo per la notte. Condivideremo lo stesso letto. Senza progetti, almeno all'inizio, poi iniziamo a parlare e non smettiamo più fino a che non suona la sveglia. Ma già da qualche ora abbiamo abbandonato lo stadio dell'amicizia e abbiamo iniziato una nuova meravigliosa strada. La magia che c'era nell'aria ci ha rapito immediatamente ed era qualcosa che portavamo nei nostri cuori. Lei per timidezza, io per rifiuto, non pronunciavamo una parola a favore dei nostri sentimenti, quando era palese agli occhi di chi ci stava intorno, cosa stesse succedendo (sei una banconota da tre euri, lo sai vero?).
E chi me lo doveva dire che in un viaggio con molte speranze, ma senza quella più grande, sarei tornato proprio con questa? Non ci avrei mai creduto, anche se un po' ci ho sperato. Il cuore aveva visto giusto ed ora... ora inizia la vita.

martedì 11 dicembre 2007

Motor Show 2007

La cronaca del fotocazzoamatore odierna è quella del Motor Show 2007, spacciata all'inizio per una visita alle novità automobilistiche e per mettere alla prova l'attrezzatura pagata con sudore della fronte, per gestire le molteplici luci dei saloni.
Di una cosa si ha la certezza: per le partner si preparerà una CF confezionata su misura contenente un discreto numero di auto, un paio di situazioni simpatiche, tre o quattro hostess, non di più, affinchè possa superare il controllo fedeltà. Delle altre CF da svariati Gbyte o alla peggio, del HD portatile pieno delle scorrerie nei padiglioni, le partner non ne dovranno mai avere sentore, pena la bobbittizzazione immediata sia fisica che strumentale.
D'altro canto, fotografare auto non è una passione che ti fa scucire 24 euro per poi trovarti risultati approssimativi, evitando nugoli di entusiasti visitatori curiosi di conoscere il colore dei tappetini ed il tempo di risposta dell'accendisigari sul loro bolide preferito.
E' anche vero che dall'altro grande motivo per cui qualcuno possa andare a far foto al motor show, non da tutte quelle soddisfazioni che le partner credono (visto che non so chi legge, meglio volare basso), ma solo uno sfruttare una modella (o presunta tale) a posare per te mentre è pagata da altri.
La visita fra le hostess è stata resa più piacevole dalla compagnia di un altro fotografo (lui si che non è un fotocazzoamatore), che se non passava inosservato per la stazza notevole, lo si notava per aver appeso al collo una 1DMKII con 70-200 2.8 IS ed una 5D con 85 1.2. A confronto la mia 400D con biancone montato pareva una compatta.
Cosi armati, il fantastico duo dribla i visitatori per arrivare ad immortalare ogni modella passabile presente al motor show. Almeno nell'intenzione. Dopo un paio di padiglioni, qualche hot dog e litri di bibite (niente alcol, siam professionisti), l'occhio si era gia abituato alla media delle modelle e si inizia gia a fare una selezione.
Ok, siam professionisti (?), ok che l'occhio si abitua, ma sia ad alcune modelle come a qualche visitatrice, la lingua si srotola ad entrambi ed ognuno invita l'altro a non perdere la concentrazione.
La cosa gradevole, di arrivare in settimana (senza accrediti, ovvio) è che non c'è moltissimo movimento, si riesce a girare con tranquillità e, cosa da non sottovalutare, scambiare due chiacchiere con le hostess, che serve anche a loro per distrarsi un po'.
Il sondaggio che sto ad elencare di seguito è ovviamente falsato dall'innata simpatia ed avvenenza fisica dei due fotocazzoamatori, ma non faccio fatica ad immaginare risultati simili a questi: 80% di loro sono simpaticissime ed alla mano, addirittura sono le prime a ringraziarti di averle rese protagoniste di uno scatto, il 10% spera che tu (fotocazzoamatore che brandeggi cotanta attrezzatura) sia un fotografo che possa introdurle nel mondo dello show business, il restante 10% sono delle frustrate che non hanno sfondato, sono costrette a far marchette a queste esibizioni e negano di essere immortalate da un plebeo (ma vaffanculo!).
In effetti si sarebbe potuto categorizzare maggiormente la casistica: quella davvero pro che concedeva pose a tutti, quella espressiva come un sedano cellophanato, quella che scambiavi per manichino o cadavere vista l'assoluta immobilità anche se sottoposta a tortura.
Le soste frequenti non hanno risparmiato piedi e schiene dei nostri eroi che sono riusciti ad uscire prima che li sbattessero fuori per molestie riuscendo nel contempo a perdere lo spettacolo di tette al vento proprio nel padiglione dove c'era la loro uscita, con buona pace delle rispettive partner .


To bodly go where... where???

Data astrale 06.12.07.
L'astronave Enterprise è pronta a partire dal bacino utopia planitia per affrontare le sconosciute distese là, nello spazio ignoto. Le procedure di imbarco sono ormai giunte al termine quando si nota del trambusto mentre gli ultimi passeggeri salgono a bordo. Lo spazio in cabina è ormai saturo visto che la regola del monobagaglio in cabina sulla Terra è consuetudine non seguirla. Chi arriva ultimo non potrà quindi posizionare i propri trolley in cabina ma dovranno essere piazzati in stiva. Una signorina fra tutti i passeggeri si fa notare per come riempie perfettamente la camicetta che indossa, ma ancora di più per la veemenza con cui chiede che il trolley non le venga imbarcato in stiva.
- "io esigo che rimanga con me. Lo terro sulle ginocchia. Dentro ci sono migliaia di euro di roba e non lo lascio certo in balia di chiunque" .
- "bene signora, o lei imbarca il bagaglio oppure scende qui lei ed il bagaglio, visto anche che siamo in ritardo".
- "non e colpa mia se voi siete disorganizzati".
- "nemmeno e colpa nostra se lei se ne vuole fregare delle disposizioni di sicurezza".
Gli altri passeggeri iniziano ad innervosirsi. I meno infervorati lanciano epiteti poco eleganti all'indirizzo della signorina, mentre dalle file piu indietro qualche alliccasapuni (vecchio rasoio da barbiere) lancia dei bagliori poco rassicuranti.
Alla fine, prima che qualcuno inizi a scaraventarla giù dalla scaletta, il personale di bordo le illustra come infilare la borsa sotto il sedile (quacuno aveva suggerito luoghi piu caldi, umidi e ameni) e quindi prendere finalmente via, la dove nessun uomo e mai arrivato prima.

giovedì 6 dicembre 2007

La valigia sul letto è quella di un lungo viaggio...

... anche perchè carica di cibarie all'inverosimile. Diciamocela tutta, i siciliani sono famosissimi al nord per tre cose: la siccità, l'Etna, il traffico... ah no, erano altre le cose, ok... Sto facendo un guazzabuglio delle idee che avevo in testa.
Sì, perchè fino a poco fa, nella vasca da bagno mentre mi rilassavo, mi sembrava una splendida idea quella di realizzare un blog sulle citazioni, da cui il titolo. Frasi di canzoni e film che si sono stampate nella memoria soprattutto in tenera età e che ritornano imperterrite in un logorroico evergreen. E soprattutto pensando a questo viaggio che, pare, si faccia davvero, mi è venuto in mente il titolo, mentre stipavo la valigia (Se mi lasci non vale, Julio Iglesias) e contemporaneamente "Troppe cose da fare e così poco tempo" (Joker/Jack Nicholson in Batman).
Perchè le citazioni? Perchè è davvero tempo che non saprei più citare una frase da un film recente, da un libro oppure da una canzone. Devo essere proprio entrato nella fase in cui difficilmente nuove nozioni si radicano a fondo nella mente così da essere prelevate prontamente alla bisogna. E mentre posso citare interi brani di Ghostbusters, I predatori dell'Arca perduta, Frankestein Junior, Porky's, Terminator, Guerre Stellari, oppure di cantautori italiani degli anni 70 e 80, tutte le nuove produzioni, diciamo dopo il 2000, rappresentano una nebbia confusa nella mia mente. Ho già detto che compro più volte gli stessi libri? Beh, è capitato ancora due settimane fa... beh, per uno ho una scusa, non l'avevo letto perchè non lo trovavo, non ricordavo di averlo e l'ho ripreso ancora :-)
Mi chiedo però se non stia già cadendo nell'Alzhaimer o se non sono diventato molto più esigente nelle cose da ricordare.
Dicevo che mi sembrava una buona idea parlare di citazioni, poi durante il bagno ho cambiato versione. In realtà volevo solo esorcizzare i pensieri verso qualcosa che non fosse la partenza, perchè difficilmente riuscirò a prendere sonno quando invece ne avrei davvero bisogno, visto che nell'ultima settimana, ho un conto ore ridicolo, nonostante l'influenza mi abbia colpito abbastanza duramente.
Ho nel cuore la felicità di rivedere vecchie (e qualcuno se la prenderà) facce e vecchi luoghi e staccare per un poco dalla routine lavorativa. Come dicevo su, ho stipato all'inverosimile la valigia con le cibarie che, colpa mia lo ammetto, negli anni ho fatto assaggiare agli amici nordisti e che mi hanno quasi obbligato a portare. Il cannolo siciliano va per la maggiore, è un mito che ben si presta anche ad alimentare doppi sensi e per quasto ancora più apprezzato. Già, i doppi sensi, di cui più volte sono stato campione indiscusso, visto che la platea di allora permetteva ed era particolarmente ricettiva... ma sto di nuovo divagando. E poi... beh poi ci sono tante cose che non posso descrivere perchè rovinerei la sopresa di qualcuno, che, sono sicuro, domani mattina butterà un occhio da queste parti.
Sono sicuro di lasciare anche molta altra roba quì, non fosse altro che è probabile abbia superato il limite di carico massimo ad personam... stavo pensando che forse vestito di rosso, con bordature in pelo bianco, potrei incutere tenerezza al check in e non procedere verso le casse a pagare il sovrabagaglio.
Insomma, tante frasi buttate alla rinfusa questa sera, senza un senso logico. Lo so, sono nervoso, perchè mi aspetto tanto da questo viaggio, forse anche troppo... chi vivrà vedrà.
A presto.

martedì 4 dicembre 2007

Era una notte buia e tempestosa

All'improvviso un lampo illuminò la nuda schiena che si muoveva languidamente sul letto. A dire il vero la schiena non era nuda, ma vestita di un complicato tatuaggio tribale che partiva dalla base del collo e scendeva giù, fino alle natiche sode. Era sicuramente opera di un'artista perché armonizzava meravigliosamente le valli e le alture di quel corpo perfetto. Ci si poteva perdere un'intera notte a seguire l'intrico di quei disegni senza venire a capo di tutti i particolari.
Evidentemente l'uomo che "subiva" la dominazione della donna non era particolarmente interessato all'arte dei tatuaggi, quanto a tenersi saldamente alla testiera del letto per poter meglio entrare in sintonia con la sua compagna tatuata.
Un altro lampo squarciò la notte, ma non disturbò affatto la coppia, presa senza dubbio da altre priorità. Gli scrosci di pioggia lambivano i vetri delle finestre dell'appartamento, con un ritmo ipnotizzante che rendeva i movimenti dei due ancora più piacevoli. Nella stanza nessuna musica a tenere compagnia agli amanti, non un suono se non i tuoni, la pioggia ed i loro respiri ansanti.
Nessuno dei due si era accorto che da qualche minuto un estraneo era entrato nel loro menage, anche perchè aveva fatto di tutto per non farsi sentire. Una persona con un completo nero dopo aver forzato abilmente il portone d'ingresso, si era seduta sulla poltrona in fondo alla stanza. L'estraneo non smetteva di studiare i complicati disegni sul corpo della donna con un leggero sorriso stampato sul volto. Non era lascivia la sua, ma la consapevolezza di aver creato un capolavoro, unico nel suo genere. Non era solo quell'autocompiacimento a farlo sorridere però, quanto al lavoro che si accingeva a compiere, quasi controvoglia ma necessario.
L'uomo in nero finì di avvitare il silenziatore alla pistola, quindi si alzò lentamente e si piazzò alle spalle della sua opera d'arte.
Fuori, sulla strada non c'era anima viva, tutti rintanati sotto un tetto per passare la notte. Ad ogni modo nessuno avrebbe fatto caso ai due colpi secchi quasi in concomitanza di un nuovo, ultimo lampo.

lunedì 3 dicembre 2007

Amo la Sicilia

Amo la Sicilia. Non potrebbe essere altrimenti, anche perchè mi incavolo davvero per le brutture e le storture che purtroppo ha questa terra meravigliosa. Vorrei poi conoscere quale terra non ha dei difetti. L'ho apprezzata anche se non ci sono nato. L'ho apprezzata tardi nonostante almeno una volta all'anno, per un intero mese, era la meta delle mie vacanze.
Di quando venivo quì in vacanza ho i ricordi confusi di bambino. La granita di mandorla presa dalla zia con le ciotole di casa, accompagnata dal fragrante pane appena sfornato. Le trasferte in spiaggia con tutta la famiglia e le teglie di pasta al forno, la parmigiana, le cotolette panate. Le prime boccate di acqua salata e le prime bracciate autonome nell'acqua. Il caldo opprimente che ci faceva andare in giro solo in costume. Il notare le prime differenze fra maschietti e femminucce, a parte i capelli più lunghi. L'arancina mangiata sul traghetto (beh questo lo faccio ancora adesso nonostante sappia non siano le migliori in assoluto).
Amo la Sicilia, ma non ci avrei mai vissuto. Sono nato a 1500 km da qui e non è solo una distanza geografica, ma anche culturale. Mi sono trasferito alla fine dell'adolescenza quando ormai mi ero già formato ed ho trovato difficoltà ad adattarmi a nuovi modelli di comportamento.
Quando è arrivata l'occasione di lasciarla, non me la sono fatta scappare, ma ho portato sempre con me la Sicilia nel cuore. Per un po' sono stato in una città che non ho mai sentito mia, ancora più estraneo della mia prima emigrazione. Non ci sono stato molto. Altra occasione da cogliere, altra partenza, qualche altro chilometro guadagnato per tornare dove ero nato. Non dura neanche stavolta e sono costretto a ripartire. Non per il nord, ma per il sud, in Sicilia.
Amo la Sicilia, anche se da quando sono tornato le occasioni per essere felice si possono contare sulle dita di una mano. Per questo parto sempre con piacere dalla Sicilia, ma ci ritorno con piacere, perchè ad ogni modo è diventata casa mia, con i suoi pregi ed i suoi difetti.
Fra qualche giorno lascerò la Sicilia, non per sempre, non lo direi nemmeno se stessi traslocando, ma solo per qualche giorno. Tornerò ad incontrare amicizie che il tempo ha allontanato solo geograficamente. Rispolvererò sapori, odori e ricordi di una vita che fu, qualche anno fa, e che mi resterà nel cuore, assieme alla Sicilia che amo.

domenica 2 dicembre 2007

Masochismo

Sono affetto da masochismo. Mi ci è voluto un po' per capirlo, ma alla fine ci sono arrivato. Non potrebbe essere altrimenti.
Perchè vado alla ricerca del dolore? Non quello fisico che io sfuggo con ogni mezzo, no, quello morale, che ti scava dentro, ti scarnifica le viscere e ti provoca ferite che non si possono rimarginare con il cicatrene. In questo sono un maestro. Quando sono proprio nel baratro della depressione più nera, apro la mia mente ad accogliere il dolore.
Negli ultimi tempi ho sperimentato che particolari generi musicali riescono a dilaniarmi l'anima più di un qualsiasi altro ricordo. Succede soprattutto con un opera che ha segnato la fine di una storia di amore e l'inizio di una tormentata passione.
Su dei passaggi particolari mi immedesimo in uno dei protagonisti e sommo il suo dolore al mio. E canto anche, perchè così possa soffrire anche chi mi ascolta. No, non sono così perverso, di solito canto quando non c'è nessuno a sentirmi.
In questi momenti i miei sensi si amplificano ed una qualsiasi inezia è capace di scatenare sentimenti profondi. Chi è che dice che solo la droga può portarti a tali stati allucinatori?
Il dolore è la mia droga, ma non la cerco sempre, solo quando occorre. E' come un vecchio amico che sai sempre che c'è qualdo lo cerchi, pronto a consolarti con il suo abbraccio.
Passerà il dolore, passeranno i momenti bui, ma c'è la certezza che al momento giusto sarà presente con me. D'altronde, con 40 gradi di febbre perchè sarei a scrivere sul mio blog? Ah, si.... masochismo.

sabato 24 novembre 2007

Sogno di un fotocazzoamatore

E' una splendida giornata questa in cui mi sveglio di buon ora. Ho proprio voglia di fare una colazione come si deve, quindi mi preparo a dovere ed esco dalla stanza d'albergo.
Che cosa mi è preso di spendere così tanti soldi per questa camera di lusso? Ok, una volta nella vita si può anche fare.
Arrivo nella hall dell'albergo e faccio per dirigermi verso il ristorante ma vengo attratto dal sole che colpisce le mattonelle poste sull'ingresso dell'albergo e mi accecano momentaneamente. Al posto di rifugiarmi fra toast e briosche, mi dirigo verso il baluginio accecante. Voglio fare quattro passi prima di fare colazione, non posso aspettare di iniziare a godermi questa bellissima giornata.
Appena fuori dell'albergo la mia attenzione viene catturata da un piccolo assembramento di persone, raccolte davanti ad una ringhiera. Mi avvicino per capire che cosa stia succedendo. La ringhiera impedisce alle persone di cadere in uno scantinato che sembra faccia parte dell'albergo, ma sembra ci sia stato un crollo, visti i calcinacci e le macerie di cui sembra essere custode. Mi accorgo di una vecchia, con la faccia imbiancata dalla polvere probabilmente, che parla con alcune persone che sono alla ringhiera. Si capisce che non è totalmente a posto con la testa, ma fa tenerezza a vederla così.
La vecchia inizia a spostare sacchetti di plastica da dentro lo scantinato per metterli fuori, al riparo da ulteriori crolli. Nel mentre arriva una signora di tutto punto vestita, che, nonostante lo sguardo sembra non possa calarsi sotto il metro e mezzo, identifica immediatamente i sacchetti di plastica della vecchia e si lascia andare ad improperi, minacciando di chiamare la polizia di lì a poco, se la vecchia non avesse sgomberato immediatamente. Di passo spedito la signora imbocca l'ingresso dell'albergo.
Non manca molto che le sirene di alcune volanti iniziano a sentirsi e le persone alla ringhiera iniziano a spostarsi in massa in accorso alla vecchia, a farle da scudo con i propri corpi. Arrivano i poliziotti in tenuta da sommossa, che sbraitano invitando le persone ad andarsene affinchè facciano il proprio lavoro. Urla si levano dalla folla che inizia ad inferocirsi e qualcuno inizia a caricare la polizia. I manganelli si levano immediatamente prima in aria e poi sulla testa di chi per prima si è parato davanti ai poliziotti. Due persone rimangono distese a terra, con una chiazza di sangue che inizia ad allargarsi sotto di loro, ad altezza della testa. Le persone iniziano a capire che la partita è pigliata male e cercano di fuggire, lasciando quindi che i poliziotti carichino la vecchia sul cellulare per portarla via.
CAZZO, in tutto questo marasma, non ho pensato minimamente alla macchina fotografica, rimasta nella camera d'albergo. Non c'è niente da fare, nemmeno in sogno riesco a sfruttare le occasioni che mi si parano davanti.

mercoledì 21 novembre 2007

Lavori in corso



No, niente rifacimento del blog, come speravate, mi spiace.
Negli ultimi mesi il paese che si fregia di ospitarmi è un cantiere in fermento per il rifacimento di tutte le piazze, grazie a dei finanziamenti europei che finalmente vengono utilizzati.
La piazza principale è un must nella cultura del mio paese. A parte ospitare alcune delle pasticcerie storiche (purtroppo di una è rimasto solo il nome), è un luogo di aggregazioni per le genti maschili, è il mercato borsistico cittadino, dove si discute del prezzo della pizzuta o della romana (varietà di mandorle) e dove vedere passare una donna è un evento rarissimo (a parte i mesi estivi, ovvio).
Il rito di passare dalla pasticceria di cui sopra è capitato a tutte le donzelle che ho invitato a visitare questi ameni luoghi. Il passaggio per tale piazza, sotto gli occhi di tutti i "masculi", metteva a disagio le meno scafate. Si sentiva in pieno il clima siciliano che alcune persone hanno conosciuto solo tramite libri o film.
Adesso che le piazze sono chiuse per lavori, gli assembramenti di queste persone, dove avverranno? Non è che a me interessi più di tanto, anche perchè altrimenti non mi sarei posto questa domanda, ma già mi immagino le lamentele rivolte contro la pubblica amministrazione per aver tolto gli spazi "vitali" per lo svolgimento di pratiche antidiluviane.

domenica 18 novembre 2007

Memoria labile

Ieri, complice la giornata di sciopero degli operatori dei supermercati, ho evitato con piacere di fare la spesa. Alla sera mi accorgo però che le povere bestiole erano senza croccantini, così oggi mi sono recato ugualmente al supermercato per sopperire alle loro esigenze.

Apro una piccola parentesi. Fino a pochi giorni fa c'erano 8 piccole pesti che zompettavano, sgagazzavano e latravano in giro per il giardino. Il piano di emergenza ha previsto anche l'allestimento di una cuccia temporanea nella nuova (mai completata) cucina esterna. Qualche giorno fa invece, ritornando a casa trovo solo una cucciola. Gli altri sette scomparsi. Probabilmente la mamma è riuscita ad individuarli, ma io non le sono riuscito a stare dietro per sapere chi li ha presi.
Ora, non è che ne sia completamente dispiaciuto, perchè parliamoci chiaro, 8 nuove bocche da sfamare che mangiano più di me, non sarei riuscito a gestirle, però almeno chiederli... Bah, le cose vanno così in questo paese. Ognuno prende quello che vuole, se poi vengono sgamati, chiedono se possono prendere qualcosa... Ho già detto dei miei pensieri verso questo paese, no?

Ritornando a noi, stamattina dopo aver fatto andare la lavatrice, tiro fuori la belva per lavarla. La giornata era splendida, così, dopo il lavaggio, decido di andare a fare la spesa in moto. Mi porto uno zaino, tanto dovrò prendere solo i croccantini. Morale, compro 40 euro di roba ma mi scordo i croccantini. Assisto però ad una gustosa scena alla cassa.
Davanti a me una signora avanti con gli anni aspetta il suo turno per pagare. Ha tre sacchettini sul tapis roulant. La signora davanti a lei ha deciso di saldare il conto in centesimi di euro e la fila inizia a crescere a dismisura. La signora davanti a me ha un attimo di ripensamento, prende uno dei sacchetti e lo deposita senza tanti complimenti, sull'espositore delle caramelle. Io alzo il sopracciglio alla Spock (almeno mentalmente lo faccio, visto che non ne sono capace) ma trattengo i commenti.
Viene finalmente il turno della signora. Un misto di frutti di mare e quattro barrette di cioccolato. Al momento delle barrette, queste non passano al lettore IR. La cassiera chiama il reparto, ma non riesce a contattare nessuno. Prova ad inserire il codice manualmente, ma non lo prende. Finalmente chiamano dal reparto.
La cassiera: "Signora il codice non passa. Dicono che fa prima a lasciarle le tavolette" (e quì forse un po' mi sarei inalberato anche io).
La signora: "Senta, ma io li ho presi quì, mica da un'altra parte. Erano al reparto delle cioccolate" (ma va? ed io che pensavo fossero nel 'fai da te').
c: "Vede signora, non lo prende proprio il codice. Forse non è stato inserito a sistema"
s: "Signorina, il battente è 0,59" (e cos'è una finestra?).
c: "Signora, non posso scrivere l'importo, ma il codice della merce."
s: "Signorina io queste cose le ho prese da voi perchè mi servono e quindi desidero pagare. Ora inserisca il battente che mi sto innervosendo"
Un tipo, che dev'essere proprio bastardo dentro, prende un sacchetto da sopra l'espositore di caramelle, lo porge alla signora e fa: "Ah, ma questo è suo signora. Non desidera pagare anche questo?", il sorriso a quarantotto denti finto come un tre euro.
s: "Ehm, no.. quello no. Ci ho ripensato".
Nel frattempo dal reparto danno la conferma di aver inserito il codice e lo comunicano alla cassiera.
s: (con la faccia bassa) "Ecco, uno entra per comprare due cose" (tre signora, tre!) "e poi si perde una giornata."
c: "Buongiorno", esclama sorridendo rivolta al tipo dietro alla signora.

Torno a casa e mi accorgo della grave mancanza, richiamato anche dai miagolii insistenti delle amorevoli bestiole che proprio non vogliono abbandonare questi lidi.
Lascio la belva e mi costringo ad utilizzare le 4 ruote. Scendo al super e faccio ulteriori acquisti per altri 40 euro.
Secondo voi, io i croccantini, li ho poi comprati?

mercoledì 14 novembre 2007

Un giorno di ordinaria follia

E' questo il titolo del film che mi è tornato in mente oggi. Al contrario del protagonista del film che, tornando a casa finisce per incontrare diverse situazioni che gli aumentano lo stress, a me è aumentanto uscendo da casa per andare al lavoro.
A soli pochi metri da casa incrocio un auto. Il passeggero,mentre l'auto è in corsa, con noncuranza lancia un sacco di pattume in una rientranza della strada, dove non ci sono cassonetti, ma solo uno spiazzo d'erba, che però clamorosamente manca. Il sacchetto finirà in mezzo alla strada. Spero che una solo delle maledizioni arrivi, per seccarlo sul colpo.
Non faccio che pochi metri che mi ritrovo in coda ad un semaforo. Davanti a me una pattuglia di vigili urbani. Davanti ai vigili, un'auto che non aspetta mica che diventi verde il semaforo, ma passa tranquillo con il rosso. I vigili imperterriti continuano nelle loro chiacchiere. Anche qui, se solo una maledizione arriva, difficilmente i nostri protagonisti riusciranno a schiodarsi dalla tazza del cesso per i prossimi giorni.
Altri cinquecento metri e ad un incrocio a cui ho la precedenza, per poco non tampono un frettoloso automobilista. Non so bene a chi indirizzare le maledizioni: alla mamma che l'ha generato, all'idiota che ha assegnato la patente ad un orbo, o al conducente.
Arrivo alla posta ed è un miracolo, perchè la pressione minima sarà oltre 150. Vado a ritirare una raccomandata da parte dell'INPS. Immagino che sia qualche comunicazione sulla pensione di mia madre. Prendo il mio bel numeretto e aspetto che mi chiamino, nel frattempo però qualcuno non si cura di prendere il numero e si dirige verso lo sportello. Quando capisco che non è un'informazione che chiede, ovviamente scatto, pur mantenendo il mio aplomb, e le faccio presente che ero entrato prima di lei. Piccata la signora si risente e mi da del cafone. Le rido sguaiatamente in faccia e la invito a rileggersi un qualsivoglia vocabolario. Finito l'episodio, finalmente e solo dietro gentile concessione della banconista, quasi fosse un favore, riesco a ritirare la raccomandata. Apro la busta e trovo che è un invito a mia madre a presentarsi presso i locali dell'INPS per una visita di controllo in seguito alla richiesta di pensione. E' la seconda che ricevo dopo la scomparsa di mia madre.
A questo punto, avessi avuto a disposizione delle armi da fuoco, Micheal Douglas sarebbe stato ricordato solo come un discolo monellaccio al mio confronto. Già mi immaginavo un lanciarazzi katiusha sul tetto dell'auto (ritirata ieri dal meccanico dopo l'ennesimo guasto appiedante), una mitragliatrice gatling sul cofano della macchina e qualche sidewinder termoguidato, per ogni evenienza. Ho immaginato anche più in grande, a bordo di un Enola Gay a sganciare Fat Boy sulla città, ma per fortuna i cannoli alla ricotta della pasticceria che avrei raso al suolo, mi hanno subito riportato alla realtà.

domenica 11 novembre 2007

Altro giro, altra corsa

Questa mattina, complice la giornata bellissima anche se sferzata da un vento gelido, ho tirato fuori la belva da sotto il telone (usato soprattutto per difenderla dalle unghie dei vari animali che popolano la casa) e le ho fatto prendere un po' d'aria. Ne ho approfittato per portarmi appresso anche l'attrezzatura fotografica e provare "sul campo" il mio nuovo acquisto: un 50mm f1.4.
Avevo pensato di arrivare fino a Scala dei Turchi, ma vista la distanza ho ridimensionato il tutto ad un giro nelle vicinanze. Non avrò fatto nemmeno un centinaio di chilometri in tutto.
In realtà cercavo di fare delle foto sportive, così speravo di trovare qualcuno che si allenava presso una pista di atletica, che però ho trovato chiusa. Ho optato quindi per il circuito. Da un po' di tempo a questa parte il circuito viene utilizzato spesso per varie manifestazioni. Oggi c'erano delle moto che giravano, non so a che titolo. Ad ogni modo, visto che c'ero, mi sono fermato a fare qualche scatto.
Devo dire che ho trovato notevoli difficoltà a beccare lo scatto giusto: le moto sono più veloci delle bici! Si, ok, avrei dovuto immaginarlo, ma credevo di riuscire a portare a casa degli scatti abbastanza facilmente, visto che mi ero allenato con una corsa ciclistica, qualche tempo fa. Invece, complice la posizione sulla tribuna e le moto che correvano come delle dannate, ho salvato pochissimi scatti e mi sono reso conto che la mia gioia non è adatta per fare tali foto.
Ad ogni modo non poteva mancare il solito personaggio perspicace che mi chiede se io stia fotografando. Non si limita però a questa sola domanda, anche se non incoraggiato, e si mette a disquisire di quando lui da giovane "si arrampicava sugli alberi e se ne stava appollaiato come una carcarazza (gazza NdF) pi taliari auto e moto" a volte levando un sacco di foglie per vedere meglio. Io non gli do retta ma lui continua imperterrito ad inanellare aneddoti, a suo modo di vedere, esilaranti. Io mi sono stufato invece di fotografare l'asfalto e me ne vado alla ricerca di nuovi soggetti.
Mi ricordo che lungo la via d'accesso alla città si può vedere una testa di statua, utilizzata durante una rappresentazione classica nel vicino teatro greco e che ora fa bella mostra di sè presso un giardino privato.


Mi fermo a fotografarla, lasciando la moto sul ciglio della strada. Tale curiosità viene notata da una ragazza dai tratti asiatici che prontamente prende la sua videocamere e si mette a filmare me e la testa della statua. Sistemo la fotocamera nella borsa e la saluto alla giapponese, unendo le mani, chinandomi leggermente dicendo "Koniciwa". La ragazza abbassa lo sguardo, arrossisce e sempre con lo sguardo calato si allontana lanciandomi però un'occhiata e regalandomi un piccolo sorriso. Un piccolo gesto che ha ravvivato l'intera giornata.

sabato 10 novembre 2007

Storie di ordinaria culinaria

Si sa come sono gli uomini lasciati a loro stessi, no? Mangiano le schifezze più immonde in ordine alfabetico o sparso, stando stravaccati sul divano a vedere la tv, inebetiti dall'ultima parte del TG, quella legata al gossip e con qualche gnocca in prima vista.
Io e mio fratello non facciamo eccezione. Beh, una volta avevo cura di cucinarmi sempre qualcosa di mio alla sera (visto che a pranzo solitamente arrangio al lavoro), ma adesso, quando sono da solo, non mi scatta proprio la molla di cucinare e dimentico di quanto sia rilassante invece e, a volte, anche soddisfacente.
Ma tornando al discorso di prima, capita spesso che siamo da soli a mangiare a casa. Io sono più regolare nei pasti e mi tengo l'appetito per le ore canoniche dedicate ai pasti. Mio fratello invece non ha questa fortuna, e a pranzo mangia quello che capita, che non è mai il meglio che si possa trovare. Così che quando torna a casa, assalta il frigorifero alla ricerca della pietanza perduta, da eliminare assieme all'immancabile pagnotta.
Con questi presupposti, è stato naturale per me tornare ai fornelli alla sera, per offrire al fratello un pasto che sia almeno decente, andando a rispolverare le ricette proprie della mamma, che anche se non sono quelle canoniche, sono quelle che hanno alimentato i nostri stomaci. Più quello di mio fratello in realtà, avendo io passato più di dieci anni a provare di vivere la mia vita in autonomia. La carbonara di mia madre ad esempio, ha il prezzemolo, il formaggio che capita, l'uovo rappreso molto, un po' lontano dalla ricetta classica, ma buona ugualmente.
L'altra sera però, sarei dovuto trovarmi da solo a casa e già sentivo nell'aria l'odore di wurstel cotto al microonde, quando mi venne l'illuminazione. Avevo fatto il giorno prima un minestrone di legumi, ed avevo comprato qualche giorno addietro un broccoletto. Pasta con broccoli e lenticchie, la mia passione! Ok, solo una delle tante, lo ammetto. Si, ma era minestrone di legumi, non lenticchie cotte con le fave... va beh, non c'era il tempo di preparare lenticchie e fave, mi sarei accontentato.
Tiro fuori il tegame e lo riempio di acqua, prendo il minestrone di legumi per dargli una scaldata, apro lo scomparto della verdura nel frigorifero... e il broccoletto prende vita e si dirige autonomamente verso il sacchetto della spazzatura. Cavolo è un'espressione che ci starebbe come il cacio sui maccheroni, in questa faccenda. Il bel colore verde scuro della chioma del broccoletto si era incanutita quasi uniformemente, lasciando delle macchie giallastre poco invitanti.
E' scattata quindi la variante risotto, molto buono e gustoso comunque, ma non è la pasta con i broccoli! Tra l'altro, visto che sto leggendo le vicende di Montalbano proprio in questo periodo, mi sembrava proprio una scelta azzeccata. Ad ogni modo, il risotto è pronto. Mi metto a mangiare mentre sfoglio "La prima indagine di Montalbano" e fatico a non inondare le pagine di risotto ai legumi ad ogni risata. Mi sento ancora più dentro il personaggio in questo modo... non che io sia simile al commissario di Camilleri, se non per il fatto di preferire la vita di lupo solitario. Soddisfatto dal risotto, procedo nella cena con dei crostini spalmati di pesto vulcanico (pomodori secchi, peperoncino, olive, basilico, aglio, capperi) e sento di essere veramente vicino al paradiso terrestre. In questa mia meditazione, mi scappa anche un pensiero arguto: una mia eventuale partner, avrebbe apprezzato molto meno tale cena, per i clamorosi, sonori, flautolenti effetti collaterali della notte.

venerdì 9 novembre 2007

8 piccoli cuccioli

Più o meno un mese fa otto nuove vite si facevano dolorosamente strada verso la luce. Oggi ormai queste vite sono già svezzate e camminano zampettando allegramente, a volte in maniera goffa, per tutto il giardino di casa.


Otto teneri cuccioli (5 maschi e tre femmine) che rallegrano l'ambiente, che fanno scattare sonore risate quando, presi dalla foga, si ruzzolano giù dagli scalini per seguire la propria mamma.
E' bello accarezzarli e grattarli sotto il mento o la panciotta, anche quando, si attaccano a qualsiasi appendice per suggere, credendola una mammella materna.
Eh sì, perchè sono affamati i poveri cuccioli e la mamma non ce la fa ad allattarli a sufficienza tutti e otto. Lei non si sottrae mai al richiamo filiare, ma più di tanto non può fare.
Così i diavoletti rompono le buste della spazzatura lasciati inavvertitamente incostoditi in attesa di essere gettati negli appositi cassonetti (a km di distanza da casa, sia chiaro), alla ricerca di qualcosa di prelibato da trasformare in calorie.
Hanno capito che sono io che distribuisco le cibarie, così da qualche giorno sono i primi a corrermi all'incontro per reclamare una briciola di cibo. Briciole... insomma, i sacchi da due chili di croccantini finiscono in un lampo, ma si trasformano magicamente in un tempo ancora più breve, lasciando in giro quintali, tonnellate di escrementi morbidi e puzzolenti, che sembra impossibile possano provenire da tali amorevoli creature.

sabato 3 novembre 2007

Piove

Dovreste vedere come scende oggi la pioggia. Sembra quasi di essere in Amazzonia, con quella pioggia improvvisa e forte che pare durare anni, invece dopo un poco finirà. Ecco, quì non sta finendo affatto, anzi, sono alcune ore che scroscia in continuazione negando la minima sosta.
Bisogna dire grazie che la corrente non sia saltata, da queste parti è quasi un evento storico. Ne approfitto sicuramente per accendere la luce, in questa giornata bigia. Tanta è l'acqua che già a pochi metri si vede solo la nebbia. Non che dalla finestra di casa mia ci sia quel gran panorama. Affaccia invece sul giardino di casa, sui fiori e gli alberi che ora stanno respirando un po'... forse anche troppo.
Si è già formato il torrente sulla strada che collega casa mia al paese, rendendo davvero pericoloso affrontarla per una qualsiasi evenienza. Non è solo acqua quella che scenda, ma terra, detriti, pietre e rifiuti. Con oltre 5 cm di acqua non si vede davvero nulla dell'asfalto, e rischiare di finire contro un muretto a secco è più che una possibilità.
Quindi, in queste condizioni, me ne sto rintanato in casuccia, magari a leggermi qualche libro che, fortunatamente, ho preso nell'ultima spedizione in libreria. Non ho mai letto Camilleri e le vicende di Montalbano, non ho seguito nemmeno il serial in tv e ci ho messo mani solo ieri notte, cercando di dare un senso alla mancanza di sonno. Non sospettavo nemmeno che fosse scritto in una sorta di dialetto siciliano che mi rende la lettura un po' disagevole. Capita però anche di incontrare termini e frasi fatte tipiche di questo luogo e allora scatta anche un sorrisino.
Il siciliano non l'ho studiato tra i banchi di un aula, ma alla scuola della vita sentendo la mamma parlare con le sorelle al telefono o quando si veniva quì in vacanza. Per di più, la mamma era di Palermo, il cui accento ha differenze sostanziali rispetto a quello locale. Beh, le differenze ci sono già a 7 km da qui, figuriamoci a 300. Frequentando poi molto più Siracusa che Avola, ho imbastardito ancora di più la mia parlata siciliana, rendendola particolarissima. Mi ricordo che quando stavo al nord mi dicevano che avevo l'accento meridionale, quì mi dicono che ho l'accento settentrionale. Io sono di parte e non mi capisco... mah.
Fatto sta che continua a piovere e forse, resterò per un po' a sentirne il rombo continuo, a vedere come si impatta sulle foglie, ipnotizzato da tutto questo spettacolo.

venerdì 2 novembre 2007

Delle pause e dei ritorni

Avevo pensato di smettere completamente di scrivere, come di fare tante altre cose.
In questi ultimi giorni non ho avuto la testa per buttare giù un solo pensiero, né per trovarmi una scusa decente per uscire e svagarmi. In realtà qualche pensiero c'era, ma con qualcuno degli aficionados del blog ho deciso di non condividere le mie elucubrazioni. Così da oltre due settimane ho vissuto in piccole porzioni di internet che non sono le mie solite. Niente newsgroups, niente flickr (tra l'altro mi è scaduto l'abbonamento e sto valutando se rifarlo o meno), niente sito personale né tanto meno quelli di conoscenti.
Di questi, qualcuno ha scelto di non scrivere più (quasi ci fossimo messi d'accordo), altri dopo lunga pausa sono tornati alla tastiera, altri si sono creati nuove identità e nuovi spazi per crearsi una nuova vita. Insomma, il mondo prosegue come sempre, fortunatamente.
Non affermo che questo sia un ritorno definitivo alla scrittura regolare, tra l'altro non lo sono mai stato regolare, ma è un piccolo reintrodursi nell'ambiente.
Probabilmente torno a scrivere perchè mi sono divorato tutti i serial televisivi in un sol boccone (la seconda metà della seconda stagione di Criminal Minds è andata via in una sola domenica) o forse perchè volevo tornare sui luoghi che mi hanno fatto conoscere a persone che non sospettavo nemmeno.
Grazie alle statistiche infatti, ho notato che sono venuti a cercarmi persone con le più disparate chiavi di ricerca e questa è una cosa che mi da un briciolo di piacere. Diciamocelo, faccio di tutto per non farmi una pubblicità immensa, ma se si aggiungono delle visite in più al blog, ne sono contento.
Ecco forse è per coloro che verrano che continuerò a scrivere, perchè non si perdano i miei racconti inimitabili, perchè orde di posteri possano dire: "Io c'ero!!!!... e sono fuggito!".

lunedì 15 ottobre 2007

Sì, viaggiare (b-side version)

Sì, viaggiare, evitando le buche più dure, ma anche gli automobilisti che: "tanto ha la moto, può sicuramente frenare o comunque evitarmi e quindi mi butto al membro di cane all'incrocio, oppure sorpasso anche se il motociclista sta sorpassando".
E' dura la vita del motociclista a schivare questi novelli cavalieri con la falsa credenza che avere dei vestiti di latta possano renderli immortali. Arriverà il giorno che al posto del motociclista ci sia un camionista inglese ubriaco (e per questo terrà la destra) con problemi ai freni, e quel giorno voglio essere parcheggiato a debita distanza a godermi lo spettacolo per poi scattare in una ola, monopersona, ma tanto goduriosa.
A parte questi piccoli incidenti di percorsi, guidare una moto mi ha aperto un mondo.
Riesco a percepire gli odori del rosmarino o della carruba anche viaggiando a velocità media, a volte anche dagli abitacoli delle vetture che mi precedono arrivano effluvi gradevoli come un profumo femminile o quello di cannabis appena accesa.
Di contro sono anche tra i primi ad accorgersi di carogne in putrefazione ai margini della strada oppure a sentire l'arrivo dell'inverno, con quintali di letame che permeano l'aria di quell'odore stallatico tanto caratteristico.
Fra pregi e difetti, adoro viaggiare in moto. A cavalcioni del mio bolide mi sento un ballerino dell'opera, finalmente agile a scapito del corpo che continuo ad allenare a spaghetti e carnazza. La sensazione di sfrecciare fra le auto incolonnate, di sverniciare qualche carrozzeria, di allontanare quegli automobilisti con i finestrini aperti con il solo rombo del motore è davvero impagabile.
Ma la sensazione più grande è quella di viaggiare a forte velocità e vedere una zanzara, magari la stessa che ti ha punto la sera prima, spiaccicarsi proprio in mezzo alla tua fronte, ma sulla visiera e seguire quell'ammasso spappolato che scivola via, piano piano fino a sparire completamente dalla vista. Quella sì che è una visione soddisfacente!

domenica 14 ottobre 2007

Pensieri

Strana la vita. Fino a qualche mese fa il sabato era dedicato alla spesa ed alla visita al cimitero per portare i fiori a mio padre ed ai nonni, sempre in compagnia della mamma.
Tre mesi fa poi, il lutto e le cose sono cambiate. Ad u mese esatto di distanza mi ritrovavo a migliaia di chilometri di distanza, nonostante l'anima nera a cercare qualcosa con cui riscaldare il cuore, ma è stata solo una gita che ho già dimenticato.
Non sono più andato al cimitero, dopo la sepoltura. E' stata una prova che mi ha profondamente colpito.
Sono riuscito a trovare la forza di andare a trovarla solo dopo tre mesi esatti dalla morte, il giorno che avrebbe dovuto essere il suo 71° compleanno. Le ho portato i fiori che per una vita aveva curato nel giardino di casa, ma non sono stato a parlarle. La foto sulla lapide non era più mia madre, anche perchè quella foto ha oltre vent'anni, nel pieno della vita. Non me la ricordo come nella foto, me la ricordo com'era diventata negli ultimi tempi, com'è stata fino alla fine, fin quando non è stata nascosta per sempre agli occhi di tutti.
Mi sono ritrovato a percorrere gli stessi viali di ogni sabato, nel nostro rito a volte silenzioso, a volte scherzoso, di portare un po' di conforto ai nostri cuori, consci che un fiore in più od in meno non fa più la differenza per chi non c'è più.
C'era altra gente che curava i propri cari, ma non percepivo nessun rumore, solo il silenzio interrotto dai miei pensieri.
Dopo aver deposto i fiori, sono andato via, senza salutarla. Non mi risponderà ora, come non mi ha risposto durante la sua lenta agonia. Ormai le parole erano superflue, ed anche se non le ho detto che le volevo bene, lei lo ha capito, lei lo sapeva.
Non credo in una vita ultra-terrena, non mi aspetto che sia in un posto migliore dove veglia su di me. Se esiste qualcosa al di là delle nostre conoscenze, spero che non abbia più a soffrire.

Auguri, mamma.

sabato 13 ottobre 2007

Risvegli?

Eccomi di nuovo a scrivere dopo un poco, non che la mano stia molto meglio, d'altronde senza cure ma soprattutto senza una diagnosi, è una cosa normale. Di vero riposo ho fatto solo un week end, dopo di che ho ripreso come se nulla fosse. Beh, non proprio, visto che ogni volta che devo stringere qualcosa c'è sempre un dolore sordo a ricordarmelo. Ma va meglio, un po' di sensibilità è tornata, riesco a stringere senza fare molta forza, anche se difficilmente riuscirei a prendere a pugni qualcuno... quindi potete ancora approfittarne.
Non ho lasciato la moto al riparo, come avrei dovuto, anzi, la sto usando giornalmente, visto anche la clemenza del tempo. Ad ottobre due sole giornate di pioggia, sarebbe meglio dire qualche ora in effetti, dato che non sono riuscito ancora a bagnarmi con la moto. Ed io che avrei voluto provare il completino antipioggia che mi fascia così bene che sembro il negativo dell'omino michelin (quello vecchio, ora è dimagrito, lui).
Sicuramente c'è una sorta di incoscienza in tutto questo, o forse solo il tentativo di non piegarsi agli eventi che succedono e di reagire. Fatto sta che mi sono chiuso di nuovo per una decina di giorni, dimenticando anche l'invito che mi era stato rivolto per andare a Castel di Iudica per la rappresentazione medievale.
L'altra sera però non ce l'ho fatta a sentire il mio pensiero e sono uscito lo stesso, nonostante la chiusura di giornata lavorativa non proprio entusismante, bloccato dal capo all'ora di chiusura degli uffici, quando avrei dovuto uscire un'ora prima.
A bordo della fedele bleva mi sono recato a Ragusa Ibla dove ogni anno, in questo periodo, ci sono vari artisti di strada che si esibiscono: è l'IblaBuskers. Avrebbe dovuto essere una serata per una nuova cronaca da fotocazzoamatore, ma non ero tanto in forma. Non ho infatti tormentato la mia sms-analista e non ho prestato tanta attenzione ai discorsi della gente, forse disturbato dal colloquio con un vigile urbano.
Mi fermo per vedere di recuperare informazioni sulla serata, visto che non avevo avuto il tempo per informarmi, e chiedo ad un gruppetto di vigili urbani che seguiva lo sgombero di autoveicoli da una piazza, se avessi potuto lasciare la moto dove l'avevo parcheggiata.
- "La lasci pure dov'è, ma dopo le 20, le faccio trovare una multa!"
- "Senta, se non mi interessava prendere la multa, non sarei venuto a chiedere a lei dove poter lasciare la moto".
Una vigilessa è intervenuta a mio favore e mi ha indicato un parcheggio a pochi metri, anche perchè iniziavo a maneggiare il casco con aria omicida.
Passeggio fra le vie di questa che è la città vecchia di Ragusa e che, a vederla dalla strada di sera, sembra quasi un presepe costruito a S. Gregorio Armeno.
Come dicevo su, non colgo molte conversazioni, sono perso fra i miei pensieri e con la speranza che i lampi in lontananza non mi costringano ad una ritirata sotto la pioggia, però sento una commerciante che si lamenta della presenza di "questi sbandati", che lei questa festa la odia proprio. Deve odiare meno però i turisti che fanno acquisti nel suo negozio, ma non lo saprò mai.
Non c'è nessuna bancarella che sforni panini lungo la strada. Sembra proprio che ci sia un'ordinanza comunale, visto che l'unico che "cucina" all'aperto è un caldarrostaio che sta affumicando mezza Ibla. Le altre bancarelle che vendono cibarie hanno fatto rifornimento ad un catering, così che arrivano i vassoi con la mercanzia e che a me mette un po' di tristezza. Ho sempre adorato sgranocchiare qualcosa cucinato al momento sulla strada, che mi da più un senso di festa. Decido così di andare in una pizzeria vicino ad una piazza dove si sarebbero tenuti alcuni spettacoli.
Ordino così un antipasto misto di prelibatezze locali ed una pizza. A pensarci bene, mi faccio un po' schifo, dovrei essere a dieta, ma in questo momento non è tra le mie priorità. A dare maggior sostengno alla tesi poc'anzi esposta, una coppia di signori che si è fermata a pochi tavoli di distanza. Ordina lui per tutti e due: "Allora, una porzione di patatine ed una pizza da dividere in due. Se devo pagare di più, metto mani al portafogli senza problemi, che non è per l'economia, ma perchè proprio non mangiamo di più", quest'ultima parte ripetuta almeno tre volte senza che la cameriera accennasse ad una minima emozione. Ah, la cameriera... si, perchè a quel punto mi sono distratto, visto che assomigliava molto a Julia Roberts quanche anno fa. Non che a me piaccia particolarmente... sullo schermo, ma a distanza ravvicinata, se ne può riparlare.
Finito di mangiare, mi metto alla ricerca di soggetti a cui scattare foto, ma vengo di nuovo travolto da un'ondata di pensieri. La gente inizia a venire in massa dopo le 23, ma io devo farmi 80 km per tornare a casa e l'indomani si lavora, quindi mi metto sulla via del ritorno.

Shot, photographer!

mercoledì 3 ottobre 2007

Ennesima cronaca

Scrivo l'ennesima cronaca successami ieri sera. Spero di arrivare alla fine, io ci provo, dopo di chè, dovrò prendermi un po' di ferie forzate, perchè un infortunio alla mano destra non mi permette di scrivere agevolmente. Non mi andava però di non riportare l'avventura di ieri sera.

Festa dell'Angelo Custode, Priolo Gargallo. Ogni anno, in occasione del patrono di Priolo, si tengono delle giornate molto movimentate, grazie anche al munifico sponsor petrolifero che ha impianti in tutta la zona. Capita così di avere nella stessa sera Edoardo Bennato, i Finlay, gli Studio 3 e Tiromancino, presentati da Barbara Chiappini, ovviamente gratis per gli spettatori.
Fiducioso della mia buona stella che non mi lascia mai in questi frangenti, non abbandono prima il corso che sto seguendo (che finiva alle 19) e alla chiusura mi dirigo con calma verso Priolo. All'arrivo trovo posto per la belva vicinissimo a dove si terrà il concerto, ma ho evidentemente sottovalutato i giovani, ma soprattutto le giovani priolesi che erano in attesa dalle 17 davanti al palco e che si son seguite tutte le prove. Riesco però a ritagliarmi uno spazio quasi alla fine del palco, che dovrò difendere per tutta la serata a forza di gomitate. Niente primissimi piani che a me piacciono tanto quindi, ma eravamo solo all'inizio.
Devo avere un magnete che attira le persone diversamente senzienti, o forse sarà perchè sono fra i pochi adulti che frequenta un palco ore prima dell'inizio effettivo del concerto, fatto sta che anche stavolta ne becco uno bello peso (come dicono al nord).
Cappellino bianco dello sponsor, maglietta nera, calzoncini bianchi corti, calze nere lunghe, scarpe bianche. Al solo vederlo mi viene da rotolarmi per terra, ma si avvicina dritto verso di me e mi chiede subito: "chi biene bagliato?" Ed io che non so come rispondere dico "Sì".
- "Ah, ma poi che fa, che fa?"
- "Beh, canta qualche canzone e poi via, andrà in qualche altra città"
- "No, e pecchè va via? Pecchè non resta quì? Io so cantare sai?" e attacca con una strofa di Cocciante, "sono io che canto eh?"
- "Eh, l'avevo intuito."
Fa per allontanarsi, ma ci ripensa
- "E chi canta stasera, chi canta?"
- "Bennato, i Tiromancino, gli altri non mi ricordo"
- "Ah Bagliato, Bagliato..." e attacca un'altra strofa "e ragazze?"
- "No, nessuna ragazza, stasera tutti uomini"
- "Noooooooooo non è così, c'è qualche ragazza che canta"
- "Boh, forse sì ma io non lo so"
- "E a che ora inizia eh?"
- "Fra poco..."
E fa per lasciarmi ma prima mi delizia con la sua personale versione di "Mille giorni di te e di me"

Nel frattempo stormi di ragazzine affamate e tutte armate di patatine fritte mi ha ormai circondato, ed io che non sono andato a prendermi niente da mangiare per non perdere il posto impazzisco dalla fame. Fra le ragazzine spunta però un altro tipo con cappello da cowboy, "annamo bene" penso, ma riesco a non dargli retta e continuo ad attendere l'inizio dello spettacolo.
Però sul palco si continua a lavorare, a sistemare le luci e piazzare ancora strumentazione, ed è bello sentire questi giovani virgulti, intonare a squarciagola cori tipo "cadi giù, cadi giù" (liberamente tradotto dal priolese moderno) oppure "sbrigatevi, sbrigatevi", a seconda dell'umore. Già, questa volta sono loro ad avere fretta, tutte con il loro bravo cellulare per immortalare i proprio miti e con i loro cartelloni con messaggi d'amore. Sopportano male Bennato che è salito sul palco per provare gli strumenti e quando finisce, scatta l'applauso, ma non perchè sia piaciuta la prova, ovvio.
Inizia la kermesse, e spero ardentemente che la Chiappini perda parte del vestito mentre si avvicina all'estremità del palco, giusto per ripagarmi di tutte le sofferenze che sto subendo, invece nisba, il vestito tiene e non è per nulla trasparente, deludendo ancora i miei sogni. Inizia Bennato e scatta la delusione delle fanciulle in erba che però si animano nei pezzi storici.
Nota su Bennato. Tiene bene l'età e canta con bella grinta sul palco, ma va a copione e se ne frega altamente del pubblico. Dice le sue cose come se fosse strafatto, ma soprattutto come se avesse una bobina al posto del cervello che recita senza sosta, tanto che, spronato dalla presentatrice alla fine della sua performance a dire qualcosa, ripete pari pari il discorso di pochi minuti prima. Se ne va senza salutare, praticamente, forse anche perchè le care fanciulle si preoccupavano di gridargli "basta" ad ogni canzone.
Vengono annunciati gli "Studio 3" e io perdo l'udito per qualche minuto, nonostante fossi a pochi cm dalle casse dell'impianto che mi facevano controllare il cellulare ogni due secondi tanto erano le vibrazioni. Mai nome fu più azzeccato, comunque. La versione italiana scialba dei Backstreet Boys canta senza l'ausilio di una band, ma solo con basi musicali ed i primi pezzi pure in playback, ma alla folla non interessa ed appena uno di loro si toglie la giacca, perdo di nuovo l'ausilio dell'udito, travolto da questo orgasmo collettivo.
Nel frattempo, alle mie spalle un ragazzo tedesco, ma di chiare origini italiane, cerca di scattare qualche foto anche lui, ma è tradito dall'obiettivo (troppo corto e buio) ma soprattutto dalle scalmanate davanti a lui che fra teste e mani gli faranno collezionare solo pochi scatti. Mi chiede chi siano questi Studio 3 e poi in seguito i Finlay e quando urlano di nuovo le fanciulle, ha già la risposta. Soffre con me per tutto il concerto e alla prima occasione (la fine dell'esibizione dei Finlay) lo faccio passare a fianco a me e finalmente scatta anche lui.
Si gode con me i Tiromancino, forse un po' moscetti per tirare una fine di concerto (avrei visto meglio Bennato), ma sicuramente una spanna sopra i Finlay e chilometri dagli Studio 3.
Piccola nota all'organizzazione dei fuochi: sul volantino si citava le 24 per lo scoppio dei fuochi d'artificio. Questi invece iniziano alle 21.30 e poi posizionati proprio sopra la piazza dove si teneva il concerto. I più fortunati, ovvero lo staff e la security del concerto, si sono riparati sotto il tendone, ma tutti gli altri, la maggioranza, ha dovuto subire bruciature ai capelli (si, ok, non io che mi sono scottato la cute) ed ai vestiti. Un applauso per la scelta felice... ed è andata ancora bene.

Non correggo eventuali errori su questo post, fate finta che non ce ne siano. Come detto sopra, stacco per un po'. A presto.

Edoardo

lunedì 1 ottobre 2007

Ai confini della realtà

Inizio a dubitare sempre di più delle mie facoltà mentali. Ok, i dubbi ci sono sempre stati, ma stanotte, un nuovo sogno ha aperto una voragine fra le mie ben poche certezze.

Mi trovo nella verandina di un bar a godermi la fresca serata. Incredibilmente una bella ragazza è in mia compagnia e beviamo qualcosa insieme, mentre parliamo un po' delle nostre vite, anzi lei parla, io ascolto.
- "Non ce la faccio più. Ogni uscita con un uomo è una delusione. Non riesco a trovare quello giusto per cui pensare di uscire una seconda volta".
- "Dai, non essere disfattista, non saranno poi tutti così terribili."
- "Lo sono, lo sono... mi manca solo uscire con te e poi li avrò provati tutti".
Lo dice con il sorriso sulle labbra e forse capisco che vuole che la inviti a cena, ma mi precede.
- "Dai andiamo a cena una di queste sere, magari con te sarà diverso".
- "Scusami perchè non adesso?"
- "Adesso non posso, credimi, vorrei tanto, ma non posso, anzi, perdonami, non posso farmi vedere così con te oggi."
Io non chiedo spiegazioni, mi accontento delle sue parole e, trovo normalissimo anzi che lei, per non farsi riconoscere si trasformi in un uomo!
Si incammina verso un ristorante e la seguo. Beh, più che un ristorante è una sorta di trattoria a prezzi modici che però ha una particolarità, si mangia in camera da letto. Prendiamo i nostri vassoi e andiamo nella camera a mangiare, senza dire una parola.
- "Io devo riposarmi", mi fa lei ancora con sembianze maschili, "non mi fai compagnia?"
- "Sinceramente mi sento a disagio con te in queste... condizioni. Non prendertela a male ma preferisco rimanere sulla poltrona".
- "Si, ok, ti capisco".
Ci addormentiamo ma vengo svegliato dopo un po' dall'oste che porta un vassoio con altra roba da mangiare.
Guardo in giro e non trovo lei/lui... - "Dov'è andato?"
- "E' sceso giù a prendere qualcosa da mangiare".

E a questo punto provvidenzialmente, mio fratello chiude la porta di casa che, siccome difetta un po', si è costretti a sbatterla energicamente.
Non voglio nemmeno cercare di interpretare questo sogno, ma mi stupisco che possa creare queste fiction...

martedì 25 settembre 2007

Dubbio amletico

D'ora in poi potrò fare a meno di comprare le cartucce per la mia stampante?

sabato 22 settembre 2007

Vaffa-day

Si, ma non quello di Grillo, no. Il mio vaffa-day è quotidiano e non rivolto al presente governo. Il mio vaffa-day non è di destra, nè di sinistra nè di centro. Lui è anarchico, apolitico, privo di razzismo e assolutamente privo di favoritismi, in quanto molti vaffa sono rivolti a me stesso.
Il vaffa-day di ieri è duplice. Uno che va all'organizzazione aziendale, ma di questo non ne discuterò quì. Occhi indiscreti leggono e certe cose è meglio chiarirle in giusta sede.
L'altro va al sito web che mi da le informazioni sugli eventi e le manifestazioni siciliane, ovvero siciliainfesta.com, che poi è lo stesso che mi ha dato indicazioni false sul saggio di danza di qualche tempo fa (vedi Cronache di un fotocazzoamatore).
L'annuncio è il seguente: U Sautu 'a Vecchia. E' vero che non ho controllato il sito web ufficiale (colpa mia), ma nemmeno loro, visto che lo hanno linkato, maledetti. Orbene, carico l'auto (si... solo per ieri sera poichè dovevo assolutamente sostituire la catena alla belva, che oggi è di nuovo perfetta e con gli specchietti nuovi) dell'attrezzatura e mi sciroppo i 130 Km e passa che mi separano da questo ridente (mi sono davvero sforzato per scriverlo!) paesino arroccato a pochi passi dal monte che da il nome al paese.
Se avete letto il volantino, capirete che miaspetto quindi tutta la città in festa con i gonfaloni attaccati su balconi e muri, invece trovo solo delle bandiere italiane oltre a quelle con i colori della Città del Vaticano, ma solo in una piazza dove troneggia una statua di Padre Pio e in totale, probabilmente una decina di bancarelle. Ah, c'è pure un palco con dei musicisti che provano. Strano, non avevo letto di un concerto. Beh, sono fortunato, non c'è poi tanta gente, non come alla festa medievale di Buccheri (MedFest) che a stento riuscivo a camminare, qui non c'è praticamente nessuno. Che fortuna!
Inizio a fare due passi nel paese e mi accorgo che la festa è tutta li, nelle bancarelle (tra l'altro divise in due piazze distanti) e nel palco con i cantanti. E' una cover band di pezzi attuali italiani e stranieri, almeno dalle prove (Verso Oriente nap). Va beh, mi dico almeno fotograferò qualcuno del gruppo. Mi siedo nella famosa piazza di Padre Pio, vista in precedenza che è proprio di fronte la piazza dove si svolgerà la festa. Inizio a scrivere virtualmente questo post tramite sms verso la mia psicoanalista attuale, ovvero colei che si sorbisce le mie allucinazioni da novello Marco Polo della fotografia. Cerco di esorcizzare di non vivere quel momento, che sia tutto frutto di un sogno e che mi possa svegliare. Ma arrivano le risposte ai miei sms e mi accorgo che è la dura realtà!


Beh, di medievale ci sono solo i vecchi seduti sui muretti della piazza, età media 350 anni. Ok, così non si arriva al medioevo, però c'è una nutrita rappresentanza di giovanissimi, dai 4 ai 14 anni che abbassa notevolmente la media. Un caldarrostaio mi guarda storto perchè sto scrivendo con il palmare mentre parlo al telefono e scatto fotografie alla piazza. Si, ok, il pazzo sono io, lo ammetto ed inizia a balenarmi in mente di togliermi la vita con un cutter, anche perchè ho visto che ci sono un paio di bancarelle di cinesi. Il cutter c'è ma è in un completo (ROTFL! un cutter, una pinza, una forbice, un cacciavite!) per il fai da te, ma vengo sviato immediatamente dalle torce led che ci sono in bella mostra. Ne devo avere assolutamente una da portare con me come corredo alla macchina fotografica ed anche per fare delle prove di foto a casa. Il ragazzo cinese è di una simpatia unica e mi illustra con dovizia di particolari la torcia di alluminio, molto spessa, non di quella leggera, che di lì a poco, facendola io cadere a terra, proverò la validità di tale affermazione. Ok, la torcia va bene, ma voglio anche quella da speleologo. Ah, questa è bellisima mi dice e mi mostra come funziona. Ok sono convinto (ormai non penso più al cutter) e le prendo entrambi. Aspetta, mi fa, devo cambiarti le batterie che quelle che ci sono fanno schifo, sono cinesi! Le cambia in tutte e due le torcie e non vuole un euro in più per il disturbo. Ci facciamo un paio di risate assieme discutendo del più e del meno e probabilmente sarà il momento migliore della serata per lui, perchè in seguito è stato disturbato da delinquentelli che gli fregavano qualsiasi cosa facendolo disperare.
Mi allontano felice con l'acquisto, pensando intanto di aver dato una nota positiva alla serata, quando mi ferma un signore locale che, notando la scritta 1947 sulla maglietta, mi chiede se sia la mia data di nascita. Rispondo immediatamente di sì, ma che me li porto male. Il tizio un po' sorpreso mi dice che lui è nato nel '47 e che i suoi 60 anni li sente ormai, non come prima che, fino all'anno scorso, quando aveva 50 anni (???????!!?!??!?!?!) si caricava un sacco di grano di 100 kg in spalla e si faceva la salita dall'inizio del paese fino a questa piazza. Mi racconta che era un'usanza in uso fino a 5 anni prima (probabilmente è da lui che ha avuto l'ispirazione Einstein per la teoria della relatività) e chi riusciva nell'impresa, vinceva il sacco di grano. Finito l'allegro teatrino mi invita a comprare in una delle bancarelle che a quanto pare sono tutte di sua proprietà, tranne quelle cinesi.
Vedo arrivare i tipici vecchietti con le sedie per sentirsi il concerto in santa pace e comodamente. Si piazzano un po' dietro la consolle del regista audio/luci, quando la più giovane dei 5 li riprende tutti: "Ma perchè vi mettete quì? Lo volete sentire o no il concerto? Mettiamoci davanti". Si spostano di un metro davanti alla consolle, e considerando che la piazza in lunghezza sarà circa 20 metri, ROFTL!
Ma a questo punto faccio il giro della piazza e vedo un cartellone che attira la mia curiosità. "Festeggiamenti in onore di Padre Pio" caxxo! e dov'è finita la festa medievale (la speranza è l'ultima a morire) "venerdì 27 concerto dei Verso Oriente che allieteranno i presenti con musica latino-americana"... caxxo datemi un cutter!!!! Inizio a provare ad incidermi con la torcia in alluminio senza però effetti visibili, quando tornano gli artisti che si sono cambiati e prendono posto sul palco. Mi dico che scatterò solo un paio di fotografie e poi andrò via mesto, quando noto con piacere una presenza femminile, la cantante, Silvia. Molto, molto fotogenica davvero. Ok, la gita non sarà del tutto infruttuosa, anche perchè non suonano affatto latino-americano ma un mix simpatico di canzonette nuove e vecchie.
Scatto di nuovo a raffica perchè la cantante ha davvero delle belle pose, tanto che mi riprendono dal palco dicendo che scatto fotografie solo a lei (chi vorrà vedere il mio blog fotografico, mi darà poi ragione), tanto che lei propone di scambiarci le email a fine serata, ovviamente davanti a tutti. Oddio, ci saranno state un centinaio di persone e davanti al palco c'ero solo io anche perchè i vecchietti dopo qualche canzone sono spariti. Ad un certo punto però il cantante vuole interagire con il pubblico ed invita delle persone sul palco per una simpatica scenetta.
Ci si può innamorare di un sorriso? Beh, a me è successo... tanto che alla fine dello spettacolo sono andato via dimenticandomi di dare i miei dati al gruppo, ma soprattutto alla cantante e pensando che dopo tutto non era un vaffa-day così male... beh in effetti oramai era il giorno dopo.

Non c'è speranza!

Si, non c'è proprio speranza!
In questa ultima settimana ho tentato di fare il moralizzatore automobilistico. Se con le buone uno non lo capisce, magari con le cattive qualcosa può entrare nella zucca, invece... leggi il titolo.

Primo episodio.
Arrivo alla rotonda, alla mia sinistra non c'è nessuno quindi mi immetto, quando alla mia destra arriva un'auto che non accenna a diminuire di velocità. Mi ritrovo ad inchiodare e a trovarmi a due millimetri dalla fiancata. Gli improperi si sprecano ma il tipo è convinto di aver ragione e che le rotatorie le hanno fatte apposta per non far fermare la gente. Gli illustro la funzionalità del triangolo bianco bordato di rosso e degli usi alternativi che può fare con il palo di sostegno... cartello incluso eventualmente. Non afferra bene, perchè anzichè chiedermi che marca di lubrificante utilizzare in tale frangente, si limita a farfugliare parole incomprensibili al di la del vetro.

Secondo episodio.
Torno da un week end lungo e mi trovo in coda per tre ore agli imbarchi. Nessun agente di polizia nelle vicinanze anche se la sede è a qualche centinaio di metri di distanza. Ognuno fa quel che vuole e a me iniziano a girare vorticosamente, ma vado avanti e finalmente si traghetta. Sul traghetto niente da mangiare, ovvio, alle 19 chiudono! Mi fermo così al primo autogrill appena sbarcato e trovo un posto fra due camionette della polizia, mentre un tipo che mi ha dovuto sorpassare per forza all'ingresso dell'area di servizio si parcheggia a spina di pesce mentre le linee di parcheggio sono perpendicolari al marciapiede, occupando così due posti. Non mi trattengo ed esclamo a voce alta: "Bel pacheggio! Ottimo". Il tipo si volta subito verso la sua macchina stupito e non vedendo motivo alcuno perchè si debba prenderlo per il cul... ehm, per usare del sarcarmo, chiede al poliziotto lì vicino cosa ci sia di sbagliato nel proprio parcheggio. Il bello è che nemmeno il poliziotto vede nulla di male.

Terzo episodio.
Poco dopo altra coda dovuta a lavori. Circa 6 km di coda. In vista della cosa faccio per frenare mentre un tipo mi era attaccato al cul... ehm al posteriore dell'auto lampeggiando a tutta forza per voler passare. Il tipo ovviamente si affianca poco dopo per farmi sapere che non ha apprezzato la cosa: "Non ti azzardare mai più di fare una cosa del genere che la prossima volta ti faccio un beep tanto". Non faccio caso all'idiozia di tale affermazione e rispondo pacato: "Distanza di sicurezza, questa sconosciuta". Nemmeno questo tipo capisce il sarcasmo e mi invita, tra gli altri inviti a visitare luoghi ameni, a fermarmi al prossimo casello per poter porre fine alla questione. Per tutta risposta lo invito a prendere possesso di un libro di scuola guida per rinfrescare un po' di teoria, mentre nel frattempo imbraccio il manfrotto. Il tipo si quieta.

Quarto episodio.
Apertura del supermercato e tutti ad affollarsi a prendere un posto vicino all'ingresso, perchè due passi in più potrebbero significare la differenza fra la vita e la morte. Sono in coda dietro una persona anziana che, intravede la possibilità di un posto libero davanti a lui e fa per svoltare quando qualcuno più svelto lo precede. Il tipo inizia a fare retromarcia. Io ero rimasto fermo prima della manovra, ma il tipo sembra non avere ben chiaro a cosa serva lo specchietto retrovisore allora do un colpetto di clacson per segnalare la mia presenza. Il tipo inizia ad inveire nemmeno gli avessi fregato la pensione appena ritirata alla posta. Gli consiglio di non esagitarsi così tanto che un attacco di coronarie alla sua età potrebbe essergli fatale (o vaffanculo? Non ricordo). Comunque il tipo bell'e bello ritorna al volante della sua auto, imbocca un incrocio e non trova nulla. Ritorna indietro e manca poco che non si schianti con un'altra auto per non aver dato la precedenza. Ah, il triangolo bianco bordato di rosso, questo sconosciuto!

mercoledì 19 settembre 2007

Sapevatelo!

Lo sapevate che la colpa della mancanza di rispetto dei giovani, della loro disattenzione, della mancanza di interesse per qualsiasi cosa è dovuta al GameBoy(tm)? Sapevatelo!

E' questa la tesi di un'insegnante che, mentre le sistemavo il computer, mi ha intontito con le sue teorie sulla mancanza dei valori dei ragazzi di oggi. Il figlio non è cresciuto come tutti gli altri con il GameBoy, no, lui si interessa di arte, di astronomia, di geologia e di bla bla bla bla bla... E tutti e due uguali, non un attimo di pausa fra una frase e l'altra.
Ho cercato di trovare il pulsante di spegnimento, ma invano. L'unica cosa che sono riuscito a fare è stata quella di terminare il lavoro prima possibile per poter fuggire via.

Fra le tante, oltre a quella del GameBoy, anche quella che le famiglie con due redditi devono essere agevolate nell'assistenza del figlio. Che se entrambi i genitori lavorano, mica hanno il tempo di occuparsi del figlio e quindi ci vuole per forza la baby sitter, con una particolare attenzione per il sabato, perchè poi devi anche andare a fare la spesa, a farti i capelli, uscire un po'.

Se da un lato è pregevole cercar di resistere alle mode dilaganti che cercano di estraniare i figli, da un lato questo povero bambino aveva la giusta voglia di giocare... ed in effetti appena sistemato il pc, la prima cosa che ha fatto è stata quella di andare a vedere dei giochi on line. Dubito che riuscirò a stare tranquillo fino a fine settimana senza cioè ricevere una chiamata dalla felice famigliola che mi avvertirà del malfunzionamento del computer.

martedì 18 settembre 2007

Momenti di riflessione

Come altre volte ho iniziato a scrivere e cancellato questo post per centinaia di volte. Centinaia di inizi diversi, ma nessuna sostanza, soprattutto nessuna fine degna di tale nome.
E' un periodo di esplorazione introspettiva che non mi permette di esternare pensieri e parole. Domande su domande che cercano risposte, che chissà se verrano mai. Chi sono, dove sono, dove vado? Io cerco la risposta, ma la risposta non è fuori, la risposta è dentro di me... Epperò è sbagliata!

- Perchè i sofficini non vengono mai come quelli della pubblicità?
- Perchè se qualcuno entra in un locale e deve aspettare, questo si mette invariabilmente davanti alla porta, ben sapendo che qualcuno dovrà per forza entrare od uscire?
- Perchè ci sono ancora le monete da uno e due cents?
- Perchè scrivo ancora post?

E a questa domanda epocale mi fermo.

domenica 9 settembre 2007

Certe notti



Certe notti la moto un po' sbanda... ok, torno nei ranghi e soprattutto è meglio cominciare dal principio.
Ieri sera non sapevo proprio dove andare. La notte di Giufà è stata una mezza delusione, probabilmente non sono avvezzo agli spettacoli troppo culturali. Starmene lì a sentire per due ora parlare di cucina e cultura non è come mettersi a tavola e mangiare, visto anche che le degustazioni erano davvero misere. Comunque lodevole tentativo, visto che ha accolto molti consensi. Solo un'appunto alla gestione.
Dato che c'era una "conferenza" alle 20.00 e poi lo spettacolo alle 22.00 (come declamato dal programma), si poteva rendere libere le persone di venire a vedere solo lo spettacolo e non doversi sorbire la conferenza per forza. Alle 12.30 il tipo che vendeva i biglietti se n'è andato, hanno chiuse le porte al pubblico esterno e quindi nessuna possibilità di entrare se non avevi comprato il biglietto prima. Lo spettacolo è andato avanti oltre mezzanotte... ma l'organizzazione ha deciso così. Quando sono uscito ho sentito molta gente lamentarsi proprio per il fatto di essere stata lasciata fuori.
Insomma, ieri sera ero preso un po' dallo sconforto, anche perchè non volevo passare una serata a casa. Spulcio alcuni siti in internet e trovo che non troppo lontano da dove sto io si celebra la festa patronale. Non che ci sia questo granchè, ma giusto per svagarmi un po'. Leggo: saggio di danza e concerto della banda di paese. Della banda paesana potevo fare a meno, ma magari al saggio avrei avuto qualche spunto per fare un paio di foto decenti.
Arrivato in paese (42 km dopo), scopro che il saggio di danza è composto da ballerine la cui età media è 9 anni... il mio primo pensiero è stato che mi prenderanno per pedofilo (e a quel punto è partita una raffica di sms con la mia sdrammatrizzatrice personale che consulto prima di ogni sessione fotografica ormai). Mentre faccio le mie solite prove però, una bambina mi fissa e eccitata urla UN FOTOGRAFO!!! La mamma la riprende e le spiega che non sono un fotografo (ecco, migliaia di euro buttati nel cesso!), ma sono un papà che fotografa sua figlia. Pensandoci bene non era male questa idea e me ne rimango dove ho preso posto, almeno fino a che una vecchina armata di passeggino con nipotina a bordo, non decide di posteggiare il passaggino proprio sui miei piedi. Le mie proteste si sono infrante sulla faccia di amianto della vecchietta: "Se non lo metto qui mio nipote non vede". HO augurato alla signora di non trovarsi mai davanti alla mia auto quando dovrò parcheggiare, quindi mi sposto.
Inizio ad intravvedere le istruttrici di ballo e decido che vale la pena fermarsi a fare qualche foto, ma nel frattempo stormi di ragazzini si sono appollaiati sulle transenne appiccicate al palco a fare foto con i loro telefonini. Le mie speranze che consumassero le batterie e se ne andassero si sono infrante con il passare del tempo. Così ho dovuto scattare foto amputando però le tibie di quasi tutte le ballerine. Non me ne vogliano che non ho utilizzato anestetici per eseguire l'operazione.
Ma la sorpresa è stata la presentatrice dell'evento. Una donna, un mito. Colei che di inglese può prendere lezioni da Aldo Biscardi, colei che ha non solo l'accento ma anche la parlata siciliana costante, nonostrante si sforzi di rivolgersi a tutti in italiano.
Ecco alcune perle che ho immortalato su palmare per paura di perdermele:
- "Ecco, diamo ora il benvenuto sul PACCO" (e poi dovrei essere io il pedofilo?).
- "Ricordo che la serata è organizzata dalla palestra SPAIS DENS" (era SPACE DANCE)
- "Un bocca al lupo alle ballerine"
- "Guardate come vi applaude il pubbico".
- "Chissà se c'è una CALLA FLACCI fra di loro?".
- "Questo ballo è stato presentato dalla LINE STUDIO" (cazzo, penso, ne ha imbroccata una in inglese, ma scopro dopo poco che era LINK STUDIO)
- "La palestra SPAIS DENS effettua inoltre corsi di BODIL BILDIN".
- "Le istruttrici si formano da tizio, caio e sempronio" (ok, non mi ricordo i nomi) "che per chi non è dell'ambiente non dicono molto, io non ne capisco nulla, ma sono qualificati!".
- "Siccome siamo in diretta e qualche intoppo può succedere..."

A questa non ce l'ho fatta e me ne sono andato, anche perchè avevo visto delle giostre all'ingresso del paese e mi ero ripromesso di fare qualche scatto. Ovvio che appena arrivo io, la giostra con gli aereoplanini che si devono colpire, insomma quella che gira, va in su e giù e spari agli avversari per vincere la corsa, ha finito i clienti e non si muoverà più. Vedo però che gli autoscontri sono ancora frequentati e mi getto a fare qualche scatto. Dopo un po' si avvicina una coppia di uomini (niente coinvolgimenti sentimentali però), di cui uno, un po' più intrepido, mi domanda: "Perchè fotografa?". Stavo per rispondere: "Per lo stesso motivo per cui lei va in giro a fare domande idiote, cioè perchè non ho un cazzo di meglio da fare.", invece, rispondo garbatamente "così, per passatempo.". E lui: "ecco, glielo dica che non è quì per farci attaccare" (attaccare = imprigionare). Avrei dovuto rispondere: "a) chi vi ha notato" (si, avrete capito che non era questo il termine che ho pensato) "b) se chi immortalo, viene ingabbiato, posso aprirmi un'attività", invece ho preferito tacere e fare un sorriso di circostanza, d'altronde la birra scorreva a fiumi ed anche io mi ero abbeverato un po' alla sorgente.

Stunt cars