mercoledì 28 febbraio 2007

Un momento di paura

e un momento di ilarità in questa giornata molto lunga.
Il momento di paura è arrivato al ritorno dalla visita di controllo a mia madre. Approfittando di una giornata splendida e visto che oggi in ospedale ci eravamo sbrigati relativamente in poco tempo, andiamo a fare visita a dei conoscenti. La capostipite è stata operata all'occhio poco tempo fa e come si usa da queste parti, è d'obbligo portare delle cibarie presso la casa della convalescente.
Un tempo queste persone vivevano ad un tiro di schioppo da casa nostra, abbarbicata sulle colline che dominano la cittadina dove abito. Con l'avanzare dell'età, si sono trasferiti in paese.
La figlia, dalle forme giunoniche, ha avuto sempre un occhio particolare per il sottoscritto, solo che, gli anni in cui sono stato nel nord Italia, oltre ad un mio disinteresse completo, mi avevano fatto dimenticare questo particolare.
Lei inizia a farsi i complimenti da sola su come tiene la casa anche se la mamma è ammalata, di come a quarant'anni sia ancora un fiore che non dimostra l'età che ha. Quindi passa a fare i complimenti sul sottoscritto e ad interessarsi al mio lavoro, a prendermi le mani nelle sue, lodando il mio impegno nel seguire mia madre.
Mai che squilli il cellulare in queste situazioni eh?!?!?! Poco prima, mentre ero in ospedale, hanno chiamato venti volte dal lavoro per caXXte immani, ora, silenzio assoluto.
Fortunatamente per noi era quasi ora di pranzo quindi fuggiamo via a ruote stridenti.
Sulla strada di casa mia madre fa: "Vedi, quando mancherò io hai chi baderà a te!!!", sorridendo a 98 denti!
Ho capito da dove mi viene la bastardaggine!

martedì 27 febbraio 2007

Il peso della vita

Un altro post ad alto tasso depressivo, quindi consiglio a chi è euforico, di scegliere un altro indirizzo web e di non continuare nella lettura.

Domani è un giorno fondamentale, perchè gli esami che farà mia madre, daranno un indice significativo sul tempo che le rimarrà da vivere. Ormai stiamo parlando di mesi e nessuno pensa più ad un miracolo, io meno di tutti che ormai ho perso la speranza per qualsiasi cosa.
Eppure, anche se ho accettato l'idea di perdere mia madre, non sono tranquillo. Non posso esserlo, visto che negli ultimi anni tutto ciò in cui credevo si è gretolato fra le mie mani, e qualsiasi cosa avesse una sola possibilità di andare male, è finita proprio in questo modo.
Mi accorgo di avere paura e di non riuscire a sopportare tutto il peso delle sconfitte passate, più questo nuovo grandissimo dolore. Se consultassi uno psicologo mi direbbe che avrei bisogno di elaborare il dolore, ma come posso rivorgemi ad uno di loro se è parte della mia evoluzione non confidarmi con nessuno?
Mi direte "non hai amici con cui confidarti?". Certe volte gli amici non bastano, almeno, non è bastato a me. Certamente non ho detto tutto, ho affrontato solo pochi argomenti, ma non è servito, i pensieri tornano a tormentarmi, soprattutto nel tempo che passo in auto, nonostante la radio accesa.
Prosaicamente ho pensato al titolo di un'opera di Levi per descrivermi, "Se questo è un uomo". Posso definirmi uomo se non riesco ad affrontare queste difficoltà della vita? Ho abbandonato molte lotte, altre non le intraprendo neppure, ne rimane solo una... e dopo di che? Forse il nulla, forse... chissà.

lunedì 26 febbraio 2007

A tutti...

A tutti quelli che sicuri di conoscerti nel profondo lanciano giudizi e sentenze e, in realtà non sanno nulla del sottoscritto.
A tutti quelli che pensano di essere così furbi da pensare che tu non ti accorga che ti stanno fregando.
A tutti quelli che "Quello che faccio/dico/penso/ho è sempre meglio di quello che fai/dici/pensi/hai tu".
A tutti quelli che attaccano a parlare lasciando il cervello in naftalina.
A tutti quelli che frenano di botto perchè impegnati in una conversazione telefonica per svoltare all'ultimo millesimo di secondo.
A tutti quelli che "mi scusi devo solo chiedere un'informazione", ti scavalcano nella fila e poi si fanno i cazzi propri.
A tutti quelli "tu sei bravo in queste cose, quindi meglio che le fai tu".
A tutti quelli che si lamentano per qualsiasi ragione del mondo e si sfogano con me.

Vaffanculo!!!!!


P.S.: © 2007 Auntmary. Questo post non lede i diritti d'autore citati prima perchè vissuti da persona diversa. I diritti intellettuali sono pienamente condivisibili dalla maggiornaza delle persone e quindi liberamente sfruttabili.

domenica 25 febbraio 2007

Senza parole

Maria LuisaChiara

Maria Luisa e Chiara

giovedì 22 febbraio 2007

Una passeggiata in città

Nell'ultimo anno sarò stato almeno un centinaio di volte in questa città, ma non l'ho mai visitata. Anche se sono passato per i punti caratteristici, è stato solo un passaggio veloce.
Decine di anni fa ormai, ci ho passato delle serate, quasi sempre da solo. Mi sembrava quasi di essere alle colonne d'Ercole, nella mia mente di adolescente. Fu anche il luogo che ha formato il mio atteggiamento verso l'altro sesso.

Un giorno abbastanza apatico, mi trovavo a chattare in internet, quando venni contattato da un paio di militari, che, come me non sapevano come passare il tempo. Fra una chiacchiera e l'altra, scopro che uno dei due è siciliano, e appena sa che io vivo in Sicilia, mi chiede se io fossi single. Alla mia risposta affermativa, mi da il numero di telefono di sua sorella. Mi dice di contattarla e di uscire con lei perchè lui la vuol vedere sistemata. Li ho salutati sorridendo credendo fosse uno scherzo. Figuriamoci, un siciliano che mi dice di uscire con la sorella... e mi da addirittura il numero di telefono! Non ci credo nemmeno se... Provo a chiamare e risponde lei. Si certo, vediamoci pure, Si, va bene a Catania. Ok a dopo. Bah ma allora sarà una inguardabile o insopportabile, eppure sembrava simpatica al telefono, ok, sarà un cesso.
Certo che io ho fatto del mio meglio per passare inosservato e con il mio giubbotto giallo da vice-gabibbo (per chi si ricorda l'epoca), mi faccio trovare al luogo convenuto e mi appare Lei. La donna più bella che abbia mai avuto l'onore di conoscere. Capelli corvini, lunghi e crespi, occhi verdi, labbra piene, fisico da mozzare il fiato. Dov'è il trucco? Il trucco è stato che... mi sono sentito inadeguato davanti a tale splendore. So di averle parlato, so che abbiamo passato qualche ora insieme, ma non ricordo nulla di quell'incontro, solo i suoi occhi ed il suo sorriso. Non l'ho mai più rivista ne sentita.

Oggi cammino per la stessa città, zona diversa, e non penso più a lei, non oggi almeno. Ho bisogno di fare qualcosa ed oggi ho scelto di camminare per stare meno possibile nella sala di attesa che ha regalato tante speranze ed una delusione grandissima, la fine delle speranze.
Mi sento oppresso per i pochi spazi in cui un pedone può agevolmente passare. Il traffico imbottiglia le strade, i marciapiedi sono occupati dalle auto, rumore di clacson e di improperi. Un caos dal quale vorrei fuggire, ora, immediatamente e velocemente, ed ecco apparire in lontananza un'oasi di verde che mi attrae inesorabilmente come fosse la visione della luce alla fine di un tunnel. Non penso altro che a raggiungerla, magari lì potrò di nuovo respirare. Non so dove mi trovo ma ci sono delle panchine e ne trovo una dove sedermi un attimo. Ho bisogno di schiarirmi le idee un attimo. Provo a chiudere gli occhi, le mani sulla faccia. Niente. Riapro gli occhi. Sul selciato scorgo le tracce dell'ultima festa, il carnevale è appena passato, senza che me ne sia accorto. Qualcuno almeno ha festeggiato, si è divertito.
Riprendo a camminare, anche perchè per arrivare qui ho camminato parecchio e non vorrei che ci fosse bisogno di me. Devo tornare indietro. Prendo però un'altra strada, altre vie che non conosco e che difficilmente ricorderò in seguito. Il mio occhio è attratto da alcuni murales eseguiti sul mediocre marmo dei caseggiati, quasi a dare un tocco di colore e di vivacità al grigiume diffuso. Cartelloni pubblicitari dispensano sorrisi un po' a tutti e, paradossalmente, sento una tristezza ancora maggiore assalirmi. Realizzo che è ancora più facile sentirsi solo in mezzo alla folla, che in perfetta solitudine, soprattutto se sei tu stesso a creartela.
Sono arrivato nuovamente nella sala di aspetto, colma delle speranza di tutte le persone che la occupano. Io attendo solo che venga il mio turno. Tiro fuori una rivista ed aspetto.

mercoledì 21 febbraio 2007

Aggiornamento

Preso nella foga, quest'oggi mi sono dimenticato di postare un avvenimento nella famosa sala d'aspetto di qualche post fa.
Io mi ero premunito di numerose riviste di fotografia per passare il tempo in attesa degli esiti dell'esame a mia madre.
Una signora sulla 50ina incomincia a fissarmi con uno sguardo torvo e leggermente schifato.
Mi guardo le scarpe: Pulite.
I calzini? Non sono bianchi, non sono bucati, non sono discesi sul malleolo.
Il cavallo dei pantaloni: Nessuno strappo a mostrare nè mutande, nè (orrore) i gioielli di famiglia.
Maglione? Immacolato.
Azz... non è che avrò un pezzo di copertone fra i denti??? Mi esibisco in un'opera di pulizia nascosto dietro la rivista, ma nulla, nisba.
Avrò i capelli ... eh, magari...
Poi realizzo! Sto leggendo una rivista in cui si tratta di nudi artistici e c'è un bel pezzo di figliola in desabillè proprio sulla copertina a mostrare l'abilità del fotografo, ma soprattutto le sue grazie.
Mi son messo a ridere come uno scemo ed ho nascosto la copertina.

Come? Playboy non è una rivista di fotografia? Ma no! Ed io che la compro da anni, anni ed anni...

Avrebbe dovuto, invece!

Questo post avrebbe dovuto intitolarsi "Il mio giro in città", ed invece è diventato "La terra dei cachi 3", anzi, oramai dovrò eliminare i numeri, tanto mi sa che i nuovi episodi non finiranno mica qui.
Ad ogni modo prometto che posterò "Il mio girò in città" non appena avrò un attimino di calma, soprattutto interiore, perchè, anche se ho preso mentalmente degli appunti, in questo momento le parole che mi vengono alla mente dovrebbero passare dopo la fascia protetta.
Vorrei definirmi così sfigato che queste "disavventure" capitino solo a me (ed a mia madre, porella), ed invece nutro il sospetto che ogni volta che ci sia bisogno di un intervento esterno, si è fortunati quando si conclude felicemente e senza intoppi.
Ad ogni modo non parlerò delle disavventure odierne, sarò impegnato ad andare a procurarmi uno sverniciatore a caldo e soprattutto un alibi per quando alcuni medici si ritroveranno con le macchine di un nuovo colore zincato, che va tanto di moda. Ah, ma non zincato uniforme, no, ogni tanto lascerò qualche macchia di colore originale, così giusto per ricordo. Un passaggio pure sulla macchina della signora che "intelligentemente" ci ha scavalcato nella fila non nonchalance... Se non avesse la macchina, posso agire sull'orribile acconciatura.
E per adesso credo sia tutto. Alla prossima.

martedì 20 febbraio 2007

Cielo coperto

Sono giornate strane nella zona della Sicilia dove vivo, visto che da qualche giorno manca la visione del sole. E' un evento molto raro che il cielo sia così coperto che nemmeno un raggio di sole riesca a scalfirlo.
Nonostante questo però, la temperatura è alta, oltre i sedici gradi e quindi ipotizzo che appena terminata questa perturbazione, il caldo ed il sole la facciano da padroni. Non vedo l'ora e non per il caldo, ne farei volentieri a meno, ma del sole ne sento il bisogno.
Con questo tempo grigio, anche il mio umore assume tale colore e le sensazioni sembrano più attenuate del solito. Ad esempio, domenica ho realizzato un piccolo reportage su una cittadina dell'entroterra siculo che non avevo mai visitato prima. Non un granchè visto che faceva freddo e non mi ero portato una copertura adeguata, e sono scappato via dopo pochi minuti. Ne ho approfittato per segnarmi i punti di appostamento in attesa di una giornata migliore.
Una volta a casa, riguardando le foto, non ne ho voluta pubblicare nemmeno una. Nessuna mi sembrava adatta per essere esposta al pubblico ludibrio. E' il tempo che mi porta a giudicare male i miei scatti? Sono diventato più critico? Sicuramente non ho sentito entusiasmo al rivedere le foto.
Il reportage su Trani, per quanto condizionato da uno stato d'animo prossimo all'ignavia più assoluta, mi è piaciuto particolarmente, anzi, ancora adesso, rivedendo le foto penso che avrei potuto estendere la scelta di quelle pubblicate. In quei giorni però il sole brillava su un cielo terso anche se su un animo nerissimo.
Chissà, probabilmente fra qualche giorno, riuscirò a guardare le ultime foto con uno sguardo meno critico e a mente fredda potrei rivalutare qualche scatto.
Beh, una foto, in particolare avrei voluta pubblicarla, perchè mi è sembrato un delitto che dentro un castello, anche se in rovina, ci fosse un ovile in pieno fermento. Peccato, perchè il castello si nota benissimo dalla strada appena si arriva in questo paese, ed è segnalato come meta turistica da visitare. Che ci pascolino le pecore, fa capire quanto, sia l'amministrazione comunale che il pastore, tengano davvero alla storia del proprio paese.

lunedì 19 febbraio 2007

La vita non è un film

Questa notte ero abbastanza su di giri e non riuscivo a prendere sonno. Di libri in giro non letti non ne avevo al momento e quelli che già letti da tempo invece giacciono ancora negli scatoloni dopo l'ultimo trasloco.
La tv non la sopporto per più di 5 minuti consecutivi ormai, anche i telegiornali che dopo le prime notizie "serie" iniziano con servizi di costume che definire squallidi è un complimento. L'unica mia salvezza è il lettore dvd.
Devo dire che lo tratto bene, gli fornisco sempre molto materiale da macinare nella pausa tra la lettura di un libro ed un altro. Ultimamente però i libri scarseggiano (leggi finanze un po' al lumicino) e quindi passo un po' di tempo davanti alla tv, con la mia programmazione.
Negli ultimi tempi poi mi sono fatto una cultura su diverse serie televisive che mi avevano colpito ma che non avevo seguito perchè, è più forte di me, non riesco a ricordarmi un appuntamento televisivo ormai, visto che li considero tutti poco importanti per me. Succede allora che, quando mi ricordo di una serie, mi organizzo per vedermela tutta in una volta, di seguito, come se fosse un unico film. Alcune serie sono state davvero massacranti, per il numero di stagioni trasmesse, altre fortunatamente sono durate una stagione soltanto.
Ieri sera però ero a corto anche di serie televisive. Sto completando X-Files, che avevo seguito in tv per un paio di stagioni, ed in seguito avevo visto qualche episodio sporadico. Adesso sono alla 7a stagione e mi mancano le ultime due.
Oltre alle serie televisive, sto cercando di ricrearmi la mia videoteca personale che una volta fu analogica e che è stata tutta riclicata ecologicamente. Tra i vari film che volevo tenere c'è il film che mi ha tenuto compagnia ieri notte, Will Hunting - Genio ribelle.
Vedendo questo film mi è venuto in mente che spesso ci immedesimiamo nella narrazione se ci sono elementi simili nella nostra vita e, almeno io lo faccio, ci troviamo a pensare come ci di sarebbe comportati in quella stessa situazione. E' lo stesso meccanismo per cui ci riconosciamo nei tratti distintivi dei nostri segni zodiacali. Nessuna attinenza con la realtà, ma solo un accenno che ci invita a pensare quanto sia simile quel film alla nostra vita o quanto ci riconosciamo in un segno zodiacale.
Ogni tanto mi verrebbe da parlare con lo sceneggiatore della mia vita, perchè vorrei fargli inserire qualche elemento per far si che il protagonista sia invogliato nella prosecuzione dello script, ciak dopo ciak, e non che si trascini per forza di inerzia. Gioverebbe di certo alla narrazione, un incontro casuale con la donna bellissima, intelligentissima, buonissima, che si innamora pazzamente del protagonista, o, in alternativa, che diventi per caso l'eroe di una situazione ingarbugliatissima che le migliori menti dell'intelligence mondiali non hanno saputo risolvere. Io cerco di convincerlo, ma lui/lei mi propone il medesimo copione, che, a dir la verità conduco ormai a braccio, tanto non sembra preoccuparsene. A quanto pare però, lui/lei si diverte ad inserire nella parte, nuovi personaggi bislacchi o, ancora peggio, vecchi personaggi che avresti voluto dimenticare e che tornano alla ribalta. E non è che non mi faccia mancare i colpi di scena, anzi, devo dire che ultimamente mi ha regalato diversi capovolgimenti di fronte che nemmeno Fantozzi si sognava.
Cercherò ancora di pensare intensamente a lui/lei nella speranza che dal filone tragicomico-drammatico si possa passare almeno al romantico e se ciò non fosse almeno d'avventura. Uhm, non è che si potrebbe avere la parte scritta da un altro? Ah, però prima voglio dare un'occhiata al copione... che non si sa mai.

sabato 17 febbraio 2007

Invito a pranzo

Quest'oggi io e mia mamma ci siamo coalizzati per evitare la compagnia della zia nell'abituale giro per la spesa. Avevamo bisogno di una mezza giornata di libertà per farci fare un preventivo per una cucina nuova.
L'ultima volta che mia madre ha comprato dei mobili, si era fidata delle parole di mia zia, che proclamava conoscenze inossidabili con un venditore e che sicuramente le avrebbe fatto uno sconto strepitoso, se andava con lei. Per tutto il tempo mia zia ha cercato di spuntare sul venditore un regalo, non per mia madre ovvio, per lei, mentre mia madre, visto l'andazzo, aveva comprato e già pagato i mobili, lasciando la zia alquanto atapirata.
Nonostate gli episodi su mia zia sono veramente innumerevoli, mia madre ha il cuore tenero e si sente in colpa se poi scansa sua sorella così in malo modo. Decide così di invitarla a pranzo mentre le porta ciò che aveva chiesto come spesa.
Alla notizia io trasalisco, quindi mentalmente mi vesto di arancione ed inizio ad intonare un mantra atavico nepalese: "ohmadonnarocarmineassuntaincielofachelaziaallultimominutorifiutioalmassimolancialecontrolamaledizionedimontezuma". Ovviamente il mantra non funziona e ci vediamo spuntare la zia vestita del suo miglior sorriso.
Ora, gli anziani, si sa, quando si incontrano, si aggiornano sui rispettivi mali come se sgranassero un rosario. Beh, mia madre è un caso a parte, non si lamenta mai e non ha neanche messo al corrente i parenti sul reale stato di cose. Mia zia no! Lei ha dei mali ben definiti, gli stessi da anni, anche se da qualche mese ha aggiunto un problema alla spalla dopo una rovinosa caduta stile "Fantozzi sulla neve", solo che lei l'ha fatta sullo sterrato.
"Guarda che mani, non posso fare niente, non posso nemmeno guidare", esclama appena entrata. Strano, solo le stesse identiche parole del mattino al telefono, tranne "Guarda". Poi però la zia guida lo stesso, quando le fa comodo, per esempio per andare a presentare per l'ennesima volta la richiesta di pensione (saranno 20 anni che ogni anno la presenta) per il problema alle mani, tranne però accusare dolori atroci per non guidare la propria auto per andare ad un funerale di una sua conoscente che non le ha lasciato niente nel testamento. "Stanotte non ho chiuso occhio, fino alle 3 ero sveglia. Sai che appena inizio a sbadigliare non la finosco più. Che tormenti!". 'Cazzo zia, dormi e vedrai che non sbadigli più!', vien da esclamare, ma siamo buoni oggi e lasciamo correre. Finalmente la finisce di riesumare tutti i suoi malanni e si siede a tavola.
Tra le tante cose, la zia soffre di crisi acute di apaticità, che però colma con notevoli doti direttive, solo che, da qualche anno vive da sola e non può comandare nessuno che la serva. Con mia madre, capa tosta, non c'è mai riuscita. "Che bello, sedersi a tavola e trovare tutto pronto eh?". I miei occhi iniziano ad iniettarsi di sangue, ma ancora una volta trattengo il fiato ed espello un sospiro. "No, non mettermi tanta pasta che non me la mangio", seeee, magari ci credessimo... vai che parte anche con il bis. "Metti poca salsiccia che mi viene il prurito", e mezzo chilo se n'è andato. Poi mi guarda ed esclama "sai, non dovresti mangiare le patatine che ti fanno male". La guardo calmo e rispondo "Sicuro, molto meno male di un camion guidato da un autista inglese ubriaco che ti travolge e ti spappola sulla strada però...". Forse capisce che le ho augurato qualcosa di brutto, forse no, ma il sorriso si chiude e finisce di parlare.
Che chi me lo doveva dire che un giorno avrei dovuto ringraziare Antonio Albanese?

venerdì 16 febbraio 2007

Questione di feeling

Nel corso degli anni mi sono chiuso sempre più in me stesso. Dapprima pensavo fosse dovuto alla timidezza, poi ho realizzato che ho escogitato un sistema di difesa per non essere ferito.
Da giovane ho cercato di applicarmi nell'autoironia, insomma prevenivo io le battute altrui, così le persone si trovavano spiazzate. Non sono mai stato autoironico, non volevo essere ferito.
Per lo stesso motivo, ho innalzato una barriera ai miei sentimenti e limitato le comunicazioni. Le poche volte che non sono riuscito a trattenere tutto dentro la barriera, probabilmente ho interpretato male le mie sensazioni, anzi sicuramente, visto che sono qui a scriverne in completa solitudine. Queste poche volte hanno permesso alle persone che mi erano accanto di ferirmi, di colpirmi ancora di più proprio perchè non erano così tanti gli slanci passionali.
Mi interrogo se non sia stata una vita sbagliata o se in realtà non ho saputo incontrare chi potesse aiutarmi a frantumare la barriera che mi ero creato. A ben vedere non avevo fatto poi male, visti i risultati, ma la mia vita sarebbe stata diversa senza questa barriera? Sicuramente sì, come però è un puro esercizio accademico.
Negli ultimi periodi poi, ho proprio fatto un lavoro di repulisti in grande stile allontanando più persone possibili dalla mia vita, addossando le colpe anche alle varie sfortune che mi sono capitate. Avevo deciso che essendo solo le persone che mi erano vicine non avrebbero sofferto per le mie vicissitudini.
Almeno però, ho scoperto chi mi è stato davvero vicino e davvero amico. Si contano sulle dita di una mano. Tutti gli altri hanno preso la palla al balzo e si sono volatilizzati.
Mi trovo nel mezzo del cammino della mia vita (come scriveva qualcuno tempo fa) e non ho davanti uno scopo tangibile. Sento le voci amiche che mi incitano e mi dicono di tener duro, di continuare perchè ho delle qualità. Ma queste qualità, a che servono se non fanno felice me per primo? Ho realizzato un nuovo passo verso il mio completo distacco dall'essere ferito: l'abolizione dei sogni. Adesso non immagino nemmeno più come potrà essere il mio futuro, così non rimarrò deluso se questi non si realizzeranno. Triste? Può darsi, ma mi sono sorpreso di come un gesto all'apparenza insignificante possa portarmi la felicità nel cuore, quando questo arriva inaspettato e spontaneo.
D'altronde la vita dell'uomo è fatta di esperimenti. Alcuni vanno bene ed altri vanno male. Questo tipo di esperimenti non li farei mai su un'altra persona, ma magari qualcuno, un giorno, leggendo queste parole si riconoscerà e potrà cambiare il suo destino. Non ce la faccio proprio a non sognare, eh?
Today wallpaper

mercoledì 14 febbraio 2007

La terra dei cachi e dei furbetti

Ieri mattina di buon ora mi reco all'ospedale con la mamma per fare una trasfusione. Preferiamo andare presto così lei riesce a trovare una poltrona comoda dove sedersi ed io, parcheggio, senza girare per tutta la città. Solitamente quindi, arriviamo circa un'ora prima dell'arrivo dei dottori e delle sacche di sangue.
All'arrivo di questi, veniamo informati che ci sono stati problemi al frigo dove è stata depositata la sacca di sangue destinata a mia madre e quindi, per sicurezza, non avrebbero fatto la trasfusione, ma rimandato a domani.
Come raccontavo qualche post fa, ci sono circa un centinaio di chilometri fra casa e l'ospedale, di cui circa una trentina di tratto autostradale, il resto strada ad una corsia. Solo per dire che non è così rapido e tranquillo il tragitto, non considerando ai permessi che devo prendere dal lavoro per rendermi disponibile. Ci armiamo entrambi di santa pazienza e torniamo questa mattina in ospedale.
Mentre la mamma è dentro a fare la trasfusione e siccome non c'è posto per i familiari, mi accomodo nella sala di attesa, inaugurata circa 4 mesi fa. E' una struttura in metallo e plexiglass che definire poco accogliente è un eufemismo. La struttura presenta delle ampie prese d'aria a livello del soffitto, comode magari d'estate, ma d'inverno sono un tocca sana per il torcicollo. Qualche anima pia, munita di scala, ha cercato di tamponarne il più possibile con del linoleum, ma lasciando comunque ampi spazi vuoti. I condizionatori, hanno funzionato per circa due mesi, e da un po' di tempo mandano in circolo solo aria a temperatura ambiente, rafforzando il senso di tepore. Per concludere, da quindici giorni circa, è saltata anche la serratura della porta. Praticamente si sta più al caldo fuori che dentro la sala d'attesa. L'unica cosa che trattiene soicamente me e le altre persone costrette ad aspettare i familiari, solo le comodissime sedie in plastica ottime per la cura delle emorroidi.
La porta però è quella che ha dato gli episodi più tragicomici, per gli espedienti sperimentati dalle persone per cercare di stare più al caldo possibile. Dopo vari tentativi di chiusura docile della porta ecco cosa è successo nell'ordine.
1) Ovviamente la prima alternativa è stata il portiere umano, una persona immolatasi per garantire il confort generale. Il portiere però si eclissava dopo pochi minuti di via vai o per la chiamata da parte dell'ambulatorio.
2) Zeppa di carta sotto uno spigolo della porta. Buona alla prima apertura ma già alla seconda andava rifatta la piegatura perchè non teneva più.
3) Bidone dell'immondizia. Ottima soluzione per le persone che entravano. Chi entrava vedeva la serratura non funzionante, capiva il perchè del bidone e risistemava la porta chiudendo per bene. Chi usciva però, non poteva fare altrettanto, quindi la soluziona sarebbe stata di avere un portiere meno presente di quello del punto uno, ma sono mancati i volontari.
4) Fila di sedie di plastica a chiudere. Un evoluzione del punto tre sperimentata da un gruppo di pivelle. Stessi problemi del punto 3 ma con un risvolto da far sbattere la testa al muro.
Il terzetto di donne, stava ammirando beatamente la loro soluzione geniale per la chiusura della porta, quando le loro facce iniziano a trasecolare all'arrivo di una persona che voleva prendere posto nella sala d'attesa.
- "Vuoi vedere che adesso che abbiamo sistemato la porta, qualcuno vuole entrare?" (testo tradotto ed adattato per un pubblico normocapente).
Dal fondo della sala un tizio che stava cercando di lavorare con il portatile esclama: "Ma no! Chi volete che voglia entrare in una sala d'attesa? Anzi, barrichiamoci!!!"
Non so perchè ma le tre donne, mi han guardato male ed hanno rinunciato a trovare soluzioni per la chiusura della porta, ed, ovviamente non si sono nemmeno premurate di accostare la porta, uscendo dalla sala.

martedì 13 febbraio 2007

It's probably me

Ho un rapporto strano con le canzoni in lingua inglese. Avendo imparato autonomamente l'inglese, conosco bene lo scritto, soprattutto il tecnico, ma la pronuncia mi frega e solo poche volte nella vita sono riuscito a condurre una conversazione discreta che sia durata più di qualche secondo.
Una volta in Cina, su un autobus, sono rimasto a chiacchierare con una signora scozzese, che parlava come un libro stampato. Alcuni brani li ricordo ancora.
La seconda, sempre in Cina, ho aiutato un Newyorkese a trovare sistemazione in albergo e a come districarsi con i taxi locali. Alcuni mi hanno detto che hanno l'accento peggiore del mondo ed è difficile parlare con loro. Mentre ho avuto difficoltà ad capire cosa mi dicesse una cameriera in Florida, che alla fine ha rinunciato a comunicare e forse per questo non è che ho mangiato poi benissimo.
Ritornando alle canzoni, dicevo che ho un rapporto strano. Di solito colgo solo il 10% delle parole di un testo (come di un film se è per questo), assolutamente insufficienti a farmi capire il vero significato del testo, anche se, le ho ascoltate decine e decine di volte. E' il caso della canzone che mi frulla in testa da stamattina e che canticchio storpiandone un po' il significato.
Il fatto mi ha stuzzicato e poco fa sono andato a cercare il testo per vedere quanto avessi capito, e soprattutto quanto la mia memoria fosse labile. Beh, il testo mi ha lasciato senza fiato e mi ha dato una scossa niente male. Forse non sortirà proprio l'effetto sperato, ma sono sicuro che d'ora in poi, quando canticchierò questa canzone, non scorderò le parole.

If the night turned cold and the stars looked down
And you hug yourself on the cold cold ground
You wake the morning in a stranger's coat
No one would you see
You ask yourself who'd watch for me
My only friend who could it be
It's hard to say it
I hate to say it but it's probably me

When your belly's empty and the hunger's so real
And you're too proud to beg and too dumb to steal
You search the city for your only friend
No one would you see
You ask yourself, who could it be
A solitary voice to speak out and set you free
I hate to say it
I hate to say it, but it's probably me

You're not the easiest person I ever got to know
And it's hard for us both to let our feelings show
Some would say I should let you go your way
You'll only make me cry
If there's one guy, just one guy
Who'd lay down his life for you and die
It's hard to say it
It's hard to say it, but it's probably me

When the world's gone crazy and it makes no sense
There's only one voice that comes to your defense
The jury's out and your eyes search the room
And one friendly face is all you need to see
If there's one guy, just one guy
Who'd lay down his life for you and die
It's hard to say it
I hate to say it, but it's probably me
I hate to say it
I hate to say it, but it's probably me

Sting.

domenica 11 febbraio 2007

Il pranzo della domenica

Nel mentre della cottura del pranzo della domenica, alla mamma viene in mente che non si è fatto nulla per questo carnevale.
"Ah, certo, avessimo l'acquavite, farei le bugie"
In effetti, la Sicilia è una santa terra per i portatori sani di grasso che possono mangiare senza problemi ogni tipo di dolciumi, ma le bugie/chiacchiere/ecc, proprio non le sanno fare, no no! Assomigliano molto alle "scorcie ri cannola" (leggi cialde di cannoli) e per gente che ha vissuto al nord e che ha assaggiato le vere bugie, fanno un po' di ribrezzo, un po' come il cannolo confezionato a Torino.
Da un po' di tempo a questa parte però, l'idea è della mamma, ma per realizzarla tocca al sottoscritto, perchè se no lei "non arriva a sbrigare tutte le faccende domestiche".
Giusto per non esagerare quindi impasto solo 250 grammi di farina... solo che per due ore ho dovuto friggere le bugie, saranno state oltre un centinaio. Devo dire che però la mamma mi ha aiutato, infatti è stata lei a stendere la pasta ed ogni qualvolta mi soffermavo troppo senza fare niente, buttava lei la pasta nell'olio bollente. Non c'è niente da fare, l'impazienza so da dove l'ho presa, ma alcune volte riesco a rimediare.
Orbene, devo aver ecceduto nell'acquavite, perchè i caratteri sembrano che vengano fuori sul video prima che li scriva sulla tastiera.
Va beh, me ne mangio solo un'altra decina e poi smetto, giuro...

Bugie

Visita al cimitero

Come il sabato è la giornata dedicata alla spesa, la domenica, solitamente è dedicata alla visita al cimitero. Quest'oggi in compagnia della zia di qualche post fa.
Mio padre è posto in una zona del cimitero diversa dai "parenti e familiari" della zia, ed essa esordisce subito con: "Quando sono sola ci vado sempre a trovarlo, quando siamo insieme, mai!". Ok, non ascolto più altro.
Oggi la mamma mi ha commosso, perchè ci ha messo più tempo del solito a sistemare i fiori al marito e secondo me gli ha silenziosamente detto che lo avrebbe raggiunto a breve.
Il fatto mi ha fatto riflettere sui DICO che "facilitano" la formazione di una famiglia. Mi chiedo però se il termine famiglia sia azzeccato o meno.
Dalla morte di mio padre sono passati ormai 16 anni e mia madre non ha mai pensato di fare conoscenza con nessun altro. Per lei la famiglia era quella creata con mio padre. Punto.
Forse un punto di vista arcaico ormai fuori del tempo, eppure di fronte alla perdita di valori che affligge il mondo moderno, non so quale dei due punti di vista sia da preferire.
Sicuramente sia io che mio fratello siamo stati una delusione per lei, visto che al momento nessuno dei due si è creato una famiglia. Mio fratello ci è più vicino, con un matrimonio prossimo futuro. Per me, lasciamo stare.
Un altro suo desiderio sarebbe stato tenere fra le braccia un/a nipotino/a e solo adesso ho realizzato che sarebbe stato il suo segno tangibile di una discendenza, l'unico vero testamento di un certo valore. Non siamo riusciti ad accontentarla. Non penso che si faccia in tempo, ormai...

giovedì 8 febbraio 2007

Riflessioni

Cerco di digerire la notizia, di affrontarla sia razionalmente che sentimentalmente e trovo ancora difficile mandare giù una condanna a morte. Figuriamoci poi per la persona a cui è indirizzata tale condanna.
E' qualcosa che è scritto, nel nostro DNA se non vogliamo credere al fato. Siamo condannati a morire, prima o poi e nel corso della vita prendiamo confidenza con il concetto, perdendo i nostri nonni, gli zii, qualche volta un amico, i nostri genitori. Capita a tutti. E' capitato anche a me di perdere mio padre proprio nel momento in cui lo sentivo più vicino.
Non è stata una morte annunciata, anche se era ricoverato. Anzi, qualche ora prima del decesso era vispo e arzillo come non mai. Sorrido mentre ricordo che è morto con la sigaretta fra le labbra, quasi fosse protagonista di un film noir. Era il mio primo contatto serio con la morte avendo perso i nonni quando ero troppo piccolo per capire. Non ho capito subito che fosse morto, per me stava solo dormendo e si sarebbe svegliato. Ho capito che non mi avrebbe più abbracciato quando vidi la mattina dopo che il fazzoletto annodato che gli teneva chiusa la bocca, gli aveva lasciato i segni sulla faccia.
Non ero preparato a quella visione e ne rimasi scioccato a lungo. Anche adesso sento i brividi addosso.
La scienza ha ufficialmente buttato la spugna, anche perchè mamma è ormai in età avanzata. I medici hanno tentato per ben tre volte di porre rimedio alla malattia, ma questa è tornata testarda, nonostante la buona volontà della paziente. Quando stamattina ci hanno dato la notizia, non volevamo crederci. Io me lo aspettavo, perchè avevo rivisto alcuni sintomi ritornare, ma speravo con tutto il cuore di sbagliare, che fossero dovuti ad altre cause. Adesso sono qui a chiedermi cosa posso fare per farle passare nel miglior modo possibile quest'ultimo periodo della sua vita.
Sicuramente vorrei portarla a Roma a vedere San Pietro. Nell'unica occasione che ebbe lei per visitarla, io mi misi a piangere come un ossesso che non volevo entrare, mio padre era con i calzoncini corti e mia madre per non andar sola, non ci entrò.
Meno realizzabile è il suo sogno di vedere l'Italia dall'alto con un elicottero. Nemmeno Raffaella Carrà c'è più in tv per chiedere di esaudire questo desiderio. Ho provato anche ad interessarla a Google Earth, ma senza risultato.
Per il resto è una donna semplice, che ha fatto della casalinga la sua professione, perchè si è dedicata anima e corpo alla cura dei figli e della casa. Anche quando dopo le terapie si reggeva a stento in piedi, il suo primo pensiero è stato quello di sistemare la casa, lavare e stirare per i suoi figli.
Dovrò accettarlo, fa parte della vita. Lei lo ha già fatto, pessimisticamente, da quando le avevano diagnosticato il male. Io speravo nelle statistiche, ma la fortuna non frequenta la nostra casa da un bel po' ormai.
Mi mancherai mamma, ma fra un po'... non ora. Ora sono qui con te e ti starò vicino fino alla fine.

martedì 6 febbraio 2007

Passeggiata mattutina

Era tempo che non prendevo la fotocamera. La fida compagna degli ultimi anni è stata parcheggiataper qualche giorno, pur nella sua nuova borsa fiammante.
Ho approfittato dell'ennesima mattina in cui alle 4.30 sono già con gli occhi spalancati. Alle 5 sono fuori dal letto a cercar di porre inutile rimedio a madre natura, sbarbandomi e ripulendomi. Alle 5.30 ho già preparato colazione e terminata questa, mi metto a leggere on line i quotidiani, newsgroup, email, vari blog... non necessariamente in quest'ordine.
Capita poi che mi annoio e vado al lavoro, solitamente un'ora abbondante prima dei miei colleghi. Essendo il capo fa anche una buona impressione, ma solo in me stesso... i colleghi se ne fregano.
Stamattina dovevo recarmi in banca, la cui filiale è posta in una zona caratteristica di Siracusa, che però ebbi modo di riprendere qualche giorno addietro.
Quest'oggi hanno attratto la mia attenzione gli studenti al capolinea dell'autobus che si contendevano un posto a sedere. Guardandoli mi sono chiesto che le uniformi esistono in qualsiasi ordine sociale, affermazione del proprio gruppo di appartenenza, non solo fra i militari o i servizi pubblici. Sono tornato ai miei tempi, quando si usavano le borse riadattate dei militari per l'appunto, di cotone verde e praticamente indistruttibili. La visione ed i ricordi però sono stati interrotti dallo starnazzare delle papere che in una fontana lì vicino stavano eseguendo le rituali abluzioni mattutine.
Imbraccio la gioia di papà e comincio a scattare a raffica, fin quando mi accorgo che una delle papere è giunta a riva e si sta ripulendo tutte le piume. Continuo a scattare. Non sono il solo però che rimane colpito da questo evento. Un bambino con le guance arrossate dal freddo è a bocca aperta davanti alla papera. Io sono a bocca aperta a vedere il bambino. La papera se ne frega di tutti e due e continua il suo make up.

Make up

lunedì 5 febbraio 2007

La terra dei cachi 2

Mia madre è stata colpita circa un anno fa da un brutto male. Da allora è un continuo frequentare ospedali, dottori, centri specialistici.
Dopo la diagnosi che ci ha lasciato davvero sconvolti, ci siamo dati tutti da fare per gestire la situazione.
Devo ringraziare l'azienda per la quale lavoro che mi ha dato piena collaborazione affinchè potessi prendermi dei permessi quando ritenevo necessario, visto che, per un superamento del reddito complessivo, non ho il diritto ad usufruire della legge 104.
In questi casi si vede proprio il bene ed il male della sanità italiana. A fronte di un ospedale che pur in assenza di strutture riesce ad essere all'avanguarda in italia e che ci ha convinti a proseguire le cure pur se a notevole distanza da casa, abbiamo trovato anche il rovescio della medaglia.
Il medico di famiglia che chiedeva di "sopportare" un sintomo della malattia tanto dopo 10 minuti sarebbe passato e che non ha saputo nemmeno leggere indizi di un malessere generalizzato dall'analisi del sangue di routine, è solo uno degli esempi.
L'ultimo in ordine di tempo, l'abbiamo vissuto qualche giorno fa, quando è arrivata la chiamata per la visita fiscale per l'approvazione della pensione di invalidità. A parte che, avendo inviato tempo addietro tutta la documentazione medica in originale, la richiesta di portare una nuova copia già mi aveva messo di cattivo umore. L'appuntamento era fissato per le 16.00 ma arriviamo circa mezz'ora prima presso l'ospedale perchè non sapevamo dove fosse l'ufficio apposito.
Qui troviamo circa una cinquantina di persone che aspettano. A tutte hanno dato come appuntamento le 16 e si entrerà in ordine di arrivo. Qualcuno è in attesa dalle 14. Qualcuno, nonostante sia arrivato dopo di noi è già passato avanti a fronte di chissà quale conoscenza acquisita.
Quello che però mi ha fatto storcere davvero il naso, a parte la disorganizzazione di un tale evento ovvio, è stata la presenza di una sola carrozzella per disabili a disposizione, dello stato in cui erano tenuti quei locali (un'area separata dall'ospedale principale) e la presenza di barriere architettoniche. Una famiglia ha dovuto tenere la propria parente seduta in macchina fino alla chiamata, visto che la carrozzella era già occupata da un'altra persona.
Dopo solo un'ora di attesa però entriamo. Chiedono il documento di riconoscimento di mia madre, chiedono la documentazione, fanno alcune domande di rito (data di nascita ecc presente nel documento d'identità) tra cui anche le patologie pregresse (presenti nella documentazione clinica richiesta). Ci salutano, dicendoci che ci faranno sapere.
Sbalorditi e perplessi ce ne torniamo a casa, chiedendoci se ci avessero presi solo per il cu#o oppure se fossimo ad una puntata di scherzi a parte.

venerdì 2 febbraio 2007

La terra dei cachi

Ho ancora il conto corrente presso la banca del paese dove abitavo fino ad un anno fa. Per vari motivi, ho dovuto lasciare lì il conto e non aprirne un altro vicino a dove abito ora.
Vero ci sono molti inconventienti, e quesi nessuna convenienza, se non il non dover fare un sacco di carte per spostare tutti gli accrediti sul nuovo conto. Dopo tutto viviamo nell'era digitale, no? Si può fare tutto con un computer, qualsiasi operazione. Potrei avere un conto in Svizzera, alle Grand Cayman e vivere felice, no? No, a quanto pare.
Mi accorgo che ieri è scaduta la carta di credito e non mi è arrivato il rinnovo, pur avendo comunicato oltre tre mesi fa, il cambio di residenza. Chiamo quindi la mia banca. La direttrice, persona squisita, mi da del tu, cosa mai successa in tutta la mia vita, ma forse perchè in più di 4 anni di conto corrente, i miei interessi passivi sono stati gli stessi dei debiti di un paese del terzo mondo. Lei mi conferma che la variazione è stata effettuata e che risulta il mio nuovo indirizzo. Non può fare altro, anzi, si prodiga moltissimo per le mie esigenze. Probabilmente i debiti passivi sono più alti di quelli che immagino.
Chiamo quindi il servizio delle carte di credito e lì scopro che la carta di credito è stata inviata al vecchio indirizzo di casa, il 9 gennaio.
- "Beh, può quindi andare a ritirarla alla posta".
- "Guardi che adesso vivendo ora a 1500 km di distanza, mi verrebbe leggermente difficile effettuare questa operazione, considerando poi che sono passati oltre 20 giorni dall'invio"
- "Ma se lei si informa alla posta..."
- "Senta, non per fare il difficile, ma mi sono già informato per altre comunicazioni. E' un servizio che parte DOPO aver fatto richiesta, che io non ho fatto, e solo dopo che hanno accettato la mia richiesta, circa 20 giorni lavorativi e per un massimo di 6 mesi."
- "Ah, allora forse è meglio che le passo la collega che si occupa di blocco delle carte di credito".
- "Sì, la ringrazio"
Dopo alcuni minuti di attesa, parlo con la nuova interlocutrice del problema che mi affligge. Anche se la sua collega le ha spiegato sommariamente la questione, mi devo ripetere.
- "Guardi, possiamo risolvere la faccenda bloccando la carta di credito attuale, che tra l'altro non è stata ancora attivata (sic!) e provvediamo a spedirgliene un'altra. Ovviamente il numero della carta non sarà lo stesso e tutta l'operazione si concluderà in 15 giorni."
- "Va bene, se non c'è un altro modo, facciamo così".
- "Ecco. In questo momento le ho bloccato la carta e le ho richiesto la nuova carta di credito che lei troverà presso la sua banca fra quindici giorni circa".
- "Come scusi? Ha inviato la carta di credito presso la mia banca? Ma se non potevo ritirare la mia alla posta, vista la distanza, cosa le fa pensare che potrei ritirarla alla banca?"
- "Ma signore, è una cosa automatica. Non posso farci niente."
- "No, mi poteva avvertire almeno, sa visto che le avevo appunto spiegato il problema".
- "Eh, ma la cosa è routinaria, dovrebbe saperlo"
- "Non mi trasferisco così spesso", beh, oddio..." comunque, va bene, vedrò di farmela inviare dalla banca al nuovo indirizzo. Beh buona sera."
- "Un attimo signore..."
- "Sì, che altro c'è?"
- "Vedo che lei ha anche una carta bancomat"
- "Sì, ma non è inglobata alla carta di credito, non ci sono problemi di scadenza"
- "No, infatti, ma vuole che glielo blocchiamo?"
- "Mi scusi, lei è cretina di suo o lo fa solo per contratto?"
- "Ma come si permette? Io le volevo fare un favore!"
- "Specifichi il termine favore, perchè se mi blocca il bancomat che è una a carta a parte e senza scadenza tra l'altro, come cazzo faccio io a prelevare dei soldi in attesa che mi arrivino le carte?"
- "Mah... "
- "Buona sera!!!!"
Lo so ci sarebbe stato un vaffa con tutti i crismi, ma dubito che la storia finisca qui e me lo riservo per una prossima evenienza.