sabato 31 marzo 2007

Il labirinto

Penso di essere arrivato al limite estremo ormai. Capita sempre più spesso, ed è capitato di nuovo stanotte.
La mente vagava a velocità assurde, registrando ogni mio piccolo movimento e calcolando, come un computer che gioca a scacchi, tutte le possibili combinazioni che avrebbe portato quel semplice gesto. E poi di nuovo, a ritroso, sempre più veloce, ogni volta che cambiavo posizione a letto.
Inutile dire che è stata una nottata insonne. Mi sembrava di essere il protagonista di un episodio di X-Files a cui il cervello viaggiava ad una velocità tale che non gli permetteva più di comunicare, dormire, mangiare. Beh, lui nel film riusciva a percepire poi i pensieri altrui. La mia vita non è un film e se lo fosse, non sarebbe un thriller, né una commedia, semplicemente un film depressivo, per la mancanza di colpi di scena e di una trama piatta anche se ormai collaudata.
Mi sono trovato sospinto dal vento a viaggiare fra i rami degli alberi ad essere sbattuto lungo il tragitto, oppure a bordo di un auto che gira per la città solo che il filmato era ripreso e velocizzato all'estremo.
Dieci minuti di queste visioni a mente lucida e sembrava che fossero passate ore.
Non è servito nemmeno farmi un bagno rilassante. Anche lì le visioni mi hanno seguito. Nemmeno la visione di telefilm in tv mi ha aiutato.
E stamattina sono completamente sballato, con il cervello in pappa e dubito che da questi scritti possa venire fuori qualcosa di comprensibile.
Perdo contatto con la realtà, dimentico cose importanti dette solo pochi minuti prima, evito contatti personali il più possibile. Ieri, ho dimenticato pure di chiudere l'auto una volta in sede per una riunione di sicurezza. Un collega si è accorto del fatto e sapendo che viaggio con il corredo fotografico, lo ha preso e portato dentro l'ufficio. Solo che alla fine della riunione si è dimenticato di darmelo. Quando stavo per andare via, mi accorgo che manca tutto ma... non mi incavolo, accetto tutto, chiudo la macchina e mi accingo ad andare a casa, dandomi solo dell'idiota, ma non avendo scatti emotivi.
Arriva una chiamata del mio collega che mi dice che ha lui la borsa. Stessa reazione di prima. Nessun sollievo, solo calma piatta.
Se non riesco a provare sentimenti, emozioni per ciò che al momento reputo abbastanza importante della mia vita, cosa putrà farlo.
Forse all'origine di tutta la nottata c'è stato questo semplice episodio, forse è tutto l'accumulo di cose successe fino a ieri, forse...
So bene che dovrei chiedere aiuto a qualche specialista, ma non ho la voglia di parlare di come mi sento, di quello che è successo. Penso sempre di più al mio eremo dove ritirarmi per sempre, lontano da tutti e tutto, purtroppo non lontano da me stesso.

giovedì 29 marzo 2007

Made in Italy

Se dovessi definire con una sola parola la mia esperienza con i call center italiani sarebbe: lanciafiamme. Quello da utilizzare per risolvere tutti i problemi.
Sto combattendo da due giorni con poste italiane ed SDA per avere informazioni sul pacco che avrei dovuto ricevere e che si è materializzato nella telefonata allucinante che mi ha portato a scrivere il post precedente.
La situazione è ancora più fetente di quello che avevo immaginato.
Dopo svariate telefonate tra gli scaricabarile dei due servizi di spedizione, sono riuscito a ricostruire almeno in parte qualcosa. Il pacco è una spedizione internazionale, gestita all'estero da DHL ed in Italia da SDA. SDA afferma che gestisce si la spedizione ma per conto poste italiane, tanto che non applicano una loro lettera di vettura e non possono quindi tracciarlo. Poste Italiane in effetti riesce a risalire alla lettera di vettura italiana, ma mi mettono anche a conoscenza che il pacco è stato consegnato a Catania il giorno 13. Faccio notare che io non vivo a Catania e loro allegramente mi dicono di fare reclamo, ma che non posso farlo per telefono (dal modulo reclami in mio possesso invece si afferma il contrario).
Dopo queste informazioni ottenute, torno all'ufficio postale locale, pensando di avere delucidazioni. Niente da fare, non si spiegano come mai il pacco è stato consegnato, ma che devo rivolgermi ad SDA, loro non c'entrano. Chiedo come mai allora, la lettera di vettura è di poste italiane e che SDA utilizza codici diversi. Nessuna risposta.
Chiedo perchè comunque una persona di qui abbia telefonato a casa per dirmi di venire a ritirare il pacco. La risposta è stata che nessuno ha chiamato e che loro non hanno questo comportamento così scorretto. Faccio notare che la persona in questione ha citato un famoso dottore locale, mio omonimo, quindi, ipotizzo, non sia di Catania. Ma questa ipotesi non trova nessun barlume di luce nel personale dell'ufficio postale. Tralascio tutta una serie di ipotesi e parole al livello del grottesco. Prendo solo un modulo di reclami ed esco dall'ufficio postale con un male allo stomaco mai provato prima.
Tra le avvertenze, vedo anche che il reclamo può essere inoltrato on-line. Compilo il modulo, ma... il codice non lo accetta... ok, lo metto nella descrizione, continuo.. e non invia il modulo, con Firefox. Provo l'odiato internet explorer e noto che in effetti non ho compilato dei campi obbligatori, che però con Firefox non vengono evidenziati. Ok, premo il pulsante "Invia il modulo"... la risposta è "impossibile soddisfare la richiesta al momento". Vaffanculo catartico e complilo il modulo cartaceo.
Non contento però ho iniziato un po' di segnalazioni on-line, a partire da Valerio Staffelli che si occupa di problemi del genere in una trasmissione su Radio 24.
Lo so, non servirà a nulla, non avrò la mia merce, non riavrò i miei soldi e nemmeno soddisfazione, ma mi sarò mangiato il fegato per l'ennesima volta.
E, come avevo scritto nel post precedente, non è la prima volta che succede. Sempre con il connubio SDA-Poste Italiane Avola, un pacco non è stato consegnato subito, ma è stato dato per consegnato dal sito. Grazie alla persona onesta che lo ha ricevuto sono riuscito a venirne in possesso. Il pacco presentava il mio indirizzo cancellato e sostituito a penna da un altro. La mia lettera di protesta a Poste Italiane e SDA è caduta nel vuoto.
La mia ipotesi? Visto che abito fuori dal centro abitato, di solito metto una descrizione dettagliata di come rintracciare l'abitazione (cosa alquanto semplice), nonchè il mio numero di cellulare. Il corriere SDA non si sforza di trovare il mio indirizzo e lascia il pacco in giacenza all'ufficio postale locale, chiedendo di consegnarlo. L'ufficio postale ipotizza che io sia un'altra persona e che non possa esistere l'indirizzo scritto. Non si spiegherebbero altrimenti questi continui disservizi.

martedì 27 marzo 2007

Sfogo

Non è la prima volta che succede, non sarà nemmeno l'ultima, ne sono consapevole. E poi non dovrei avercela con il paese dove vivo. Strano che tutte le anomalie le trovi qui.
E' scosigliata la lettura per la volgarità delle parole contenute nel testo.

Il fatto.
Oggi una persona (e già qui faccio un'enorme sforzo ad inserirla fra gli umani) telefona a casa, senza presentarsi, e con tono arrogante e volgare si rivolge a mia madre: "Abita lì fra ro? E' il figlio del dottor Ro?"
Mia madre: "Si abita qui, ma non è il figlio del dottor Ro."
- "Ma perchè non si viene a ritirare il pacco alla posta che è una settimana che è quì? Se non viene a ritirarselo entro un'ora, lo butto via."
- "Ma lei perchè non mi ha avvisato una settimana fa che è arrivato il pacco?"
Lo s... non risponde immediatamente ma ripete "Se non viene a ritirarselo entro un'ora, lo butto via." e chiude il telefono in malo modo.
Mia madre preoccupata che buttino via il pacco, chiede un passaggio ad un nostro conoscente (visto che non guida), va in posta e dopo aver chiesto chi poteva essere così cafone (nessuno si comporta così da noi ha replicato la direttrice!), si scopre che non c'è nessun pacco in posta.

Ora, io vorrei sapere PERCHE' la stracazzo di corriere SDA (STRONZI!) se devono consegnare un pacco a casa mia, questo non arriva MAI! E al figlio di madre nota e padre ignoto che chiama ogni volta PERCHE' non dice da quale stracazzo di ufficio postale telefona?
E' già la terza lettera di protesta che invio e non ricevo nessuna risposta. Bene, scriverò sui giornali, telefonerò in direzione all'SDA, ti troverò gran figlio di buona donna e GIURO, prenderò un pacco di dimensioni elefantiache è te lo farò mangiare pezzo per pezzo, tanto che non potrai più cagare e la merda ti spunterà dalla faccia, idiota! Tanto è la tua strafottenza, ma soprattutto il tuo coraggio che sai solo alzare la voce al telefono e con una donna anziana? So bene che per comportarti così tua moglie ti mette le corna e non contenta ti pesta perchè non hai nemmeno il coraggio di reagire, ma non sperare che sia la tua sola punizione. Tu faccia di cesso (scusandomi con il cesso) non sei altro che un rifiuto mal cagato. PREGA, davvero, PREGA che non abbia mai ad avere il tuo nome e che tu abbia telefonato con numero anonimo, perchè se arrivo a rintracciarti ti ricorderai del mio nome e del mio cognome per quei pochi giorni di vita che ti rimarranno e saprai che dovrai inviarmi uno stracazzo di BOLLETTINO DI AVVISO DI RICEZIONE PACCO, coglione! E se solo ti dovesse arrivare una metà delle maledizioni che ti ho dedicato, tra cui cagare lamette ogni giorno, e ti dovesse cogliere il dubbio che qualcuno ti abbia maledetto, bene, quello sono io, STRONZO! Lo stesso di cui hai buttato via il pacco per l'ennesima volta, FOGNA UMANA!

domenica 25 marzo 2007

Le mie prigioni

Come qualcuno ha intuito, non vivo bene nel posto dove abito. Non per la città in se per se, né tanto meno per il clima, anche se, tendenzialmente preferisco il freddo.
E' con la gente che ho diversi scontri, in varie tonalità, ma pur sempre scontri. Mio fratello invece si è ambientato più facilmente, forse perchè essendo più giovane ha avuto il tempo e l'età giusta per crescere ed far sue le abitudini locali.
O probabilmente è solo la mia crescente intransigenza verso il prossimo che mi porta ad essere così distante e non cercare più punti di contatto. Perchè all'inizio ci ho provato ad inserirmi, a far parte della popolazione locale, ma non c'è stato mai verso, le differenze non venivano mai colmate. Poi ci sono state altre esperienze di vita ed ho potuto stare in compagnia di persone a me più affini. Non spiegherei altrimenti come mai ho diversi amici carissimi nei soli 4 anni che ho vissuto a Modena e nessuno negli 8 anni circa complessivi che ho vissuto qui.
Nonostante questo però, alcune persone le ho conosciute e ci sono state esperienze davvero significative della mia vita. Adesso però tendo a cancellarle, come se non fossero mai state parte del mio vissuto. E ci riesco anche abbastanza agevolmente devo dire, visto che raramente mi torna il pensiero di quei trascorsi e molte cose non affiorano più. Capita però di incontrare persone che ho conosciuto "una vita fa". Qualcuno si ricorda di me positivamente, altri meno... io però ho sempre la tentazione di fuggire via, di far finta di non averle riconosciute e, quando ci riesco, voltare le spalle ed andare per un'altra strada.
Lo so, mi sto alienando sempre di più da una comunità che non ho mai sentito mia, come scrivevo qualche post fa. La posizione di casa mia aiuta, a qualche chilometro dal paese, in una zona scarsamente popolata. Mi rendo conto che però non è abbastanza e mi sorprendo spesso nei miei giri verso il nulla di guardare con passione ruderi in posti ancora più disabitati, sognando di rimetterli in piedi ed adibirli a mia dimora.
Valuto anche il fatto che per andare al lavoro impegherei un'eternità, ma già adesso, con l'insonnia, arrivo al lavoro minimo un'ora prima dei colleghi, quando la battaglia con le coperte è ormai definitivamente persa.
Non mi ritengo una persona migliore, anzi, probabilmente sono proprio la persona peggiore che ci possa essere, visto che non riesco a convivere civilmente con gli indigeni. In questo sono anche aiutato da alcuni episodi eclatanti che, anche a distanza di tempo continuano a farmi ribollire il sangue. E pensare che in tempi non sospetti avevo scritto nero su bianco questo mio disagio nel primo tema scolastico nella nuova scuola, intitolato "Il posto dove vivo".
Come dicevo su, mi sto alienando un po' da tutti e tutto ed il pensiero di avere con me una compagna non è che un labile desiderio che sfuma non appena arriva un attacco di nostalgia. Certo, sento di averne il bisogno, soprattutto in questo ultimo periodo, ma non potrei dare niente di me stesso, quindi non ne cerco nemmeno. Non lo farei con una persona di qui, troppo lontana dal mio modo di vedere. Beh, meno male che anche il mio aspetto fisico tiene lontano qualsiasi altra potenziale partner, così il problema non si pone.
Non sono riuscito a crearmi un lavoro da svolgere a casa, la società che avevo messo su non è durata nemmeno un anno, e sono stato costretto a tornare alla mia primitiva attività, che però mi mette a contatto con il pubblico e molte volte è anche parte fondamentale. Non è certo il posto migliore la Sicilia, per essere schizzinosi sul lavoro quindi, giocoforza, mi trovo ad abbassare la testa ed a tirare avanti. Non vedo però un futuro in tanti aspetti della mia vita, compresa quella lavorativa. Ed ora non ci sono più le forze nè economiche nè fisiche per affrontare un nuovo spostamento verso zone dove mi sono trovato bene. A parte che non è nemmeno il momento adatto questo, non potrei mai lasciare mia madre nei suoi ultimi giorni di vita dandole un colpo al cuore... è già in pensiero se sto via una giornata a scattare foto ultimamente.
Tirerò avanti, evitando più possibile le persone... molte mi evitano già ed il compito è ancora più facile. E poi vedremo che cosa la vita ha ancora in serbo per me, non aspetto nulla, nè di buono nè di cattivo, solo un giorno dopo l'altro in questa terra che sento stretta come una prigione.

venerdì 23 marzo 2007

La signora Striscia

Ieri mattina avevamo un nuovo appuntamento per il controllo a mia madre e nuove sessioni alla ricerca di passatempo nella solita sala d'attesa. Dopo un po' di ore la notizia che avrebbe dovuto fare una trasfusione ma che difficilmente la sacca di sangue sarebbe stata pronta entro le due del pomeriggio. Nuova regola, adesso hanno ampliato i padiglioni dove effettuano le trasfusioni, ma hanno dimezzato le ore in cui le effettuano, ovvero, hanno diminuito il numero di trasfusioni. Aspettiamo fino al termine limite senza fortuna, quindi torniamo a casa felici di tornare l'indomani.
Per questa trasfusione, veniamo dirottati al nuovo padiglione. Linoleum nuovo, pareti non così scrostate, le vecchie poltrone che tolsero dal vecchio padiglione quando le sostituirono. La sala d'attesa ha la preziosa presenza di due distributori, uno di bevande calde, l'altro di bevande fredde, merendine, ecc. Le sedie invece, sono di comoda formica che pialla le chiappe dopo solo 10 minuti di seduta. Fortunatamente, solo per queste evenienze, ho quei chili in più di comoda imbottitura che mi permettono di resistere anche un'ora in equilibrio instabile.
Anche se stavolta mi sono premunito di portatile per poter lavorare un po' e di riviste nel caso che le batterie mi lascino, fin dai primi minuti una signora si è distinta come protagonista unica nell'allietare l'attesa di parenti e pazienti.
Dopo alcune vezzose chiacchiere, arriva un'infermiera e la signora prende la palla al balzo per sfogarsi.
- "Ma non è possibile che noi stiamo aspettando dalle 9 per poter fare la trasfusione"
- Signora, ci sono delle persone che stanno già facendo la trasfusione, appena si libera un posto la chiamerò io.
- "Qualche giorno arriverà striscia e vedrete che la situazione cambierà"
L'infermiera non replica, ma la signora continua il suo show.
- "Perchè è così che bisogna fare. Bisogna farsi sentire".
Gli animi vengono pacati da altre chiacchiere, ma la signora riserva altre sorprese, mentre si scambia informazioni con un padre che accompagna il figlio anemico
- Mio figlio ha fatto domanda per la pensione ma gli hanno certificato il 50%, quindi niente pensione.
- "Ma perchè non telefona a striscia che loro sistemano tutto?"
- Signora, sono anni che combattiamo per farci riconoscere i nostri diritti.
- "Ma voi non vi fate sentire nei posti giusti, perchè io saprei come risolvere la situazione"
Il signore non sembra far caso alle esternazioni della signora e continua amabilmente a sfogarsi, visto che comunque i minuti passano senza che ci siano novità. Ma la signora esordisce con:
- "Ma suo figlio, che scuse ha avuto per la sua malattia? No perchè mio marito ha avuto la scusa di fare una radiografia e poi gli è spuntata questa malattia e non si può pace per questa scusa."
Io vorrei sbuffare a ridere, ma mi trattengo e continuo a lavorare sul pc.
Io, mi trattengo, ma la signora è inarrestabile. E' un almanacco di medicina nonchè un dizionario di termini medici. Di qualsiasi malattia si parlava, la signora recitava il nome di una malattia... sbagliando ogni volta clamorosamente.
Di nuovo con il signore di prima:
- Mio figlio deve fare un intervento al cuore...
- "Un bypass!"
- No, non è un bypass, deve inserire dentro le vene...
- "Si, certo è un bypass, sono delle valvoline che si mettono nelle vene"
- Non sono delle valvoline, sono una specie di griglie (sic)...
- "Ah, si si certo, ora non mi viene in mente come si chiamano"
Finalmente arriva il loro turno (chi dovrà fare la trasfusione è il marito).
- "Ah, adesso certo io non posso entrare visto che voi siete qua. E se c'è bisogno di qualcosa, come farà mio marito? Non è giusto!"
Un tipo alza lo sguardo dal suo pc ed esclama: Signora, magari se chiede all'infermiera, potrebbe farla accomodare vicino a suo marito. In alternativa può chiamare Striscia.

giovedì 22 marzo 2007

Die is now

Telefonata al customer care Vodafogne.

Dopo 5 minuti a districarmi nel menu e nel frattempo sentire tutte le offerte, finalmente riesco a parlare con un operatore.
- Buongiorno, da quando ho inserito il nuovo numero di carta di credito, non riesco più ad utilizzare il servizio "Telericarica più". Sono sicuro di avere credito, di non aver fatto nessuna ricarica, quindi non capisco perchè non riesco ad usufruirne.
- "Ma dal telefono?"
- Nè dal telefono, nè tramite il sito internet.
- "Capito. Ma lei ha comunicato a Vodafone il cambio di numero di carta di credito?"
- No, stavo aspettando che Totti e Gattuso venissero a prenderlo direttamente a casa.
- "Come scusi?"
- Le dicevo che ho inserito il numero di carta di credito sul sito. Per maggior sicurezza, ho fatto due volte la procedura, assicurandomi sempre del buon fine dell'operazione.
- "Ah, d'accordo. Resti un attimo in linea che faccio una verifica"

Dieci minuti dopo...

- "Senta così non riesco ad esserle d'aiuto. La passo al reparto che si occupa di queste cose"
Non mi ha dato il tempo di replicare. Non avrei detto ESATTAMENTE quello che pensavo avendo la mamma a fianco, la in linea generale beh, si sarebbe capito.

Altri 10 minuti dopo...

- "Mi scusi mi da username e password con cui accede al sito?"
- No
- "Ma io come la posso aiutare se non mi da questi dati?"
- Non devo darle i miei dati personali per aiutarmi. Mi deve dire se avete un problema di collegamento con la banca per il pagamento con carta di credito oppure no.
- "Guardi, devo vedere se lei ha fatto tutte le operazioni giuste e non posso vederlo senza avere i suoi dati di account"
A questo punto, stranamente la linea è caduta.

Digito di nuovo 190, attendo di poter entrare nel cavolo di menu per parlare con un operatore e ripeto di nuovo tiritera ad un'operatrice.
- "Guardi signore che deve passare ad un centro Vodafone per confermare la carta di credito prima di poter usare il servizio telericarica più"
- Tutto qui?
- "Si, tutto qui"
- Bene, la ringrazio.

martedì 20 marzo 2007

Lavori in corso

Da qualche giorno sono ripresi i lavori per una cucina rustica, che stiamo realizzando all'esterno della struttura principale della casa.
E' un locale che c'è sempre stato, ma fu realizzato molti anni fa con mezzi di fortuna (eternit e legname riciclato), ma che ha sempre fatto il suo dovere. Veniva utilizzata soprattutto d'estate, ma anche quando si doveva far da mangiare agli animali, oppure se si dovevano realizzare pietanze dall'olezzo sgradevole. Era anche il luogo dove risiedeva il forno a legna, testimone e fautore di mangiate pantagrueliche ed osannate dalle genti di ogni dove.
Prima che iniziasse la malattia di mia madre, abbiamo iniziato l'opera di ristrutturazione, anche qui però, non utilizzando i mezzi migliori, bensì sfruttando l'ingegno, la voglia e le conoscenze acquisite dalla frequentazione di professionisti che hanno lavorato con mio fratello.
Da ottobre 2005 ci siamo quindi impegnati nella realizzazione della struttura, lavorando principalmente nei fine settimana e qualche volta anche dopo la giornata lavorativa, se il tempo e la luce lo permetteva. Realizzando tutto questo a rate, abbiamo via via affinato le tecniche di costruzione e corretto gli errori che immancabilmente venivano fatti, prendendo gusto nell'opera che prendeva forma.
Se all'inizio le strutture venivano quasi inventate, adesso c'è tutto uno studio dietro la realizzazione di un particolare. Ad esempio ho realizzato un paio di finestre ed una porta che stanno in piedi per miracolo, ma l'ultima porta, che è in fase di finitura, potrebbe sopportare la carica di un rinoceronte. E così per molti altri particolari.
In questi giorni stiamo lavorando al pavimento della cucina. Non è la prima esperienza in assoluto, visto che mio fratello ha pavimentato un piccolo bagno, ma sicuramente la più impegnativa, visto che sono circa 16 metri quadrati di pavimento. Non abbiamo i mezzi adatti per lavorare tutto il cemento che serve, così lo stiamo realizzando poco per volta.
I gatti ci sono di aiuto però. Di solito ci guardano lavorare in pace, anzi quasi annoiati dagli sbadigli che popolano i loro musetti, senza infastidirci dai loro miagolii. Se poi l'opera li convince, nottetempo scendono anche per firmare l'opera con le loro zampine. Come non amare simili creature?
La piccola controindicazione è che, essendo io poco avvezzo a simili prestazioni fisiche, la schiena si sta lamentando parecchio, come altre parti del corpo che non sapevo nemmeno di avere. Ciò mi sta conciliando il sonno, quindi riesco ad addormentarmi relativamente presto. Vorrei solo spostare anche l'ora del risveglio, mai oltre le 5 del mattino, soprattutto quando non c'è da andare in ufficio.

domenica 18 marzo 2007

Piccola gita

La mattinata è cominciata presto, poco prima delle 4 del mattino, per poter seguire la prima gara di Formula 1. Non ho avuto bisogno della sveglia purtroppo, ed ero pronto da un quarto d'ora, in pole position sul letto. La gara non è stata molto avvincente, così, appena tagliato il traguardo dell'ultimo giro, io mi sono appisolato, dormendo per un paio di ore.
Avevo fatto tutt'altri progetti. Sveglia alle 4 per il gran premio, quindi preparazione mattutina e via alla volta di qualche lago dell'entroterra siciliano. Quando mi sono svegliato nuovamente però, ho cambiato idea e dopo la colazione, ho preso l'attrezzatura e mi sono diretto verso un'oasi naturalistica a meno di 30 km da casa. Non ci ero mai stato prima ma ero incuriosito. Non ho l'attrezzatura naturalistica adatta, ma non temevo di scattare comunque qualche foto significativa, almeno per me.
Durante il viaggio, il caricatore ha scelto per me una compilation tipica degli anni 80, "Disco Inferno". Ricordo ancora le risate quando una mia amica carissima, timorata di Dio, sgranò gli occhi vedendo la copertina. "Ma non ti vergogni ad ascoltare la musica del demonio?". Le spiegai che non erano versetti satanici, o pezzi rock da ascoltare al contrario, fra una risata e l'altra.
Arrivo in pochi minuti all'oasi di Vendicari, ma trovo il parcheggio chiuso. Accosto quindi il più possibile e prendo l'attrezzatura compreso il cavalletto. Ci troviamo solo io e la guardia forestale che tiene d'occhio il luogo, e, stranamente, inizio a discutere con lui. Passiamo così una decina di minuti, poi ci dividiamo ognuno per le proprie faccende.
Mi fermo subito ad un capanno di osservazione. Inizio a vedere uccelli che non saprei riconoscere, ma altri sì, li ricordo benissimo: i fenicotteri rosa della sigla di Miami Vice. Ricordo anche la delusione quando, andando a Miami, scoprii che ormai erano quasi del tutto estinti lì. E' scattata subito in mente la sigla d'inizio del telefilm... come al solito ho un livello cerebrale molto al di sotto del normale.
Fra varie amenità, fra cui una tonnara ormai abbandonata, una vecchia torre di osservazione di origini Sveve, cammino per circa due ore in questo parco immenso, visitandone meno della metà.
Depennerò del tutto la macrofotografia dal mio repertorio. Non sono riuscito ad avvicinare nemmeno una lucertola. Evidentemente il mio aspetto non allontana solo gli umani... o forse era l'odore, dopo una scarpinata del genere? Già, perchè con il cielo coperto, ho scelto un maglioncino abbastanza caldo... e gli effetti si sono sentiti, soprattutto grazie al carico che mi sono portato appresso. Beh, diciamo che ho smaltito un po' di calorie, che presto recupererò visto che nel pomeriggio ho previsto di fare una torta.
Inizia a sentirsi la sete e non ho previsto nemmeno una bottiglietta d'acqua. Nonostante ciò rimango estasiato dai profumi della natura, dagli animali che popolano la riserva. A parte la grandissima varietà di uccelli, sono riuscito a scorgere anche delle lepri e un numero impressionante di insetti. Ecco, le zanzare mi hanno entusiasmato di meno. Il bello è che per tutta la camminata mi sentivo un novello Indiana Jones... ok, il commento è quello di sopra.
Iniziano ad arrivare le famiglie, quindi preferisco sparire io, anche perchè dovrò aiutare la mamma a cucinare. Solo un paio di ore abbondanti, ma sono servite a stare in pace con me stesso, a scattare un centinaio di foto di cui poi ne pubblicherò meno di una decina. Per un po' i pensieri se ne sono andati.

Like Miami Vice

sabato 17 marzo 2007

Il dolore

Quando tutto nella vita scompare e pensi di non avere altro con cui andare avanti, lo spirito di sopravvivenza ti fa conoscere il dolore. A volte scaturisce in quello fisico, autoinflitto, ma per la maggior parte è un dolore interiore, che a volte ti anestetizza, altre amplifica i tuoi sensi ed i tuoi sentimenti.
Spirito di sopravvivenza... chiudersi nel proprio dolore affinchè altri non possano farcene. Si può definire questa, vita? Eppure il dolore c'è, è presente e ti fa sentire che il cuore non ha esaurito i sentimenti, te lo abbracci, lo coccoli, lo ringrazi. E lui è li, a dispensare cupi presagi, atroci groppi allo stomaco, ad ofuscare i pensieri.
Alle volte ti porta a detestare chi è felice, a chi sa ancora sorridere, a godersi la vita. Non è un sentimento che dura molto, ma è sempre molto intenso.
Il dolore viene mascherato poi, non esternato, perchè se lo esterniamo, parlandone, il dolore potrebbe finire e come faremmo senza? No, meglio se ce lo teniamo stretto dentro di noi, solo per noi, difendendolo fino all'estremo della disperazione.
Sarà dentro di me ancora un po', per far sì che io non possa ancora provare qualcosa che mi deluda in seguito. Sarà mio fedele compagno, anche se cercherò di farlo andare via, piano piano. So che c'è qualcosa che mi aspetta la fuori, so che mi darà soddisfazioni e felicità, ma non adesso, non ancora.
Ora voglio solo dimenticare ancora una volta, sperando che sia l'ultima.

venerdì 16 marzo 2007

Tra il serio ed il faceto

Vorrei poter assaporare ogni giorno la freschezza dell'aria del mattino.
Vorrei poter avere un abbraccio ogni volta che ne ho bisogno.
Vorrei poter donare tutto quello che posso, anche me stesso, alle persone a me vicine.
Vorrei trasferire un conto in banca senza aver bisogno di una raccomandazione.
Vorrei poter vivere decentemente con lo stipendio che mi guadagno ogni mese.
Vorrei che ogni azione fosse un atto spontaneo e non un atto dovuto.
Vorrei che ogni persona sulla terra pensasse almeno per un attimo ogni giorno al proprio prossimo senza sentire il bisogno di fregarlo
Vorrei tenere fra le braccia il futuro e vederlo crescere giorno per giorno
Vorrei non dover mai chiedere a 5 uffici prima di sapere che una richiesta andava fatta al primo dei 5.
Vorrei che le persone ascoltassero di più e dimostrassero di aver capito.
Vorrei riuscire a seguire il cuore come tanti anni fa, senza le regole imposte dalla mente.
Vorrei guardare le stelle ed avere ogni volta la stessa sensazione di meraviglia.
Vorrei sedermi sulla spiaggia a contemplare l'alba ed il tramonto, ogni giorno.
Vorrei partire ogni volta che ci fosse la possibilità, anche se solo fino al prossimo paese.
Vorrei non dovermi preoccupare di passare con il verde, sapendo che c'è chi passa con il rosso.
Vorrei camminare per strada ed ricevere almeno un sorriso dai mille che dispenso.
Vorrei avere detto queste parole a chi mi ama, anzichè scriverle sul blog.

mercoledì 14 marzo 2007

Non sono Brad Pitt

In quanti film c'è lo stereotipo dell'incontro casuale, di due persone che rovinano l'una sull'altra, scatta il gioco di sguardi e si innamorano perdutamente? Penso che sia una delle scene d'incontro più sfruttate nella storia del cinema, capace però di suscitare ancora oggi un notevole appeal sulle masse.
Ieri sera, al ritorno dal lavoro, passo al supermercato per fare alcuni acquisti. Prendo il carrello ed inizio a girare fra gli scaffali di merce esposta. Mi fermo al bancone della carne e prendo un po' di spezzatino (quanto vorrei farmi un po' di cous cous) e lo piazzo nel carrello. Mi sono ricordato però che dovevo prendere il latte, quindi lascio il carrello al banco della carne, faccio per girare nel reparto dove c'è il latte e SBAM! mi tiro una signorina avvenente con un pacco di biscotti in braccio. Stesa lunga per terra.
- "Mi scusi, non l'ho proprio vista"
- "Ma lei non guarda dove va?"
Cerco di recuperare facendo lo spiritoso/galante, "Veramente non avrei saputo con chi meglio incontrarmi..."
Scatta il gioco di sguardi mentre l'aiuto a rialzarsi...
- "Ma per favore, va..." (omissis)
Prende e se ne va lei, io rimango basito. Poi inizio a ridere fra me e me, come un pirla, perchè vorrei che i registi avessero filmato QUESTO incontro.

martedì 13 marzo 2007

Verdi di tutto il mondo. Unitevi!

Non è un inno alla compattezza delle legioni padane, e nemmeno un'esortazione a coloro che portano questo cognome.
Sotto gli occhi di tutti, specialmente in questo periodo, ci sono dei fantomatici cambiamenti climatici, che luoghi comuni a parte, in effetti ci hanno portato ad un inverno molto mite. Vi consiglio comunque di leggere "Stato di paura" di Michael Crichton, che basandosi su dati veri ed attendibili ha realizzato un romanzo che, anche se non mi è piaciuta la narrazione, apre gli occhi per alcuni aspetti.
Ad ogni modo, sembra che ci sia una ventata di ecologismo fra le persone, a giudicare dalla decine di email che ho ricevuto, tutte con questo testo:

Un cittadino italiano ha finalmente deciso che gli fa troppo male respirare le polveri sottili e vedere persone a cui vuole bene morire di cancro intorno a sé per il benessere delle multinazionali petrolifere e ha chiesto alla commissione europea (dipartimento dell'ambiente) di creare una legge che obblighi i padroni del petrolio ad installare accanto ad ogni distributore di benzina almeno un distributore ad idrogeno e di incominciare a produrlo utilizzando energie rinnovabili.
In parole povere questa legge favorirà l'introduzione sul mercato delle automobili ad idrogeno a ***ZERO INQUINAMENTO* ** e ad alte prestazioni! !!

Finalmente potremo respirare a pieni polmoni e anche i figli dei nostri figli!

L'auto del futuro esiste già ed in vari modelli!

Bastano 800.000 firme per far abbassare la testa ai padroni del petrolio.

Firmate la petizione per voi, i vostri amici e parenti!

Cogliamo questa opportunità e facciamone un'arma, anche per altre piccole
battaglie.

Io l'ho giá fatto! sono il numero xxxxxx

PER FIRMARE LA PETIZIONE SUL LINK QUI SOTTO:

http://www.petitiononline.com/idrogeno/petition-sign.html

PS: per favore, fatela girare, questa e' seria ... non diciamo poi che non cambia mai niente se non ci impegniamo almeno in queste occasioni.

(non inoltrate semplicemente o vengono tutti quegli odiosi segnetti) copiate il testo e incollatelo in un NUOVO MESSAGGIO (anche personalizzato) !!!

Facciamo qualcosa per le generazioni future!!!!!! .....


Al di la della discussione sullo spamming e la diffusione di leggende metropolitane (il link è valido comunque), c'è soprattutto la credulità della gente. "Chi dovrebbe diffondere questo messaggio se non è vero? E poi, lo sanno tutti che l'idrogeno è un combustibile pulito". Ipotizzo... perchè io, almeno, non credo mai a questi messaggi (a questo in particolare poichè sono un po' ferrato in materia) e prima mi cerco delle notizie su Internet per verificare la veridicità del testo. Anche Beppe Grillo ci è cascato, purtroppo, forse perchè le persone che lo hanno informato, lo hanno informato male.

L'idrogeno, non è un elemento che troviamo "pronto" sulla terra. Ci sono due modi per ottenerlo: o da fonti di idrocarburi oppure attraverso il frazionamento dell'acqua.
Entrambi questi metodi hanno dei notevoli svantaggi.
La produzione da idrocarburi produce innanzitutto una notevole quantità di CO2, che è la causa dell'effetto serra. Quindi o la produciamo noi bruciando combustibile con l'auto, oppure la producono chi ci fornirà l'idrogeno.
Il frazionamento dell'acqua invece non è conveniente perchè si sfrutta una notevole potenza elettrica a fronte di un esiguo quantitativo di idrogeno prodotto. Il rendimento di queste "macchine" è molto basso... e per produrre energia elettrica, al momento bruciamo per il 90% idrocarburi o loro derivati e quindi siamo al punto di partenza. Dubito che (così come per l'auto elettrica) ci farebbero pagare l'idrogeno a buon mercato. Mascherandola come azione umanitaria, molti sarebbero contenti di pagare che ne so, 4 euro per ogni litro equivalente di carburante attuale.
In ogni caso bruciando idrogeno nella nostra auto, non risolveremmo il problema delle particelle di NOx, che non sono così salutari.
Insomma, non è la panacea per tutti i mali sfruttare ora l'idrogeno per l'autotrazione. Gli investimenti sulla produzione di idrogeno a basso impatto ambientale vanno a rilento per ovvi motivi. Avranno un'impennata quando le fonti non rinnovabili saranno agli sgoccioli e non avremo altra alternativa.
Un'alternativa valida ci sarebbe, al momento, ed è quella di lasciare a casa la macchina il più possibile, evitare di comprare auto tipo SUV o con cilindrate esagerate solo per moda, rispolverare la vecchia bicicletta in garage. E' più semplice inviare un email anzichè rinunciare di andare a fare una passeggiata in auto, lo capisco, ma non risolviamo il problema, lo spostiamo solamente...

Per chi vuole leggersi qualcosa su Wikipedia: Idrogeno

domenica 11 marzo 2007

Leggera apatia

Tre giorni di malattia e cinque di mal tempo mi han portato proprio al delirio mentale. E' vero che non me ne sono stato buono buono sotto le coperte a riposarmi, bere spremute di arance e vedere la tv, e gli ultimi tre post ne sono la conferma.
Ho colto anche l'occasione per fare una veloce puntata con la macchina fotografica in montagna approfittando della nebbia, quanto mai rara da queste parti, per realizzare una foto che, sinceramente, non smetto di guardare.
Fog
Da stamattina avrei voluto dedicarmi allo sviluppo del programma che mi sto portando appresso da un po', ma non sono riuscito a metterci la testa. Mi sono visto qualche episodio di telefilm che ho perso negli anni e che non avevo visto, ma ho perso interesse in breve.
Ho rassettato un po' l'hard disk allora, tirando fuori le foto di cui vorrei iniziare a tapezzare la parete della camera dove vivo la maggior parte del tempo. Le vorrei sistemare ed ottimizzare prima di mandarle in stampa, ma alla seconda ero già stufo.
Mi metto a ravanare nello sconfinato archivio, o quello che ne è rimasto, dei miei hard disk e riscopro pagine di un diario che scrissi nel 95 e che, erano già stilate al computer, all'epoca un Amiga 500.
Ho aperto qualche pagina e mi sono messo a leggere. Era l'epoca per la mia prima vera cotta, una sbandata paurosa per una tipa che non ricambiava e che non avrebbe potuto mai farlo. Era scritto tutto lì, lo avevo intuito, lo sapevo, addirittura me lo avevano detto, ma negavo di fronte all'evidenza, pensando che sbagliassero tutti, tranne il mio cuore. Mi sono detto: "Che fessacchiotto, quante cavolate hai scritto?".
Probabilmente succederà così fra qualche anno, quando, se avrò la voglia, tornerò a leggere questi miei post e mi darò nuovamente dell'ingenuo.
Avevo pensato anche di pubblicare qualche stralcio del diario... ma ho già la mia reputazione ai minimi storici e non sono così depresso da ridurla maggiormente :-)

sabato 10 marzo 2007

La fotografia

Questo post tratta un argomento lugubre. Come al solito, chi vorrà seguire nella lettura lo fa a suo rischio e pericolo. Io vi ho avvertiti.

Ci stiamo preparando un po' tutti alla dipartita della mamma, anche se al momento è ancora vispa ed arzilla e sta sistemando la spesa.
Il problema del posto non si pone. Dividerà lo spazio con papà che, ormai dopo 16 anni potrà essere trasferito in una bara più piccola. Nessuna cappella di famiglia, non siamo nemmeno riusciti a completare il piano superiore della nostra casa e comunque nessuno ci ha mai tenuto ad avere un monumento funebre in famiglia.
Il dilemma è su quale fotografia utilizzare da apporre sulla lapide. Le mie foto migliori sono di molto tempo fa, circa vent'anni, ma non riesco a trovare i negativi. Quelle fatte da altri sono ancora più in la nel tempo.
Ho qualche foto di lei dell'ultimo periodo, ma non sono quasi utilizzabili perchè in una scherza con sua nipote indossando una parrucca bionda. Poi, già un paio di mesi dopo, assomiglierà ad una reduce di Auschwitz. Anche se in seguito si è un po' ingrassata ed i capelli le sono ricresciuti, non si è più piaciuta. Le ho fatto io le foto quando abbiamo dovuto rifare la carta d'identità che ha smarrito, ma non si riconosce in quelle immagini. Poi il nuovo ricovero, di nuovo terapia e la condizione fisica è decaduta nuovamente, quindi anche fotografandola adesso lei non avrebbe un aspetto "migliore", a suo giudizio.
Spero di avere il tempo di scattarle una foto che piaccia anche a me, che non appaia in posa come per la foto della carta d'identità e magari che piaccia anche a lei.

venerdì 9 marzo 2007

Nuovi passatempi

E già. Nuovo giorno, nuova attesa, cerco nuovi passatempi da portare con me.
Oggi ero fornito di portatile, nonostante ciò, visto che mi sto facendo previdente, ho svaligiato l'edicola vicino al bar dove faccio colazione. Meno male non c'è una libreria in zona, sarebbe la mia rovina completa.
Piccola parentesi. Meno male che stamattina la raviola alla ricotta non era rovente come l'ultima volta. Ho potuto mangiarla senza imbrattare me e qualche vicino troppo... vicino, ma soprattutto evitando di ustionarmi il palato e perdere completamente il gusto per un paio di ore.
Ogni volta non sappiamo mai in quanto tempo finiremo la visita e se ci saranno strascichi. Oggi non era quella che si definisce una bella giornata, con vento forte, pioggia e cielo nero che non invogliavano certo a passeggiate salutari. Deciso a far assumere al posteriore le forme della seggiola in plastica, tiro fuori i nuovi acquisti e... caspita mi appassiono a questa nuova rivista di fotografia al punto che sto pensando di abbonarmici. E' già il terzo abbonamento virtuale che faccio, nel senso che li ho pensati ma finora non attuati.
L'unico che avevo portato avanti fino al pagamento era per una rivista di nicchia che tratta esclusivamente il bianco e nero (colori in cui mi trovo particolarmente in sintonia) e che, misteriosamente, il postino non ha consegnato negli ultimi due numeri.
Oggi salto di palo in frasca, e hop! Il mistero delle poste locali. Capisco che abitiamo ad una certa distanza dal paese (circa 2 km dall'inizio dell'agglomerato urbano) in una zona scarsamente popolata, ma visto che paghiamo tutte le tasse e tutte le bollette (queste si che arrivano eh?), non si capisce come mai la posta regolamentare e i pacchi, subiscano deviazioni, ritardi, smarrimenti ecc. In una delle volte, mi sono girati abbondantemente gli zebedei. Un posta celere 1 dopo una settimana non era ancora arrivato. La "tracciatura" sul sito annunciava diverse spedizioni ad indirizzo sbagliato. Nessuna telefonata dal corriere verso il mio numero segnalato sul pacco. Le mie telefonate di protesta si sono scontrate contro un muro di gomma. Dopo circa 9 giorni il pacco arriva e mi accorgo che il mio indirizzo è stato cancellato, sostituito da un altro a penna. Chiedo lumi al corriere e questo mi risponde che, non trovando l'indirizzo, ha chiesto in giro e gli hanno dato un indirizzo diverso dove recapitarlo. Questa volta sono stato meno inglese del solito e l'ho subito sfanculato, urlandogli nell'orecchio: "razza di ....... chiamare al numero sul pacco era troppo difficile?". Mio fratello mi ha trascinato via, ma da quel momento il corriere conosce perfettamente il mio indirizzo.
Or bene, visto questi episodi, tendo ad andare in edicola a comprare le riviste che poi mi è sempre piaciuto, anche se deleterio per le mie finanze. Tempo fa compravo chili di riviste per computer, adesso chili di riviste di fotografia. E poi dove le metterò? Già perchè poi lo spazio è quello che è, e se tutti i miei libri, a parte quelli comprati nell'ultimo anno, giacciono ancora negli scatoloni dall'ultimo trasloco, ipotizzo che le riviste non troveranno spazio tanto agevolmente.
Mentre sfoglio una rivista bella grande e quindi molto visibile, con la coda dell'occhio seguo una signora seduta accanto a me che sbircia abusivamente. Rido dentro di me, perchè la capisco, visto che nemmeno io so come passare il tempo. Questa signora dev'essere però ancora più pudica dell'ultima che mi aveva guardato male per la copertina con un nudo, perchè in questo caso c'era un servizio sull'etimologia della parola "scopare", con tanto di titolazzo a centro pagina con eloquente coppia illustrante la pratica che non prevede l'uso di ramazza (ci sarebbe da discuterne ma non oggi magari). Inizia a borbottare abbastanza vivacemente, ma non così forte da riuscire ad apprezzare gli improperi che sta rivolgendo, non so se a me o alla rivista.
Certo che mi sto facendo una bella nomea in questa sala d'attesa.

giovedì 8 marzo 2007

La lunga attesa

Ultimamente non faccio che passare da una sala d'attesa all'altra e sempre con periodi lunghi o lunghissimi in cui non sapere come passare il tempo.
Quest'oggi, e stavolta per un mio malanno, ho dovuto attendere il turno dal medico di famiglia per farmi rilasciare il certificato medico. Certo, avrei potuto chiamarlo a casa, ma mi sono detto che alla mattina non ci sarebbe stata una folla immensa ed in una mezz'ora mi sarei sbrigato. Memore dell'ultima lezione, sono passato però in edicola, dove ho acquistato due riviste di fotografia.
Niente modelle nude in copertina, peccato. Speriamo almeno di trovarle nelle pagine interne. A dir la verità, credevo di vedere pubblicata una mia foto e non stavo più nella pelle, ma poi ho realizzato che sarebbe stata pubblicata solo fra un mese, se verrà pubblicata.
Arrivo dalla dottoressa e la fila inizia fuori dalla porta. Beh c'è il sole, sono coperto bene, speriamo che ci si sbrighi presto. Ecco infatti che spuntano le prime gocce di pioggia. I meno temerari se ne vanno via.
Intanto siamo all'ora in cui la dottoressa dovrebbe iniziare a visitare ma lei non è ancora arrivata. Altre persone se ne vanno. Io riesco a sedermi.
Do una leggera scorsa alle riviste, guardo le foto, gli articoli li leggerò poi con calma questa sera. Solo 3 nudi... va beh, meglio così, la bavetta che fuoriuscirebbe dalla bocca potrebbe essere male interpretata (avrebbe potuto farmi guadagnare qualche posto però!).
La prima paziente sta dentro 45 minuti! Ho già iniziato a leggere gli articoli per non farmi venire il latte alle ginocchia. Finisco la prima rivista ed ho ancora 5 persone davanti a me. Ed ecco finita anche la seconda. Due persone davanti. 8 euro per essermi intrattenuto meno di due ore con quelle riviste. Sapere che la tua foto non c'è e potrai verificare se sarà pubblicata solo fra un mese... non ha prezzo.
Chiudo le riviste e socchiudo gli occhi. Vorrei riposare, ma l'attesa è lunga per tutti e le chiacchierate si fanno più intense ed appassionate.
Un paio di signori lodano il vecchio dottore che ormai è andato in pensione. Le persone che erano assegnate a lui sono quasi tutte passate con questa dottoressa. Il mio stesso destino, come quello di mia mamma. Non ne potevamo più del vecchio dottore. Ti guardava, gli dicevi che sintomi avevi e, senza il minimo esame o controllo, ti affibbiava un medicinale, per mia esperienza, al 90% sbagliato e via a casa.
I signori continuano con le lodi: bravissimo, velocissimo, cordialissimo e anche se veloce non sbagliava mai una diagnosi. "Certo, i morti non tornano mai a lamentarsi", pensavo fra me e me. Avrei dovuto dire che non ha riconosciuto nel "prurito" di mia madre un sintomo di una malattia ben più grave, ma nemmeno le ha consigliato un dermatologo (che non sarebbe servito). Non ha riconosciuto nemmeno dagli esami del sangue che qualcosa non andava, quando appariva evidente anche ad un profano che non erano esami da chi è in perfetta salute. Beh, a me, anni fa, parlando della mia ipertensione, mi scrisse immediatamente delle pillole da prendere, senza farmi consultare un cardiologo. Ma era un bravo medico, non ne sbagliava una (e sono solo alcuni esempi).
Il tempo è sempre più brutto, continua a piovere a dirotto. Le chiacchiere si spostano sul tempo, inevitabilmente e parte la marea di luoghi comuni e di preziose sentenze da parte delle persone anziane. Si inizia poi a parlare dei giovani d'oggi, che non hanno più rispetto, che non bisognerebbe assecondarli. Nel frattempo uno scricciolo di tre anni circa continua a prendere depliant, appallottolarli e lanciarli fuori dalla porta, centrando invariabilmente le auto che passano. La mamma legge beatamente una rivista, più interessata alla vita amorosa di Gigi D'Alessio piuttosco che al figlio che si sta bagnando come un pulcino.
Arriva il mio turno. La gola è in fiamme e non riesco a quasi a parlare, ma in due minuti sono fuori a bagnarmi anche io, perchè la macchina è a 4 isolati di distanza.

mercoledì 7 marzo 2007

Gentilezza e cortesia

Strano paese quello in cui vivo. Abbastanza grande da essere quasi una piccola città, ma legata molto dalla mentalità ristretta degli abitanti.
Mia madre è nata in un piccolo paese dell'entroterra palermitano, in questi giorni sulle cronache di tutt'italia per aver dato, si dice, i natali alla famiglia di Mike Bongiorno. Si spostò giovane a Palermo e già apprezzò un'aria diversa di apertura di vedute che la spinse ad andare a Torino, dove, a maggior ragione potè confermare i suoi pensieri. Non che nei posti che ho citato sia tutto rose e fiori, sia ben chiaro, ma quando scegliemmo di trasferirci dove viviamo attualmente, fu una piccola tragedia, che ancora oggi ci trasciniamo.
La cosa che meno abbiamo sopportato è il diffuso clientelismo di cui tutto il paese sembra permearsi. Se non sei amico di, parente di o conoscente di, per ottenere i tuoi diritti devi penare non poco. E un po' tutti, chi più chi meno, agiscono sotto questo metro di misura. Lo abbiamo visto per avere l'allaccio alla rete di acqua potabile (per 3 ore al giorno di acqua, sia chiaro), come per avere un semplice certificato attestante la malattia di mia madre.
Lunedì scorso, visto che ormai la giornata era saltata, ci rechiamo a fare la spesa in uno di quei supermercati locali in cui, fortunatamente, si può comprare a poco senza andare in un grosso centro commerciale. Già diverse volte ho manifestato la mia intolleranza verso le commesse che noncuranti delle file chilometriche davanti al bancone, allietavano il loro tempo con amene discussioni su cosa indossare ad una festa.
Anche questa volta ci troviamo una fila abbastanza corposa, ma questa volta, erano appena arrivate le merci da sistemare nei banchi, quindi tutti i reparti viaggiavano a scartamento ridotto. Aspettiamo con pazienza che vengano servite le 10 persone davanti a noi (e stavolta l'elimina code funziona anche, miracolo!), quando, appena prima di servirci, spunta un famigerato amico della commessa, che chiede una ricotta, senza avere il numero, senza chiedere nulla alle persone che stanno aspettando. La commessa imbusta la ricotta e gliela da, con accluso sorriso soddisfatto.
Già al sottoscritto iniziano a fumare, ma visto che è il nostro turno, ci passo sopra ed iniziamo ad ordinare.
Dopo un paio di salumi imbustati, prendiamo la mortadella. Appena finito di affettare la nostra, una signora in turno dopo di noi esclama: "Visto che c'è, me ne affetta un etto anche a me?". La commessa prontamente esegue. Il fumo aumenta. Un'altra signora a fianco, non so se con turno o meno: "Scusi, un etto anche per me. Ah e già che c'è anche una ricotta. Prendo solo questo e vado via". La commessa esegue.
Il fumo è arrivato agli occhi e non ci ho visto più. Ad alta voce ho ringraziato la commessa per la gentilezza con cui ci ha servito, le ho detto, gentilmente dove poteva cacciarsi i salumi, ma non quelli affettati, e sempre gentilmente, mi sono congedato, trascinando via mia madre ed ovviamente lasciando tutto in carrello dove si trovava. La commessa ancora sta cercando di capire SE ha sbagliato ed eventualmente in cosa. Non ce la possono fare.
E questa è l'ennesima attività depennata da quelle frequentate nel mio paese.

lunedì 5 marzo 2007

Indovina chi.

Questa mattina nuovo appuntamento all'ospedale per le ormai frenquenti visite di controllo alla mamma. Solo un emocromo veloce e quindi la chiacchierata con la dottoressa che segue mia madre. Quanto ci vorrà? Beh, in un'ora, un'ora e mezza al massimo siamo fuori dall'ospedale ed andiamo a far spese. Ed io riesco pure a rientrare al lavoro per la mezza giornata del pomeriggio.
Già, non ho consultato l'oracolo di Murphy, però, infatti siamo appena tornati a casa, dopo sole 4 ore di attesa in ospedale.
Contando sulla permanenza breve, non mi sono portato il portatile, e nemmeno mi sono posto il problema quando stamattina dal giornalaio ho preso solo il quotidiano.
Apro una leggera parentesi. Solitamente non compro mai i quotidiani, non ho il tempo di leggerli, e nemmeno faccio colazione al bar, tranne quando sono in missione per conto della mamma. Dato che le prendo qualcosa da mangiare dopo gli esami, mi trovo a ritagliarmi una ventina di minuti fra passeggio per i giornali, la colazione ed il rientro in ospedale, giusto per affrontare meglio la giornata.
Riprendendo il discorso, mi leggo tutto il quotidiano, evitando però le notizie sportive, che essendo lunedì, tratteranno solo di calcio, sorbendomi tutto il pippone su Pippo Baudo (ok, oggi è giornata di giochi di parole). Appallottolato il quotidiano, inizio a girarmi i pollici, chiacchiero con la mamma, ma questa trova un'interlocutrice e la lascio in pace. Mi guardo allora intorno ed inizio un nuovo gioco: associare le faccie delle persone in attesa a personaggi famosi.
Caspita, proprio vicino alla porta abbiamo Steven Spielberg con occhialini scuri ma senza il consueto cappellino, quasi quasi mi faccio firmare un autografo.
Qualche posto più in là c'è un signore anziano con gli occhi così chiusi che sembrano due fessure, ma sì... è lui, Fu Manchu, compresi i baffetti sottili.
Poco dopo arriva fra noi Ironside, anche se la somiglianza è solo nella sedia a rotelle. Si va a posizionare proprio vicino ad Armando Cossutta. Chissà se scambieranno due parole e cosa si diranno.
Miiiiiiiii baciamo le mani... è appena entrato Don Masino Buscetta, con le basette che si portavano decenni fa, coppola ben piantata sul capo, manca solo il panciotto dove infilare i pollici.
Arriva anche Ambra Angioini, solo un po' più bassa e senza Francesco Renga.
Non ci posso credere... il mio mito: Morticia Addams! Solo che non cammina con le braccia sollevate ma ha uno spolverino nero che quasi le arriva ai piedi.
Beh, seduto da un po' in un angolo c'è pure Pisolo, che fa tenerezza con i suoi calzini bianchi corti e i calzoni sollevati a mostrare gli stinchi pelosi.
Alla fine arriva pure lei. Luci soffuse, musica dolce nell'aria, il tempo si ferma: Venere. Bionda, occhi azzurri, corpo statuario. Da un'occhiata veloce in sala d'attesa e poi va via visto che non c'era posto dove sedersi.
Un posto ci sarebbe anche stato, solo che la persona che voleva farla sedere sulle proprie ginocchia era impegnata a raccogliere la lingua dal pavimento.

domenica 4 marzo 2007

Ho scoperto i colori

Da qualche anno vivo in una depressione quasi continua che, in un circolo vizioso, mi toglie la gioia di tutto e mi deprime ancora di più. Beh, non proprio tutto...
In concomitanza con l'inizio della depressione, ho scoperto i colori. Strano, eppure, ne sono sicuro, sono stati sempre lì ad accompagnare la mia vita giorno per giorno. Possibile che solo allora mi sono reso che ci fossero? Come ho vissuto tutto il resto della mia vita in bianco e nero?
Non è stata una scoperta graduale, ma uno schiaffo in piena faccia. Forse un meccanismo difensivo per farmi capire che la vita c'è, ed esiste all'esterno del mio cuore. Me ne accorsi rapito da un bellissimo prato verde ed un ancor più splendido cielo azzurro. La vita è tutta qui, ho pensato subito, ed ancora oggi è ciò che più mi attrae e più mi da pace.
Ho approfittato della scoperta dei colori per abbracciare di nuovo una vecchia passione che avevo relegato in un cassetto. Prima non scattavo granchè, per via dei costi dello sviluppo. Quando poi potevo permettermi di pagarli, chi mi stava a fianco deprecava la perdita di tempo nello scatto delle fotografie, visto che era tempo sottratto a noi. Adesso, è difficile che passino molti giorni senza che faccia una foto.
Molte sono foto senza senso. Mi illudo di fermare sensazioni ed emozioni in quello scatto, quando so bene che a distanza di tempo non mi ricorderò il motivo per il quale ho scattato quella foto. Alcune sono però più ragionate, o anche in questo caso, mi illudo almeno che lo siano. Allora queste foto passerano il giudizio implacabile dei giorni e le rivedrò, come le rivedo ancora oggi con soddisfazione, anche se non ricorderò le sensazioni.
Con questo spirito questa mattina mi sono messo in viaggio, senza nessuna destinazione, solo per riempire gli occhi di sensazioni forti, di verde e di azzurro, dopo la notte passata a cercare di fotografare l'eclissi di luna ed aver fallito tutte le foto. Nessuna foto rimarrà, ma è stato magico vedere la luna con questi colori strani, attraverso il mirino della macchina fotografica. Mi sembrava quasi di essere in un film di fantascienza e di star guardando un pianeta sconosciuto. Poi la delusione dei risultati.
Urgeva quindi una cura d'urto. Via "Il gladiatore" dal lettore ed inserisco i Kyoto Jazz Massive. "Spirit of the sun" è una garanzia contro il rumore dei pensieri nella mia testa. Alzo il volume ed inizio a percorrere stradine di montagna che con il susseguirsi di curve e tornanti rendono il mio viaggio ancora più piacevole. Non corro, anzi, oggi mi sorpassano tutti, quei pochi che sono in viaggio sulla mia stessa via.
Tanti sono fermi sui bordi della strada a raccogliere asparagi o finocchiello selvatico per il pranzo di questa domenica. Io assaporo il profumo delle ormai scarse zagare ed uno che non riuscirei a descrivere, ma che mi ha accompagnato per un lungo tratto della mia vita, quando anche allora percorrevo senza meta queste aspre terre. Ad un tratto eccoli lì i campi verdi che cercavo e la giornata odierna è senz'altro splendida, senza neanche una nuvola in cielo.
Oggi non ho voglia di camminare ed inerpicarmi come ho fatto ieri pomeriggio ad esempio. Approfitto di un paesaggio che mi attrae particolarmente, mi fermo, prendo la fotocamera e scatto, senza cercare il gesto artistico, senza cercare altro che il gusto di fare le cose che mi piacciono senza pensarci su.
E' ora tempo di tornare a casa. Devo aiutare la mamma nel pranzo domenicale, perchè poi lei andrà a messa. Ripercorro le stesse vie, sempre l'autoradio che mi fa compagnia e almeno per questa mattina niente pensieri ma solo colori.

venerdì 2 marzo 2007

Indeciso

Già, sono indeciso se intitolare questo post "Il valore di un sorriso" o "Il fascino delle fotografie". Lo sono ancora quindi lascerò il titolo che vedrete.
"Il valore di un sorriso" è anche il titolo di una poesia che ho sempre considerato poco, anche se ho dato sempre tantissimo valore ad un sorriso, tanto che, in passato più che attualmente, mi sono sempre ritagliato il personaggio di buffone. All'inizio la motivazione è stata quella che ho scritto qualche post fa, ma non nego che provavo un sottile piacere quando la gente mi regalava un sorriso.
"Il fascino delle fotografie" forse appartiene a chi è nato in un'epoca in cui le immagini statiche erano quanto di meglio l'uomo aveva inventato per fermare i ricordi, o per condividerli. E forse, ma io ne sono sicuro, guardare una fotografia, tenerla fra le mani, lasciare che essa ci prenda, arrivarne a notare tutti i dettagli, regala sensazioni molto più intense rispetto alla visione di un filmato. Ho avuto tempo fa una telecamera, ma ci ho anche rinunciato, mentre alla mia fida fotocamera credo non rinuncerò mai.
Questo lungo preambolo sui due titoli in effetti ha un epilogo breve, ma per me molto intenso. Il mio cuore si è aperto quando, questa sera, aprendo il pacco delle foto che ho mandato a sviluppare, mi madre ha inforcato i suoi occhiali e ha sfogliato lentamente le foto una ad una, ogni volta con un sorriso da un orecchio all'altro.

giovedì 1 marzo 2007

Un nuovo giorno

Da un po' di tempo non me la sentivo più di andare in giro a scattare foto. Mi ero organizzato qualche giorno fa, per andare a Palermo, portare la mamma nella sua città natale, dove vive il fratello e la sua famiglia (le nipotine sono quelle nella foto di qualche giorno fa), e, ovviamente scattare qualche foto alla splendida città.
Come succede spesso ultimamente, è bastato un nonnulla per farmi desistere dall'andare in giro per un reportage, ho però lo stesso usato la gioia di papà immortalando il parentado.
Stamattina però non ho saputo resistere. Quando ho visto questo spettacolo, mi sono fermato immediatamente, ho tirato fuori l'armamentario et voilà.

Brand new day