mercoledì 27 giugno 2007

Una sera come tante

Da alcune giorni le colline che fanno da sfondo al panorama di casa mia, sono tutte in fiamme. Evento disastroso quanto spettacolare. Tralascio il motivo per cui questi incendi vengono appiccati, altrimenti chiuderei in fretta questo post.

Ordinary day


Ieri sera comunque c'erano ancora dei focolai da spegnere e nell'ambito delle operazioni di spegnimento, hanno tolto la corrente elettrica per qualche ora. Certo, rimanere senza corrente quando fuori l'aria è a 45 gradi e con il calore in più proveniente dagli incendi, non mi ha fatto fare dei bei pensieri.
Vista l'impossibilità di utilizzare tutte quelle meravigliose apparecchiature che la tecnologia moderna ci ha regalato, io e mio fratello abbiamo optato per una deliziosa serata dedicata alla pulizia del giardino, e, perchè no, a dar fuoco a tutte le foglie e rami secchi... tanto un incendio in più chi lo avrebbe notato?
I Vigili del Fuoco, ad esempio, che pur se in emergenza, hanno trovato il tempo per farci una cazziata volante che ha lasciato il segno.
Riprese le attività di pulizia, si ferma un signore anziano che ha vissuto per molti anni in Svizzera e che da qualche tempo ha comprato una casa a pochi chilometri da noi. Passa sei mesi all'anno in Sicilia e altri sei mesi in Svizzera. L'abbiamo conosciuto qualche mese fa, dandogli un passaggio fino a casa. Da quel momento, ogni volta che poteva passava da casa per scambiare due chiacchiere. In queste occasioni, raramente mia madre lo lasciava andare a mani vuote, poichè questo fantomatico giardino, ha la fantastica proprietà di non rimanere quasi mai sguarnito di frutti.
Il signore mi chiede se posso dargli qualche limone perchè lui è rimasto senza. Chiede di mia madre... e non faccio in tempo a dirglielo che lui capisce tutto. Rimane affranto alla notizia e stava andando via senza pensare più ai limoni e chissà con quali altri pensieri in testa.
Io ho fatto le veci di mia madre, scegliendo i limoni migliori (quelli di rappresentanza, come diceva lei) e fornendogli una robusta sporta per portarli via. Se n'è andato che ancora ringraziava per la gentilezza. Cosa da poco poi, visto che ne consumiamo davvero una piccola parte di quelli che i due alberi producono. E poi, chiesti così, con animo gentile, vien proprio dal cuore accogliere la richiesta.
Tutt'altra storia quando scopri persone appese alla recinzione, che quasi la stanno staccando dal muro e che le frasi tipiche sono:
- "Posso prenderne un paio?" (stai prendendo per il culo o sei idiota di tuo?)
- "Visto che voi non li consumate mi stavo servendo" (prima che vada a prendere un bastone è meglio che ti eclissi alla mia vista)
Finalmente, intorno alle 21, è tornata la corrente elettrica. Io sono andato a scaricare le foto della giornata e mio fratello a guardare un po' di tv e poi a farsi una doccia per l'uscita serale.

lunedì 25 giugno 2007

Il fratello scemo di Knut

Se devo dirla tutta, dall'età di 10 anni, non mi sono mai piaciuto fisicamente. Segno i 10 anni come linea di confine ideale, quando cioè iniziai a capire che le compagne di classe e le amichette, mi cercavano solo perchè ero bravo a fare i compiti, mentre seguivano con attenzione i compagni più atletici.
Fino ai 5 anni ero uno splendore di ragazzo, con i boccoli castano chiaro tendenti al biondo, sguardo intelligente (?), sorriso sempre stampato in faccia, fisico asciutto. Con l'eliminazione delle tonsille, credo si sia aperto un tunnel che ha permesso al cibo di entrare senza sosta, dandomi un fisico che, come dicono da queste parti, assomiglia ad "un'arancina con i piedi".
Ho cercato di raggiungere una forma fisica differente e per un certo periodo della mia vita ci sono pure riuscito, ma evidentemente la forza di volontà non è stata sufficiente a mantenere i risultati ottenuti.
Tutto questo per dire che, l'avvenenza fisica non è stata mai il mio forte. Ho sempre sognato, come nei film, di colpire una donna per il mio aspetto fisico, ma a meno di non metterle violentemente le mani addosso (cosa che non farei mai, poi), non è mai capitata una sola occasione.
Ho così cercato di sviluppare le doti che mi erano più congeniali, tipo una memoria abbastanza buona da farmi imprimere notevoli cognizioni culturali per stupire le persone con le mie conoscenze. Altra capacità (insospettabile fino a circa 24 anni di età) sviluppata è stata l'abilità in cucina, aiutata sempre dalla memoria: mi bastava che riuscisse una ricetta una volta per ripeterla sempre con gli stessi risultati. Diciamo quindi che ho imparato a prendere la gente per la testa e per la gola. Almeno fino a qualche tempo fa.
Questa lunga prefazione per dire che ho sempre diffidato delle persone, specialmente di sesso femminile, che si approcciavano a me con le scuse più banali. Beh per le venditrici al supermercato, lo scopo finale era abbastanza chiaro, ma quelle che mi hanno fermato e rivolto la parola senza uno scopo evidente le ho sempre considerate con sospetto. Vedi ad esempio la persona che ha tentato un'approccio quest'oggi.
- "Scusi, le posso fare una domanda?"
- "Veramente me l'ha già fatta, ma le concedo la seconda".
- "Come?"
- (ed ecco la seconda) "No, dicevo, dica pure."
- "Ma lei è uno famoso?"
- "Si, certo, soprattutto alla Polizia, ma non lo dica in giro perchè se no mi prendono"
- "No, ma che dice eh eh eh! A me sembra di averla vista in tv."
- "Impossibile, in tv se ci sono stato, avevo le mani ammanettate davanti alla faccia"
- "Ah ah ah ah. Ma allora si, lei è un comico! Lei ha fatto una serie del Grande Fratello!"
- (???? comico -> Grande Fratello ????) "No guardi, c'è un'errore, non sono mai andato in tv."
- "Strano mi sembrava una faccia conosciuta. Eppure... lei non parla in dialetto. Non è di qui? E' forestiero?"
- "Si, esatto vengo dalla foresta."
A questo commento è rimasta così basita che non mi ha nemmeno salutato.

Ovviamente, mi avesse fermato Halle Berry, non avrei di certo avuto questo tipo di dialogo, ma una serie di: "Beeee", "Maaaaa", "Seeee", ecc, ecc, ecc

sabato 23 giugno 2007

Il cassetto della memoria

Evidentemente il cervello umano è uno strumento eccezionale quando viene usato bene. E' pieno di ricordi ed avvenimenti che rimangono ben custoditi ed assopiti, fino a quando un sigolo episodio, un profumo, una musica, un oggetto, ti catapultano indietro nel tempo. Ecco, il cervello è la nostra macchina del tempo personale.
Oggi lo sguardo è particolarmente attratto dal termometro. Adesso ci sono 33 gradi sul mio orologio digitale... e non voglio andare a vedere fuori, quindi utilizzo il plugin di firefox per controllare. Caspita 41! No, non esco proprio. Il condizionatore è in deumidificazione e stenta un pochino. Mi viene sete e vado in cucina a prendere una bottiglia d'acqua. Sudo per lo sforzo di sollevarla. Poi lo sguardo si posa sul termometro in cucina.
E' starato da quando l'abbiamo comprato. Segna sempre circa 5 gradi in più, ma ci siamo affezionati. Avrà circa 30 anni. Non è di quelli a mercurio che sono sempre molto precisi, ma uno a lancetta. Non ho idea di come funzioni. Dev'essere una delle poche cose che non ho mai aperto. Però ecco la macchina del tempo che si mette in moto.

Abitavamo a Nichelino, paese sulla cintura di Torino, in un anonimo condominio da 90 famiglie eppure allora era più facile fare amicizia fra condomini. Sopra di noi abitava una vecchietta. Me la ricordo ancora con le sue camicette vaporose di pizzo, i vestiti sempre molto colorati, la crocchia grigia sempre perfetta, mai un capello fuori posto. Veniva a trovare mia madre di tanto in tanto, per prendere un caffè, scambiare due chiacchiere, chiedere la famosa tazza di zucchero.
Era una splendida persona. Aveva perso il marito qualche anno prima ed i figli non la venivano a trovare molto spesso. La casa di mia mamma era per lei fonte di distrazione e di gioia anche perchè trovava un piccolo marmocchietto vivacissimo con i capelli ricci che stava ad ascoltare le chiacchiere della vecchietta, ai suoi occhi il nipote che poteva vedere quando voleva.
Mi fa tenerezza ricordare che era un suo rito, venuto il momento di congedarsi, di alzare lo sguardo verso il termometro, piazzato in alto su una parete del soggiorno. Immancabilmente prendeva la sua cipolla e... puntava l'ora con la lancetta del termometro, commentando sempre: "Questo orologio perde sempre più colpi, come me". Non abbiamo mai avuto il cuore di dirle che quello fosse un termometro che non funzionava granchè bene.

giovedì 21 giugno 2007

Vodafogne

L'antefatto su Die is now.

Son circa tre mesi che cerco di farmi riattivare la telericarica più, il servizio di Vodafogne che ti permette di ricaricare il telefono tramite carta di credito, utilissimo quando sei all'estero e comodissimo per me che non giro poi moltissimo per bar, tabacchi, ecc.
Or bene, in questi tre mesi ho avuto tutte le informazioni possibili ed ho parlato con diversi operatori i quali mi hanno sempre prospettato la soluzione a portata di mano e che "risolviamo in un giorno, non si preoccupi".
Due sere fa mi arriva l'sms "Sei un pezzente. Hai meno di tre euro sulla scheda. Corri a ricaricare con Telericarica più e moltiplica i punti fino a 4 volte". Spronato da tale sms, effettuo la ricarica e... non funziona, ovvio, nemmeno tramite il sito web. Di prima mattina mi armo di pazienza e chiamo nuovamente il call center Vodafogne.
Spiego nuovamente tutta la situazione, anche se la pazienza finisce subito ed il tono inizia ad essere alterato. Raggiunge l'apice massimo dopo che ricevo la seguente risposta: "Mi spiace signore, non ci posso fare nulla se non inoltrare una lettera di reclamo".
- "Signora, la lettera di reclamo, la manderò io per la serietà con cui è gestito il call center e di come riuscite a gestire i problemi"
- "Lei ha ragione, ma non posso fare nulla"
- "Si, lo ha detto prima. Un po' di fantasia almeno."
Al che si altera anche la signora e finiamo allegramente la conversazione.

Mi collego quindi al sito per scrivere una email di reclamo. Siccome non viene mai palesato un indirizzo email a cui inviare un reclamo, utilizzo subito il motore di ricerca interno. Vengo indirizzato su una pagina di FAQ automatizzata. Torno indietro, non ho capito bene, mi dico. Nuova ricerca, stessa pagina di prima. Ok, inserisco la tipologia di risposta che vorrei da Vodafogne e scrivo il mio bel commento. "Ci dispiace ma non siamo in grado di fornire una risposta al suo quesito" che secondo me è la stessa signora di prima che mi paracula, "può inviare un'email con il suo quesito e le risponderemo nel più breve tempo possibile".
Scrivo il mio commento piccato, che dopo anni da cliente, passerò ad altro gestore di telefonia e che ringrazio per il trattamento ottenuto. Ovviamente non mi aspetto risposta, ma tant'è.
Penso di passare prima possibile da un centro tim per avviare le pratiche per la portabilità del numero. Di solito con questa manovra si ottengono vantaggiose offerte da parte del gestore attuale, pur di non passare al altro gestore.
Mentre penso a questo però, ricevo una chiamata da numero sconosciuto. Una voce registrata mi annuncia che la Vodafogne è lieta di avermi fra i suoi clienti (?!) e sarebbe stata ancora più lieta se avessi avuto la bontà di rispondere ad un questionario sulla bontà dei servizi offerti, votando ogni voce con un numero da 0 a 9, o servizio inesistente, 9 servizio eccellente. Ma certo che perdo 5 minuti per rispondere ECC (acronimo di "e che cazzo").
Ci dev'essere stata però, una sorta di blocco della tastiera poichè anche premendo ad occhi chiusi, è uscito sempre il numero zero per ogni domanda... come nella valutazione finale. Incredibbole!!!!
Tra l'altro, per la legge sulla privacy "teoricamente" le mie risposte non sono associate al mio numero di telefono, ma attendo un'altra chiamata a breve da Vodafogne e questa volta, spero, con un capro espiatorio umano (zi, mi hai traviato) su cui vomitare un po' di sani improperi.

Vodafogne, tutto gira intorno a te. Intanto a me girano vorticosamente.

mercoledì 20 giugno 2007

Mai dar nulla per scontato

In occasione di un incontro con il mio capo ed il cliente presso il quale lavoriamo, salta fuori un gustoso aneddoto che avevo completamente dimenticato.

Eraramo in quel di Milazzo, presso la Raffineria Mediterranea ed uno dei mezzi a nostra disposizione non partiva, apparentemente perchè la batteria era scarica. Un collega viene a riferirmelo e quindi gli dico di mettersi al volante che io avrei spinto l'auto, approfittando della leggera discesa del vialetto dov'era parcheggiata la macchina.
Spingo per tutto il vialetto ma l'auto non ne vuole sapere di mettersi in moto. A fatica risaliamo il vialetto con l'auto e chiedo aiuto a qualche altro collega, credendo che la mia sola spinta non fosse sufficiente. Questa volta siamo in tre a spingere ed il collega di prima sempre alla guida. Ripartiamo per lo stesso vialetto, ma nulla. Ipotizzando tutti i guasti del mondo riportiamo l'auto al punto di partenza, quando un dubbio atroce inizia a formarsi nella mia mente e si esplicita con queste parole rivolte al collega alla guida: "Ma tu hai girato la chiave di accensione per far accendere il quadro?"
- "Perchè si doveva girare?"
Nonostante la lingua a penzoloni per lo sforzo appena fatto, ci sono volute tre persone per trattenermi e non massacrare il collega.

So che c'è una morale, ma l'ho dimenticata!

lunedì 18 giugno 2007

Tragicommedia

Adesso che son passati un po' di giorni, riesco a ricordare e rivivere più serenamente l'evento luttuoso che ha colpito la mia famiglia.
Non che prima fossi rimasto sempre serio, sia chiaro. Anche nei momenti più difficili, almeno agli altri ho mostrato un lato irriverente che non mi ha mai abbandonato.
Quando ormai la situazione era ben delineata, con mio fratello ci siamo trovati a pensare all'ultima parte del film "Johnny Stecchino", quando Johnny in auto con la moglie, programma il proprio funerale, chiedendole di piangere e disperarsi, facendo dei bei lacrimoni, perchè non doveva fargli fare brutta figura.
In effetti è uno stereotipo dei meridionali, quello di piangere, urlare e disperarsi ai funerali, anche se fino a pochi istanti prima hai detto peste e corna di chi è passato a miglior vita.
E qui i parenti ci hanno sorpreso. Beh, chi più, chi meno, ha versato lacrime negli ultimi giorni, ma senza scene di isterismo. Ed anche in chiesa il comportamento è stato irreprensibile, qualche sighiozzo ogni tanto, ma tutto contenuto, che sembrava di essere quasi in Inghilterra. Ma giunti al momento in cui è finita la funzione e doveva essere portata via la bara, ecco una zia (non quella presa di mira in queste pagine) cacciare un urlo stratosferico, mentre contemporaneamente inondava di lacrime la bara (nel caso non fosse bastata l'acqua benedetta). Anche in questo frangente, io e mio fratello ci siamo guardati e abbiamo sorriso leggermente.

Ma il giorno prima ho avuto un attimo di introspezione profonda. Dopo vari giorni di agonia, mia madre ha esalato l'ultimo respiro (e spero di esserle stato di conforto, tenendole la mano fino all'ultimo). C'erano stati attimi di sconforto e di calma, fino a poco prima, quasi a voler fermare il tempo. In capo a pochi minuti però è arrivata la frenesia di preparare la mamma per essere accolta dagli impresari delle pompe funebri. Prendere i vestiti con cui cambiarla, pulirla, vestirla, sono state operazioni che hanno richiesto un attimo; neanche ai box della Ferrari lavorano così velocemente. E con la stessa frenesia la zia (questa si, presa di mira su queste pagine) si preoccupa di chiudere la bocca della mamma. Dopo vari inutili tentativi, afferra un fazzolettone bianco per saldare definitivamente la questione. In mezzo a questo affanno, spunta la mia voce da dietro che fa: "E' inutile che ti affretti così, che ci vogliono almeno 6 ore prima del rigor mortis". Cazzo, anni e anni di CSI, libri di Jeffery Deaver, Patricia Cornwell e Kathy Reichs finalmente messi a frutto!!!!

domenica 17 giugno 2007

E' ufficiale!



Si, odio fare giardinaggio. Non l'ho mai sopportato.
Devo approfittare della mattina, visto che a casa mia l'acqua arriva solo per 3 ore al giorno: dalle 7 alle 10. E' praticamente impossibile innaffiare le piante quando è un giorno feriale e quindi mi ritrovo a farlo nel week end, quando dovrei invece coltivare (?!) il mio hobby preferito.
Odio passare sotto gli alberi, soprattutto quelli di arance, che ti graffiano la schiena a sangue, ma questo può sempre tornare utile per farsi bello con gli amici e dire quanto sia stata focosa l'amante di questo fine settimana.
Odio trovarmi con le scarpe piene di fango perchè poi per pulirle ci metto una vita.
Ma soprattutto odio stare in giardino quando alle 7 del mattino ci sono già 28 gradi. Da domani è inutile che passi con il tubo, mi basta passeggiare per il giardino e con il sudore già innaffierò abbondantemente le piante, con l'aggiunta anche di preziosi sali minerali.
Ho assaggiato però le albicocche e, cavolo, buone da paura, senza l'utilizzo di pesticidi. Anche il cane ha gradito le albicocche. E già i fichi sono quasi pronti per essere raccolti... Odio il giardinaggio, ma amo la frutta. Me ne farò una ragione.

mercoledì 13 giugno 2007

Le ultime fatiche

Alcuni giorni fa è arrivato il photobook di Praga. Ho raccolto, selezionato, modificato ed adattato circa 80 foto fra tutte quelle che avevo scattato nella capitale Ceca e ho quindi realizzato il libro per come lo volevo io.
Ho anche cercato di mettere le foto con un certo criterio: prima le foto con edifici diversi dai nostri, poi le attrazioni principali in diversi momenti, poi i mezzi di trasporto e le strade, alla fine le facce che mi hanno più colpito. Insomma quasi come se avessi dovuto davvero comporre un libro per una pubblicazione seria. Naturale che per questo popo' (non nel senso di deretano) di preparazione, ci sia voluto molto tempo. Alla fine però è arrivato, splendido per come volevo.
In questi ultimi giorni non ci sono state tante occasioni di mostrarlo alle persone a me vicine, ma in una pausa, per sdrammatizzare, ho preso il coraggio ed ho tirato fuori tutte le foto e gli album stampati.
Ovviamente i complimenti non si sono fatti attendere, ma questo, per chi è della famiglia, o chi è amico, è quasi scontato, ma i commenti al libro sono stati fantastici... spero di ricordarmeli tutti:

- Ma come sei bravo, potresti venderle (si, al mercatino di Praga però, non qui)
- Ma come hai fatto ad inquadrarle così bene (anni di lavoro al Photoshop)
- Che bella questa è tutta blu (è un classico)
- Che bellina questa ragazza, sembra proprio, ecco proprio dell'est (Sì? Era una turista, chissà da dove veniva)
- Tutte le fotografie a fuoco. Si vedono benissimo (chili di fotografie scartate)

Deep eyes

domenica 10 giugno 2007

Siamo andati sulla Luna

In questi ultimi giorni ho salutato davvero una marea di persone, molte delle quali non le ho mai conosciute.
Tutte vengono a dimostrare l'affetto che hanno avuto per mia madre, e, considerando che, come me, faceva una vita ritirata, l'afflusso è stato davvero notevole.
Molte di esse sono venute a trovarci poi a casa, per parlare un po', per ricordarla.
Fra queste, in una discussione, c'è n'è stata una che mi ha particolarmente colpito.
- "Il mondo è in rovina. Stanno succedendo tantissimi disastri"
- "Beh, adesso abbiamo la tv. Ne vediamo molti di più di un tempo"
- "No, no... non è colpa della tv. E' colpa dell'uomo. Ne sono convinta"
- "Ci stiamo evolvendo, male, ma ci stiamo evolvendo. Le cose cambiano"
- "Si, ma se non fossimo stati sulla Luna, tutto questo non sarebbe mai successo!!!"
- "Come? La Luna?"
- "Si, si. Proprio la Luna."
- "Scusi, ma cosa c'entra il fatt..."
- "Abbiamo sfidato poteri più grandi di noi e adesso ci stanno punendo!"
- "Ma se avevano poteri così grandi potevano impedirci di andare sulla Luna"
- "No. Dovevamo capire i segni, che ci dicevano di non andare lassù"
- "Quali segni?"
- "Quelli sulla Luna. Che sono sempre lì e non cambiano mai"
- "Ah, ecco. I segni"
- "Certo. Proprio quelli."

sabato 9 giugno 2007

domenica 3 giugno 2007

Pensieri slegati

Penso che il valore più alto che un uomo (o donna) possa avere, sia la dignità. Qualsiasi mestiere svolga, se fatto con dignità, non sarà mai deprecabile.
Perchè non importa ciò che siamo o che abbiamo, ma che si possa portare avanti la nostra vita senza vittimismi o autocelebrazioni.
E quando la dignità se ne va, che senso ha continuare a vivere?

Mia madre mi ha insegnato questo valore, me lo ha fatto apprezzare... ed ora, proprio lei, lo ha perso totalmente. Non per causa sua, sia chiaro. La malattia debilitante che la sta portando verso una fine ineluttabile, la sta privando anche di questo suo immenso valore.
Non ai miei occhi però, perchè sta affrontando con tenacia qualsiasi patimento, anche se, ogni tanto ammette di non riuscire ad andare avanti. E so perchè lo dice, sono i miei stessi pensieri se fossi nella sua situazione. Non accetta di non essere più autosufficiente, di "arrecare fastidio" alle persone che la circondano, "costrette" a non abbandonarla.
Lacrime scendono dal suo volto, bisbiglia parole di scusa verso chi le sta accanto. E tutto questo è dignitoso. Non così quello che le sta facendo la malattia, che la sta lentamente logorando dall'interno.

sabato 2 giugno 2007

Avrei...

Avrei voluto scrivere del libro lasciato sulla cappelliera dell'auto per circa un mese, tanto che ormai l'autrice sul dorso si è anche abbronzata.

Avrei voluto annunciare che ho eliminato il conteggio visite perchè ormai mi vengono a trovare anche quelli del ministero degli esteri ma soprattutto perchè lo script che avevo scelto lascia ampio spazio a virus, advertiser, ecc.

Avrei voluto non scrivere oggi perchè impegnato in una gita fuori porta a 1600 km da qui, con il suo carico di speranze e di sogni.

Avrei visto volentieri la vittoria di Luna Rossa, così il mio capo, avrebbe avuto un motivo per stare a casa.

Sono tante le cose che avrei voluto fare e non ho potuto fare. Invece sto passando un bel week end di merda... e, purtroppo, non è un eufemismo.