martedì 31 luglio 2007

Ieri sera (reprise)

Nel post di ieri sera, o di questa mattina presto, a voler essere pignoli, ho tralasciato di inserire due episodi che sono stati eclissati dalla presenza della signora delle sentenze.
Ero appoggiato alla transenna a far prove in bianco al palco, quando si avvicina un turista napoletano (inconfondibile l'accento) con macchina fotografica bridge appresso, che, credendomi un fotografo si avvicina e mi chiede consigli su come scattare al buio, perchè a lui le foto vengono mosse. Gli dico di provare ad alzare gli iso... ma a lui piace avere tutto in automatico... non sa di che parlo. Provo a spiegargli che deve mettere la macchina in manuale, provare a scattare con tempi di posa più lunghi e ovviamente avere un cavalletto solido dove appoggiare la fotocamera. "No, ma io scatto quasi sempre a bordo di battelli la notte" e mi fa vedere le immagini dello stretto di Messina, quelle di Salerno, prese dalla nave. Ok, non c'è speranza, ma se ne esce con una genialata.
- "Eppure mio cuGGino mi ha detto che ha comprato un aggiuntivo ottico che gli permette anche di scattare al buio".
- "Guardi, l'aggiuntivo ottico o è un filtro e come tale assorbe più luce, quindi al massimo ce ne vuole di più, oppure è un grandangolo o un macro ed essendo una lente spessa, anche in questo caso ci vuole più luce che con il solo obiettivo."
- "Lei dice che mio cuGGino è un bugiardo?".
- "No, ma che non dovrebbe mai bere prima di usare una macchina fotografica."
- "Ehm, buonasera."
- "Buone vacanze"

L'altro episodio, a mio modo di vedere al quanto comico, è capitato proprio durante il concerto. L'assessore alla cultura ed allo spettacolo al suo primo mandato, presenta il concerto dopo di che si precipita a scattare fotografie a destra e a manca con la sua compattina che io non avevo bisogno di pregare che l'illuminazione fosse buona: bastavano le sue flashate. Per tutto il concerto ha scattato foto agli artisti ma anche al pubblico, forse per dimostrare in chissà quale sede, l'enorme successo derivato dalle sue scelte politiche.
Abitiamo proprio in un mondo dove l'immagine vale più di qualsiasi altra cosa.

Guitar alone

Fan



Secondo concerto in pochi giorni. Ebbene sì, nonostante la delusione al concerto della Mannoia, mi sono rimesso in gioco per seguire il concerto di un altro cantante italiano: Fabio Concato.
Questa volta però il concerto sarebbe stato in piazza ad Avola, gratuito e quindi avrei potuto tranquillamente scattare foto, a meno di improbabili sorti avverse del destino.
Come al solito parto con un notevole anticipo per verificare quale sia il posto migliore e trovo Concato e la sua band che stanno facendo le prove in bianco. Inizio a scattare qualche foto per scegliere l'obiettivo giusto per la serata. Lui è un signore: si ferma a parlare con la gente, da retta a tutti, firma anche qualche cd.
Nel frattempo iniziano arrivare due coppie di vecchietti con sedia da mare al seguito e si scelgono i posti in prima fila, a pochi millimetri da me. Mi fanno già tenerezza.
Sono le 20.30 quando Concato va a cambiarsi per il concerto che dovrebbe iniziare alle 21. Nel frattempo si è avvicinata una signora vestita di nero che si piazza nel lato lasciato libero dai vecchietti di cui sopra.
"Ma chi è questo qui?", sembra che dica ad una sua amica, "Ma uno buono non lo potevano portare? Che ne so... uno come Morandi, ecco. Ma io so di chi è la colpa. E' del nuovo sindaco, che non capisce nulla di musica.". Io inizio a prendere appunti, perchè non voglio perdermi una sillaba di quello che dice, ma ahimè, la signora decide di allontanarsi.
Anche io mi sposto, per poter scattare inquadrando il batterista che nella posizione dov'era prima, veniva escluso. Così escludo un tastierista, ma siccome mi somiglia molto, meglio non immortalarlo.
Dopo qualche secondo torna la signora di prima, mentre sul palco continuano i preparativi e le prove per il concerto. "Ma che cos'è questa? E' polvere o è per scena?", si rivolge a me, iniziando a credere che sia dello staff. Le rispondo garbatamente che è la macchina per il fumo per creare gli effetti di luce sul palco. La risposta sembra soddisfarla e torna a rivolgersi alla sua amica.
"Hanno fatto bene i vecchietti a portarsi le sedie, anzi dovrebbero tutti portali di corsa le sedie, che lo spettacolo inizia alle 21 e non c'è dove sedersi".
Io ho riaperto il palmare e faccio finta di prendere nota di tutt'altro.
"Hai visto che siamo a Sanremo? Guarda quanti fiori!". Mi intrometto qui per dire che l'allestimento che ha curato lo sponsor, un fioraio locale, era quanto di più squallido, fuori tema ed avaro, che mai avessi visto in vita mia. Tale allestimento constava di: 4, diconsi 4 composizioni miste, 4 palme nane (che secondo me le vendono Ficarra e Picone, ma approfondirò in altro luogo) e poi per concludere, 6 fiocchi da matrimonio bianchi con vicino una di quelle felci che vanno appese al soffito. Infatti poco dopo si ferma un bambino che mi chiede quand'è che arriverà la sposa. Non so che rispondergli senza che inizi a ridere.
La signora però è in gran forma questa sera ed inizia ad alterarsi un po'.
"E sono già le 21 e lui non è ancora arrivato. Dove sta?". La sua amica le fa notare che era già in paese e prima aveva anche provato sul palco, ora era a cambiarsi, ma lei continua imperterrita. "No, un orario è un orario. Se dicono che lo spettacolo inizia alle 21, bisogna iniziare alle 21, che la gente arriva piano piano.". Mi sto ancora interrogando su cosa volesse dire, ma non è finita. La signora lancia occhiate a me e all'attrezzatura. Il dubbio che fossi dello staff, ora è una certezza: per lei sono dello staff e mi rivolge la parola.
"No sa, perchè non avevo niente da fare ed allora sono venuta qui a sentire questo qui, ma a me non è che piaccia poi molto. A me piace invece Morandi", sì signora, l'avevo capito, "che se fosse quì lui, non si potrebbe entrare in piazza dalla gente. E visto che c'è lei, una foto con Morandi me la farei anche fare.".
Io non resisto e replico: "Signora, ma se vuole le posso fare una foto anche con Concato."
- "Ma dice davvero? Io con Concato? No, non ci credo."
- "Signora, se Concato non ha nulla da obbiettare, si può fare."
- "Ma glielo chiede lei o glielo chiedo io?"
- "Signora, se vuole glielo chiedo io, a fine spettacolo non penso dirà di no."
- "Ma se lei mi dice così, io non mi muovo mica di qui."
Io non ce la faccio più, devo voltarmi per non scoppiare a riderle in faccia. La signora però non è ancora doma.
"Questo cantante proprio non va. Anche la scenografia è da cimitero, con tutte quelle tende nere. Ah si lo so, stiamo sempre a criticare di qui e di la e invece dovremmo farci gli affari nostri", no signora, continui che prendo appunti, "ma si mettono loro in condizioni di essere criticati. Al posto di queste tende nere, non potevano mettere delle tende colorate?", anche qui non resisto e mi intrometto: "Si, magari viola a pois gialli." e qui non ce la faccio a trattenermi e devo appoggiare la fronte al braccio che sta sulla transenna, altrimenti esplodo. Lei non sembra accorgersene perchè continua a parlare con la sua amica.
"E poi, quello che non capisco è che fanno tutto sto casino da questa mattina per due ore di concerto.". Purtroppo la signora decide di allontanarsi, e al suo ritorno, il posto che aveva a fianco a me, è gia stato occupato. Avrei voluto rimanesse lì per godermi tante altre sue perle e magari immortalarla per l'eternita a fianco a Fabio Concato.
Ora, non voglio nemmeno immaginare cosa ci sarà al concerto di domani con un cantante melodico partenopeo sul palco. No, non ce la faccio. Ho un'età, io.

Fabio

lunedì 30 luglio 2007

Sì, viaggiare

Posso avere moltissimi difetti, lo ammetto, ma una cosa su cui non transigo è l'attenzione alle regole imposte per chi si mette al volante di un mezzo.
Beh, anche io ho i miei trascorsi ribelli, parliamoci chiaro, soprattutto in materia di limiti di velocità. Ne sanno qualcosa i finanzieri che mi inseguirono a fatica lungo la Salerno-Reggio Calabria nel giorno dell'attentato alle Torri Gemelle.
Ad un certo punto però, uno deve mettere la testa a posto, ed ho ridotto di molto gli eccessi. E se li ho ridotti io, a maggior ragione una persona che si porta appresso un bambino piccolo, oppure è in compagnia della famiglia, dovrebbe stare attento alla guida.
Invece, in due giorni sono successi due episodi in cui mi sono messo le mani nei capelli (va beh, è una metafora...). Il luogo è l'incrocio vicino a casa mia. Uno dei tre luoghi dove esiste un semaforo in tutta la cittadina.
Seguo un'auto guidata da una signora con figlioletto posto nel sedile posteriore. Dalla tangenziale entrambi prendiamo la stessa uscita. A circa 100 metri dall'incrocio io inizio a rallentare, notando il semaforo rosso. La signora invece mantiene invariata la velocità. Io inizio ad intuire le sue intenzioni e spero che freni. Macchè, arrivata ad una decina di metri dall'incrocio, la signora dà un colpo di clacson e passa come se nulla fosse. Io già mi ero visto tutto lo scontro, nel frattempo.
Il giorno dopo, ovvero ieri sera, sono praticamente nella situazione opposta. Mi accingo ad arrivare al semaforo per immettermi sulla tangenziale. Seguo un auto con un signore a bordo. Il semaforo è verde. Consci del fatto che le segnalazioni stradali sono solo consigli e non obblighi, rallentiamo entrambi fortunatamente, perchè per poco il signore non si schianta con una Ypsilon 10 proveniente da sinistra, cheovviamente aveva il rosso in quel momento. Alla guida un tipo che parlava al cellulare, con moglie a fianco e i figli dietro. Ha avuto pure il coraggio di inveire contro il signore che non l'ha tamponato.
Spero sempre che la fortuna accompagni queste persone. E devono anche ringraziare che le mie maledizioni non arrivano per come vorrei, altrimenti avrei risolto già da tempo i problemi della sovrapopolazione mondiale.

domenica 29 luglio 2007

Ah che sarà



Ieri sera, mi sono convinto all'ultimo minuto ad andare al concerto di Fiorella Mannoia. Mi sono armato di tutto punto dell'attrezzatura fotografica e mi sono portato anche il manfrotto, treppiedi fantastico ma che sfiora i 5 chili e se contiamo che tutto il resto dell'attrezzatura pesa altrettanto, non sono andato per niente leggero.
La cornice era il Palalive di Fontane Bianche, una struttura abbastanza ampia in questa località turistica che un tempo era meta di soli ricchi.
Vado a fare il biglietto e mi premuro di prendere un posto sulla tribuna laterale per poter scattare qualche foto. All'ingresso non dicono nulla di tutto l'armamentario che mi porto appresso e che è tutto fuorchè discreto. Però, non posso avere la bottiglietta d'acqua con il tappo, per ragioni di sicurezza. Al cassiere mostro il treppiedi e gli chiedo: "Questo lo posso lanciare a mo' di giavellotto?". Un po' interdetto replica che non può farci niente e che le regole sono quelle. Mah...
Come ho detto non ho pensato per tempo la cosa, quindi ho trovato gente in tribunetta, ma sono riuscito comunque a ritagliarmi un posto abbastanza buono per fare delle riprese. Il problema però era la distanza: anche con il 70-200 e il duplicatore, non sarei riuscito a fare dei primi piani. Va beh, al massimo verso la fine del concerto mi sarei spostato nei pressi del palco per fare qualche scatto.
Nei posti subito alle mie spalle ci doveva essere una coppia di arzilli catanesi che veniva per la prima volta ad un concerto. Ho trovato lei attaccata al cellulare per rendere partecipe tutto il parentado che fosse al mitico concerto.
"Ah, si, c'è caldo ma si sta abbastanza bene. Il palco è spento ma spero che accendano le luci per il concerto.", ehm, siamo prima del concerto signora. "Si, tutto bene, c'è un sacco di gente", le tribune erano piene per metà, le poltrone ancora meno, delle poltronissime non ne parliamo. "Comunque tutto a posto, aspettiamo solo la Mannoia!", ci mancherebbe altro. "Caspita, ma solo le 21.35! Il concerto avrebbe già dovuto essere iniziato! Non capisco queste cose! Perchè fanno ritardo? Bastava scrivere le 22 e pace", si ok signora, può capitare. "E questo, non si metterà proprio qui a fare foto?", al che mi giro e replico: "Signora, che fastidio le do? Le sto forse oscurando la visuale? O che altro?". Lei replica che non voleva che mi alzassi durante il concerto per vedere la cantante. "Signora, se tutti facessero il processo alle intenzioni, lei sarebbe già all'ergastolo.". Lasciando che marito e moglie iniziassero il loro turpiloquio, mi sposto qualche metro più in là.
Inizia il concerto e Fiorella Mannoia è in grandissima forma. Canta alla grande e si muove sul palco come una pantera. Mi diverto a fare qualche scatto ma le riprese oramai sono tutte monotone.
Mi sposto quindi vicino alle poltronissime, il posto più vicino al palco. Non sono arrivato che da un secondo che arriva una hostess e mi dice che se le mostro l'accredito stampa, mi accompagna fin sotto il palco. Capisco che non è una velata allusione sessuale, ma che è rimasta colpita dall'attrezzatura fotografica e mi ha preso per un fotografo. Le spiego che non sono un fotografo ma un appassionato e le chiedo se potrei scattare solo un paio di foto e poi andare via. Lei mi dice che non è possibile ma che sarei potuto rimanere dov'ero a scattare.
Riesco a fare qualche figura intera, ma la posizione è davvero brutta, posta così di taglio che a stento riesco ad intravederla fra le impalcature e la strumentazione.
Passano 20 minuti e mi si avvicinano un paio di energumeni dello staff. Non posso scattare fotografie! "Scusate, io sono qui tranquillo e non do fastidio a nessuno. Centinaia di persone dalle poltrone alle tribune scatta con il flash e continua a farlo anche in questo momento ed io non posso fotografare?". Mi dicono che sono troppo vicino al palco e che posso far venire voglia ad altra gente di avvicinarsi. Per evitare discussioni, recupero tutta l'attrezzatura e me ne vado. Ma sì, tanto il concerto era quasi finito e le canzoni clou le avevo già sentite.
E per concludere, le foto sono venute fuori uno schifo :-)
Ah, che sarà che sarà...

Fiorella

sabato 28 luglio 2007

Archivio musicale

Sono venuto in possesso di un grosso archivio di file musicali e così ho approfittato dell'occasione per sistemare il mio archivio attuale eliminando canzoni che non mi interessano più o quelle che non erano "perfette". Nel corso della sistemazione, ho ascoltato alcuni brani che hanno fatto parte della mia vita, altri mi sono venuti in mente per analogie.

Sono nato musicalmente influenzato dalle sonorità di Julio Iglesias, i Ricchi e Poveri, Celentano e le canzoni di Perez Prado. Mio padre aveva miliardi di quelle cassette che sentiva in continuazione durante il tragitto Torino-Siracusa e ritorno, a bordo di 127 o similari. Il regime patriarcale prevedeva solo quella programmazione musicale. Mi scoprii ad esultare non appena l'autoradio si "mangiò" la cassetta di Perez Prado. Non ne potevo più dei suoi "uh!" a tempo. Ricordo ancora che l'autoradio era un'imitazione Blaupunkt, rimarcata con la sua denominazione spagnola o portoghese Punto Azul.
La famosa "Mambo n. 5" è ormai impressa indelebilmente nella mia mente, come anche "Una carezza in pugno" o "Pensami".

Avuta la mia prima radio personale, iniziai a sentire le radio private e ad ascoltare altri generi musicali. Fui subito conquistato dai Police, da Battiato come da tanti altri autori italiani che ho poi rinnegato. Addirittura seguivo con passione i vari festival di Sanremo, registrandoli immancabilmente.

Ebbi una breve cotta per la musica country, sì, lo ammetto. Potete anche ricattarmi adesso. La colpa è stata di una promozione che "regalava" 50 album a chi comprava televisore, fornetto e impianto stereo. I 50 album erano tutti di origine americana. Che ce ne fosse stato uno di un artista conosciuto però. E nemmeno uno con in copertina una donna in costumi succinti. Insomma non valevano niente, ma siccome la mia paghetta mi permetteva solo l'acquisto di 45 giri di tanto in tanto, li ascoltai lo stesso. Forse però iniziai così a mettermi in testa alcune parole inglesi.

Venne poi il periodo degli Europe "The final Countdown", di Michael Jackson "Thriller", si anche di Eros Ramazzotti e sempre più dei Police e di Sting.

La svolta epocale venne quando iniziai a frequentare un negozio di dischi. Andato lì per comprarne qualcuno, feci amicizia con il gestore del negozio con cui ho ancora legami molto forti. Subito scattò in me (ma più in mio fratello) la passione per la disco music. Era la fine degli anni 80 ed iniziava a farsi strada la musica composta con l'ausilio di campionatori digitali. Iniziai a fare incetta di dischi mix, a mandarli a tempo, creare scalette per la radio e la discoteca. Avendo però a disposizione l'intero negozio, inizia ad ascoltare anche varia musica alternativa come la new age, l'acid jazz, la fusion che aprirono la mente al mio panorama musicale attuale.

Beh ma a parte i vari generi ci sono stati brani che hanno segnato indelebilmente i vari passaggi della mia vita.
"Thriller" di Michael Jackson, 1982: Ballata in terza media con una ragazza alta almeno due palmi in più di me. Allora il mio ideale di bellezza. Credo la mia prima cotta in assoluto.
"Englishman in New York", "Fragile", "They dance alone", Sting, 1987: sentite non appena effettuato il trasloco tra Torino ed il posto dove abito adesso. Fu abbastanza traumatico ma la musica mi aiutò molto.
"I still haven't found what I'm looking for", U2, 1988: In una serata in una festa privata dove evidentemente avevo bevuto troppo, prendo in mano il microfono e mi metto ad inventare una storia sull Vietnam nonchè a discutere scientificamente sull'aringa in scatola. La sbornia finisce il giorno dopo. Sembra che sia stato un successone. La cosa mi fa venire in mente che potrei essere uno speaker alla radio. Da allora ci saranno un sacco di stronzate dette alla radio e mai più per colpa dell'alcol.
"Kiss from a rose", Seal, 1994: Inizio davvero a lavorare. Un posto serio, non in nero e finalmente capisco che posso crescere e fare carriera in una società.
"Serenata Rap", Jovanotti, 1995: il mio primo vero amore ha come colonna sonora questa canzone, amore disastrosamente finito prima ancora di iniziare.

Ed oltre a queste, ci sono un paio di canzoni che mi fanno letteralmente venire i brividi lungo la schiena, per vari motivi:
- "What a wonderful world" nella versione di Louis Armostrong
- "Through the barricades", Spandau Ballet
- "It's probably me", Sting
- "One", U2
- "La donna cannone", Francesco De Gregori
- "Ma non è più la mia città", Gerardina Trovato
- "Philadelphia", Bruce Springsteen
Ecco, suonate tutte di fila, potrebbero struggermi il cuore.

venerdì 27 luglio 2007

In libreria

Ogni volta che vado in libreria, la tentazione è forte: vorrei portarmi via più libri possibili. Poi però corro al numerino scritto in basso nel conto corrente... sì, proprio quello in rosso ed allora parto con tutta una procedura basata su matematica, fisica e fortuna su quali libri tenere, quali lasciare: ambarabà ciccì coccò...
Con questo spirito in corpo mi reco sabato scorso da Feltrinelli. Arrivo di buon ora, perchè come al solito sono in piedi già da tempo. Feltrinelli è legato all'apertura di un centro commerciale locale, quindi non è che sia proprio l'alba anche perchè d'estate, i negozi locali tendono ad aprire più tardi alla mattina.
Noto però che la fila davanti a Feltrinelli è già bella robusta. "Che cosa mi sono perso?", ho pensato vedendo tutta quella gente in attesa. Che ci sia Jeffery Deaver in persona a firmare il suo nuovo libro? Ero a Milano quando c'era anche lui, beh, con un solo giorno di differenza, ma anche se ci terrei a conoscerlo, non è che sia proprio uno che va matto per le celebrità.
Finalmente aprono le saracinesce e scopro che stanno posizionando ancora dei libri sugli scaffali. Nuovi arrivi. Cavolo... è l'ultimo della Rowling, l'ultimo Harry Potter. Non ne ho letto nemmeno uno di suoi libri, a malapena sono riuscito a vedere il primo film, tra l'altro travasato in divx in forma pessima che faceva in modo di vedere due minuti a velocità normale e tre a velocità comiche anni 30. Li ho da parte i film, li vedrò quando sarò di umore buono. Per i libri, beh, ci penserò ancora.
Le prime famiglie che vanno a prendere i volumi hanno già una sgradita sorpresa: sono in inglese! Lamentele alla cassa: "ma come, non è in italiano? E' una vergogna". La cassiera cerca di spiegare che, essendo uscito alla mezzanotte, forse non c'è stato proprio il tempo per tradurlo e stamparlo. "E cosa me ne faccio di un libro scritto in inglese?". Verrebbe da chiedere che cosa te ne faccia di un libro in italiano, ma mi lascio trasportare dalle copertine esposte e mi allontano dalla cassa.
Devo stare attento, perchè sono in grado di comprare un libro che già ho, se solo la copertina è cambiata. E' successo già più di una volta purtroppo. Ehm, zì... ancora il libro è sulla cappelliera dell'auto; non c'è verso che me ne ricordi. Divagazioni a parte, quest'oggi trovo diversi libri che mi interessano e fortuna vuole che siano in edizione economica. Sono i miei preferiti, perchè sono sicuro che dureranno solo pochi giorni, quindi perchè spendere di più? Non riesco a resistere solo a quelli del succitato Deaver, come di Connelly o della Reichs... il resto può aspettare. Può capitare anche che compri una prima edizione, ma è solo perchè nel contempo non compro altri libri.
Con il mio bel carico torno verso la cassa. Non c'è più nessuno. Nemmeno la cassiera. Approfitto dell'assenza della cassiera per scegliermi una penna nuova. Ecco, un'altra mania è quella delle penne. Ne vorrei di tutte le foggie, a scatto o con il cappuccio, ma mi trattengo. Solo una ogni tanto, beh sì, anche se quella precedente non è terminata. Perchè poi, se al 99,9% delle volte scrivo al computer? E se devo prendere delle note volanti uso il palmare? Sarà un legame con la giovinezza, quando mi perdevo fra le penne di mio padre che, anche lui ne teneva in numero spropositato, considerato poi che non avesse una gran cultura e che scriveva raramente. Aveva però una bella calligrafia e forse questa sua piccola, grande mania.
Ho girato tutti i contenitori di penne, me ne sono scelta una, ma ancora la cassiera non si vede. Sarà andara a rigenerarsi da qualche parte. Dopo un altro poco eccola uscire dal magazzino. Spero che abbia rinchiuso insieme ai libri di Harry Potter alcuni dei genitori inalberati. Inizia a conteggiarmi i libri e non fa minimamente caso alla penna. In un impeto di onestà, le faccio notare che non l'ha passata al lettore di codice. Senza nessuna reazione, mi prende la penna dalle mani e sistema il conto. Mette tutti i libri in un sacchetto, ma non la penna. Probabilmente deve farle proprio antipatia: se me lo avesse detto, non l'avrei nemmeno comprata.

domenica 22 luglio 2007

Mind expansions

Non c'è proprio niente da fare. Qualsiasi cosa pubblichi, alcune piccole menti deviate prendono lucciole per lanterne.
E dire che avevo postato l'ultimo post così, senza pretese. Tra l'altro non era quello che volevo postare e non era nemmeno quella la versione da mettere sul blog, perchè mi piace di più la versione di Amalia Grè, che però Radio Blog non ha. Avevo sempre sentito quella di Michael Petrucciani, ma mai cantata e già la musica struggente aveva colpito il mio cuore. Le parole invece, mi sono piaciute perchè prendono un tema stranoto ma lo piazzano nella stagione che non viene mai associata con l'abbandono. Di solito tutte le canzoni di abbandoni sono in autunno o in inverno.
Insomma, mi piaceva il testo contro corrente, un po' come lo sono io per particolari comportamenti.
Come dicevo su, non era nemmeno questa la canzone che volevo pubblicare. Volevo rendervi partecipi di una canzone che a me è di aiuto nei momenti in cui sono davvero giù. Non ho trovato però il testo e quindi non l'ho pubblicata per questo. Caso vuole che la canzone si intitoli "Mind Expansions" che, a quanto pare, non affligge alcuni lettori di questo blog.

sabato 21 luglio 2007

Estate



Estate
Sei calda come i baci che ho perduto
Sei piena di un amore che è passato
Che il cuore mio vorrebbe cancellare

Estate
Il sole che ogni giorno ci scaldava
Che splendidi tramonti dipingeva
Adesso brucia solo con furore

Tornerà un altro inverno
Cadranno mille pètali di rose
La neve coprirà tutte le cose
E forse un po' di pace tornerà

Estate
Che ha dato il suo profumo ad ogni fiore
L' estate che ha creato il nostro amore
Per farmi poi morire di dolore

Estate

venerdì 20 luglio 2007

Facciamo finta...

... che io abbia scritto questo post e voi l'abbiate letto.

Ho iniziato, cancellato e riscritto questo post innumerevoli volte e non mi è mai piaciuto per come iniziava, continuava, finiva. Forse un giorno metterò insieme meglio i miei pensieri e lo pubblicherò.

giovedì 19 luglio 2007

Riscontri e contraddizioni

Come detto in qualche post fa, ho qualche aficionados che segue a giorni alterni questo blog. Le motivazioni che li spingono in questa pratica masochistica sono a me sconosciute e non indagherò nè giudicherò le persone per questo.
Mi è stato fatto notare che:
a) non sempre la realtà è esattamente come l'ho raccontata.
b) potevo pensare che postando qualcosa avrei potuto curare meglio la forma espositiva.
Beh, sappiate, se non ne eravate informati, che questo blog è uno spaccato della vita reale, comunque, e che come tale può trattare una realtà soggettiva delle cose. Lungi da me poi pensare ad una qualche forma di arte, scrivendo queste righe, ma a volte, per rendere meglio l'idea di quello che voglio esprimere, aggiungo personaggi o fatti di pura fantasia, per dare corpo ai miei pensieri. Beh, le sfighe che mi capitano, invece, sono tutte reali ed anzi, alcune sono censurate perchè poco credibili.
Di contro, difficilmente preparerò qualcosa nell'intento di presentarla al meglio. E' successo con l'ultima foto inserita nel blog, quello della città di Buscemi ripresa dallo specchietto della moto. No, non ho pulito lo specchietto perchè non pensavo di pubblicare la foto e non pensavo che fosse una bella foto. E no, non ho spostato apposta la moto od il manubrio della moto affinchè si vedesse quella parte di città. Ho fermato la moto in quella posizione per scattare delle foto (non pubblicate poi) e quando ho visto cosa c'era riflesso nello specchio, ho scattato senza pensarci su (che poi mi dicono che sono i miei scatti migliori quelli dove non penso... e mi chiedo che cosa pensi a fare, io).
Districarsi fra i miei blog, quindi richiederà una sorta di umorismo sempre all'erta, se avrete la bontà di seguirmi, e non prendere tutto "as is", o meglio, per citare uno scrittore locale "così è, se vi pare".
Non metterò avvisi di alcun genere, tipo "gli eventi e le persone narrate in questo blog sono di pura fantasia. Ogni riferimento a luoghi o persone reali è puramente casuale". Ed è anche successo che episodi reali, sono stati fatti ricondurre ad altre persone estranee agli eventi, alcune volte qualcuno si è spacciato per protagonista di quella storia anche se non l'ha mai vissuta.
Se qualcuno si sentirà chiamato in causa da una storia e si sentirà parte lesa, potrà utilizzare il blog per chiedere che venga tolto, modificato o rettificato il post ed ogni questione verrà attentamente vagliata... ma vi dico, di prendere tutto con più calma e tranquillità. Leggete senza arrovellarvi il cervello sul perchè di questi blog. Certe volte non lo so nemmeno io, figuriamoci.

martedì 17 luglio 2007

Ciao magri!

Riesco a capire la cortesia della signora del negozio di abbigliamento sportivo...
posso anche apprezzare che perda del tempo a mostrarmi qualsiasi articolo del suo negozio...
sopporto anche che tenti qualsiasi cosa pur di vendermi di tutto...
ma cazzo, dentro una 56 mi pare abbastanza lampante che non ci entri!!!
Al che le ho detto: "Signora, questo che porto davanti non è un marsupio!!!".

Mi sento alquanto ghettizzato oggi.

domenica 15 luglio 2007

In sella

So che non bisognerebbe farlo, che dovrei avere almeno la ricevuta dell'assicurazione che la documentazione è arrivata per poter viaggiare, ma oggi non ce l'ho fatta. Sono salito in sella e sono partito, per il primo giro serio con la moto.
Niente di eccezionale, per carità, neanche 80 km tra andata e ritorno, su una strada però tutta curve e tornanti che mi ha portato a toccare diverse località degne di nota del circondario.
La belva... ehm, ok la chiamo così, ma adesso dovrò trovarle un nome, ora che le sto prendendo le misure e che ormai ci frequentiamo giornalmente.
Abituato a viaggiare in auto, tutta l'aria rimane al di la del parabrezza, soprattutto in estate, con il condizionatore acceso. Qui invece l'aria ti investe, a volte violentemente, e devi imparare a conviverci se vuoi viaggiare come si deve. Le pose, talora assurde, che vedevo in tv di bikers che fendevano il vento, avevano non solo un senso, ma veniva naturale assumerle a certe velocità. Ho imparato anche che la belva vuole strada, non passeggiare per le vie del centro ad essere notata; la temperatura dell'acqua si alza presto e ti invita a dare un po' di gas per farla respirare.
Ho trovato anche il tempo per scattare qualche foto. Su queste strade di montagna, fermarsi a scattare una foto è molto più semplice in moto che in auto, perchè non devi trovare spazio per parcheggiare (non che da queste parti serva davvero uno spazio per parcheggiare, ma tant'è).
Ci sono stati anche momenti topici, quando, ad esempio, una farfalla ha scelto proprio il centro della mia fronte come zona di atterraggio, rimanendo appiccicata per qualche minuto.
Sembreranno parole scontate, ma ho trovato davvero un senso di libertà a cavalcare la mia moto in giro per le strade, anche se al momento non riesco a godermelo in pieno, data la mia inesperienza, soprattutto in condizioni limite. Oggi ho impostato le curve in maniera più sicura di ieri e così sarà domani, come anche affrontare le frenate improvvise.
Non diventerò certo un novello Valentino Rossi, perchè se è vero che una scarica di adrenalina ti fa sentire vivo, preferisco sempre godermi il viaggio che trovo sempre molto stimolante, in attesa del traguardo.
Trovo anche che sia il mezzo adatto a me, in questo momento. Solitario va il viaggiatore in groppa al suo destriero, per lande desolate e manieri arroccati...
Objects in the mirror...

venerdì 13 luglio 2007

Donne e motori

Oggi è stata una giornata intensa, pure troppo, ma ha presentato diversi lati piacevoli.

Si va a mangiare in una trattoria locale approfittando della presenza di un'ospite di riguardo proveniente dal nord Italia. Fortunatamente non c'è stata la maledizione del venerdì 13 (beh, in America la considerano sfigata come giornata... tranne i produttori di film horror) e si è mangiato davvero bene. Così satolli si riprende posto in macchina e la signora posta nel divano posteriore nota diversi cartelli in cui compaiono 4 loschi figuri, tutti con occhiali da sole, con la scritta "Siracusani's men" e null'altro. Domanda subito chi siano questi signori.
"Che cos'è il genio? È fantasia, intuizione, colpo d'occhio e velocità di esecuzione" (cit.)
La risposta: "Vedi, siccome ci sono stati diversi casi di persone che non erano di qui e non affiliati alle famiglie locali, che sono andati a chiedere il pizzo ai negozianti, gli esattori hanno appeso questi cartelli pubblicitari, così che i negozianti li possano riconoscere come quelli ufficialmente autorizzati. Sai, di questi tempi non ci si può fidare proprio più di nessuno e tutti si inventano un sistema veloce per truffarti".
La signora è rimasta a bocca aperta quei secondi intercorsi fra la fine della frase, i commenti dei miei colleghi (bastardi) e lo scoppio delle nostre risa.

Nel pomeriggio sono finalmente riuscito a finire tutti i vari lavoretti per far sì che la moto si mettesse... in moto.
Il fermo tecnico di oltre un anno aveva intasato un po' i filtri e reso difficoltosa la messa in moto. Adesso dovrò cambiare un paio di pezzi di ricambio, ma la belva ruggisce davvero e azzanna anche.
Come dicevo qualche post fa, dovrò imparare ad ammaestrarla. Per ora su strada non sono andato oltre i 4500 giri ed i 100 km orari, ma alla prima accellerata seria, il cuore è andato a mille. Non sono uno spericolato, anzi forse la prudenza mi frena un po' dal prendere esperienza prima possibile, ma non ho saputo resistere non appena ho avuto strada libera ed un rettilineo senza eccessive buche (una rarità da queste parti). Certo, alla prima curva ho esitato ad impostarla, ma mi sono ripreso subito. Il momento peggiore però è stato quando ho dovuto rialzare il muso del casco per dire al benzinaio di farmi il pieno. Era la prima volta che usavo quel casco e non avevo mai provato né a slacciarlo, né, per appunto, ad alzare il muso.
Come nelle migliori gag di Fantozzi, ho armeggiato per qualche minuto, rischiando anche di strapparmi via la testa con tutte le manovre che stavo facendo, quando, misericordiosamente, il muso si è alzato. Fatto immediatamente il pieno, ho chiuso di nuovo il muso per non farmi riconoscere.
Mio fratello che ha un po' di esperienza, mi ha dato dei consigli su come guidare la moto. Io gli ho subito risposto che sapevo quali erano le mosse giuste prima di partire: massaggiare sopra le sopracciglia affinchè si sistemassero bene sotto il casco e quindi piegarmi sulle ginocchia, appoggiare la testa alla moto e concentrarmi (Valentino vaiiiiiiiiiiiii). Con uno sguardo alla dottor Spock, mio fratello mi ha un po' schifato e se n'è tornato alle sue faccende.

giovedì 12 luglio 2007

La vita va avanti

La notizia è di domenica sera, ma... non mi ricordo mi sia stata data. Per me è come se non me lo avessero mai detto. Probabilmente troppo rinco dopo il ritorno in aereo... e non avevo nemmeno la scusa del jet lag.
L'altra sera, la ragazza di mio fratello mi chiede commenti alla notizia.
- "Scusa, ma a che cosa ti riferisci?"
- "Che io e Fabio ci sposiamo! E che altro?"
- "Ah, vi spostate? No, Fabio non mi ha detto niente". Da lontano "Si che te l'ho detto!!!"
Mamma mia... inizio a dubitare di essere sempre presente su questa terra. Forse a volte mi reincarno in un'altra persona... beh, spero non in una più magra se no gli faccio del male.
Avevano deciso tutto oltre un mese fa, ma aspettavano che mama si sentisse meglio per darle la notizia che ormai l'avra raggiunta comunque. Poi, ovviamente, gli avvenimenti hanno ritardato l'annuncio che però è avvenuto non appena hanno avuto la conferma che la data prescelta (circa) la chiesa fosse libera.
Hanno scelto la Cattedrale di Noto che ha riaperto i battenti da pochissimo e in cui i lavori non sono ancora terminati. Praticamente hanno ricostruito la struttura ma ancora gli affreschi devo essere fatti.
Fra meno di un anno convoleranno a nozze dopo un fidanzamento di circa 7 anni. Sono felice per loro e spero tanto che sia una famiglia felice. I presupposti ci sono tutti. Mi spiace solo che questa notizia non sia giunta qualche tempo fa... ma allora i tempi non erano maturi.
Per il momento... e per molto tempo ancora, mi sa che rimarrò io a tenere alta la bandiera dei single. Ormai fra gli amici e i parenti, sono l'unico a non essere ammogliato, nè tanto meno nella condizione di sposarmi, almeno al momento. In questi ultimi tempi mi sento di essere invecchiato di una decina d'anni in pochi mesi: prima la mamma se n'è andata ed ora anche mio fratello inizia una vita tutta sua.
La vita va avanti, con i suoi percorsi non certo lineari, ma non per questo si ferma. Ed ora riguardo alla mia vita e a quello che mi è rimasto fra le mani, o meglio, fra quello che è rimasto nei vari scatoloni dell'ultimo trasloco. Sarà tempo di trovare un posto a tutta quella mercanzia e sistemarla come se fossi davvero nella casa dove ho scelto di vivere.
Se non altro, circondato dalle mie cose, dai miei ricordi, avrò un luogo confortevole dove cercare rifiugio la sera, quando i pensieri non saranno più imbrigliati dai doveri lavorativi.
Man at work

mercoledì 11 luglio 2007

Statistiche

Cerco sempre di mantenere un basso profilo per le cose che pubblico, sia questi testi, sia le mie foto.
Su Flickr, pubblico le foto ma commento poco le altre, così il giro di amicizie che ho è sempre scarsino e alcune foto non ricevono il successo che meritano, ma di questo non me ne cruccio, anche perchè se è vero che i commenti anche di sconosciuti possono fare piacere (o meno), sono le critiche ragionate quelle che permettono di farti crescere... e su flickr sembrano essercene davvero poche.
Il mio sito personale dove pubblico di solito non ha né banner pubblicitari né è segnalato a motori di ricerca. Ho solo un link nella firma sui miei post sui newsgroup, per il resto mi baso sul passaparola di amici e amiche che sanno di me e che hanno piacere di curiosare di tanto in tanto.
Curiosando fra le statistiche, infatti, noto che c'è una media di accessi di una decina di persone, forse anche meno al giorno... e togliendo me, che controllo spesso se il sito esiste ancora, in effetti il sito dev'essere fra i meno visti al mondo :-)
Dopo il viaggio a Milano però, ho pubblicato su un newsgroup, un paio di foto giusto per avere qualche commento più tecnico. Beh, per due giorni consecutivi, ho sfiorato il centinaio di accessi al giorno, un incremento esorbitante!
Il numero di commenti inseriti nelle foto però è rimasto unguale, quindi è calato del 90% circa :-)
Perchè scrivo tutto questo? Boh, forse perchè questo evento è come una meteora che non si ripresenterà facilmente. Forse perchè non avendo altro argomento valido vi siete beccati questa disquisizione.
A distanza di qualche giorno dagli eventi di Milano, tutto si è sedimentato e a mente fredda alcune cose restano a galla più di altre, ed è diventato più arduo mettere in piedi due pensieri degni di nota. Sto già pensando a nuove avventure, nuovi posti da visitare e magari altre foto da pubblicare, quindi il tempo aiuta, ma io sto dando una mano al tempo.



domenica 8 luglio 2007

Milano-Catania andata e ritorno

Scrivo di getto anche se ho buttato qualche appunto su carta. Voglio cercare di mettere giù anche gli avvenimenti della serata. Orbene, ma incominciamo dall'inizio, ovvero dalla mattina del 6.
Ogni volta che devo partire, indipendentemente dalla meta, ho il sorriso stampato in faccia, ebete-style e la mia età mentale scende vertiginosamente di qualche decennio. Chi ha avuto la sventura di avermi come compagno di viaggio ne potrà narrare di cotte e di crude.
Ultimo ripasso per quello che mi devo portare e sembra ci sia tutto. D'altronde ho fatto la valigia la sera prima. Dovrebbe essere tutto a posto. Ok, posso partire. Dopo circa 50 km mi ricordo che non ho con me l'hd portatile per riversare le foto dalla memoria della fotocamera. Urge comprare una memoria una volta a Milano. Pazienza.
Arrivo all'aeroporto e noto la fila agli imbarchi. Saranno più di 500 persone! Nella prossima ora voleranno solo 3 aereoplani, ma, tutti vogliono passare ora i controlli. Così c'è chi rischia di perdere il volo ed in effetti sono parecchie le persone che vengono chiamate a presentarsi al gate. Arrivato finalmente il mio turno, l'agente decide di controllare la mia borsa. Apre ogni tasca e controlla ogni obiettivo levandone i tappi, mettendo un occhio da una parte e la mano aperta in movimento dall'altra, stile John Cena. Io sto per urlare "You can't see me", ma mi trattengo.
Finalmente arriva il momento dell'imbarco. Ho adocchiato un paio di belle ragazze solitarie e spero che una di loro sarà la mia vicina per questo viaggio. Si siede a fianco a me, invece, uno che leggerà il giornale usufruendo anche del mio modesto spazio e russando come un trombone per il resto del viaggio.
Arrivo a Milano. Inspiro l'aria carica di smog che mi mancava tanto e vado a ritirare l'auto a noleggio. Tiro fuori dalla valigia il sostegno per il navigatore e l'antenna GPS. Sistemo tutto sulla Panda per benino e cerco il navigatore nella tasca della borsa. Niente navigatore!!! Cazzo, sarà stato l'agente che mi ha controllato tutto e me l'ha lasciato fuori dalla borsa!!! Cazzo!!! Controllo meglio... ehm, quella tasca non aveva il fondo: era una fascia. Pirla!!! Chissà chi starà telefonando a tutte le donne che avevo in rubrica!
Il nuovo imperativo è comprare una mappa di Milano. Che poi ce l'ho anche una mappa... a 1500 km di distanza in quel momento. Obiettivo Autogrill. Mi fermo al primo in tangenziale e... niente, però hanno quella praticissima di Venezia. Ci penso su un attimo e no... niente mappa di Venezia. Altro Autogrill, stessa scena, così come al terzo. Mi decido quindi ad entrare in città e tentare con un'edicola e finalmente ho la mia bella mappa di Milano, addirittura plastificata, utile nelle giornate piovose.
Già che ci sono mi fermo anche a prendere una memoria per la fotocamera. Ok, non all'edicola, ma ho visto un Media World sulla strada. Mi fermo e vado subito al reparto apposito. Mi tengo stretto il cuore perchè i prezzi sono almeno al doppio rispetto a quelli che pratica il mio pusher di materiale fotografico. Però mi serve una memoria. Che faccio se finisco quelle che ho in dotazione? Ok, la compro lo stesso (giace ancora intonsa nella confezione originale NdA).
Gli eventi del venerdì sera scateneranno un mare di emozioni che mi procureranno un fastidioso mal di testa ed una poca attenzione al resto del mondo.
Il nuovo imperativo nella mattinata del sabato è cercare una farmacia dove prendere un analgesico. Nemmeno l'intera confezione di Moment Act però riesce ad alleviare questo dolore insistente. E a proposito di tedeschi (ricordando la pubblicità in tv), volevo qui ringraziare la famiglia che ha generato quel grazioso frugoletto biondo che, non sapendo come vivacizzare la sua colazione, ha pensato bene di cercare di montare a neve i suoi corn flakes immersi nel latte, con il risultato di rendermi il soggetto giusto per il prossimo numero di Gay Bukkake.
Per levarmi di testa quest'inizio di mattinata entusiasmante ho pensato bene di salire in cima al Duomo. Come dicevo su però non ero particolarmente attento e non ho controllato le impostazioni di fotocamera ed obiettivo mancando clamorosamente molti degli scatti migliori della mia vita (tanto si dice sempre così delle foto che non sono venute, no?).
Torno in albergo. Cerco di riposarmi un po' per far passare il mal di testa. Riesco ad appisolarmi per qualche ora quindi torno in pista alla ricerca del Cimitero Monumentale. Ci arrivo alle 17.35 esattamente 5 minuti dopo l'orario di chiusura.
Torno al Duomo. In mattinata avevo notato che stavano montando il palco per un concerto. Leggo il manifesto e vedo che si tratta di opera lirica. Inizio del concerto alle ore 21.15. Decido così di prendermela con calma, fare qualche foto in giro, mangiare un tramezzino e poi appostarmi per fare qualche foto agli artisti e magari qualche foto in notturna al Duomo. Ci sono i ponteggisti che reputo dei soggetti ideali per delle foto, solo che questi non sono così d'accordo di essere fotografati. Ne nasce una diatriba sul diritto di lesa privacy, ecc, ecc, ecc ma siccome sono muscolosi, numerosi e per lo più forniti di attrezzatura pesante, mi levo di torno in un micro-secondo.
Ma il nemico è in agguato. Mondadori e Feltrinelli mi aspettano con i lettori di carta di credito in funzione. Mi lascio tentare solo in minima parte anche perchè ancora qualche lacrimuccia scende pensando al mio navigatore/palmare, sigh. Poso i libri in macchina e mi siedo su un gradino.
A fianco a me una donna affascinante conclude una telefonata con un uomo il quale sarà il fortunato protagonista di una gradevole serata. Io nel frattempo riguardo le foto scattate nella giornata.
- "Bella macchina". Quasi non mi accorgo che si sta rivolgendo a me.
- "Ah, dice a me? Beh, giusto una macchinetta per iniziare a scattare qualche foto". - "Si, ma così hai la possibilità di cancellare e riprovare di nuovo".
- "Questo è vero, ma ci sono momenti che non ritornano e sono persi per sempre" e la mia mente va di nuovo al venerdì sera
- "Hai ragione ma verranno altri momenti e altre occasioni". Sembra leggermi nel cuore.
- "Sei appassionata di fotografia?". Passo istintivamente al tu, abitudine che non ho mai con gli estranei...
- "Fotografo da quand'ero bambina e non mi sono mai fermata".
Così dicendo, si sistema la borsa, mi saluta allegramente per raggiungere l'uomo della telefonata. Ora... lei sarà una brava, mi dico, anche famosa... ma chi?? Dovrò scoprirlo, cavolo.
Ancora è presto per il concerto e vado a cercare qualcosa da mettere sotto i denti, ma torno verso le transenne della piazza, per fare delle prove in bianco delle foto. Controllo l'orologio. Sono le 20.40. Non faranno mai in tempo a completare tutto, non ci sono nemmeno gli strumenti sul palco! Torno a guardare il manifesto. No, avranno tutto il tempo di questo mondo... circa altre 24 ore!!! Il concerto è per la domenica sera. Ok, è tempo di andare a mangiare, scattare qualche foto in notturna, andare a letto.
E' domenica mattina. Devo andare al Monumentale, per forza. Ci riesco e nella quiete dell'ambientazione trovo anche un po' di pace interiore, almeno finchè non trovo una statua che sembra la Winslet in Titanic e torno a fischiare "My heart will go on". Sto cavolo di film mi ha fatto una crepa nel cervello non indifferente.




Riesco anche ad andare al museo della scienza e della tecnica e vedere finalmente l'Enrico Toti. Tutti i libri di Clancy e Robinson mi sono sembrati carta straccia. Salire in quella scatola di sardine chiamata sommergibile, ha tolto tutto il romanticismo e l'avventura di stare in fondo al mare a caccia di nemici.
Ho praticamente finito tutte le mete che Milano mi proponeva, così mi metto alla ricerca di un parco, dove rilassarmi e leggere un po'. Sulla strada mi viene un languorino e mi fermo nel primo ristorante dove riesco a trovare parcheggio agevolmente: il "Moulin Rouge". Niente spogliarelli, niente cucina francese... una famiglia di cinesi gestisce il locale con piatti tipicamente del sud italia! Solo a Milano! Ma si mangia più che discretamente e i prezzi sono davvero bassi. Chi si paga il conto però, probabilmente accecata dal mio fascino mi saluta in successione con: "Buona sera, ehm, buona notte", al che rispondo io con "e sogni d'oro!". Finiamo a farci delle sane risate.
Mi fermo quindi al parco al Lambro. Trovo un bello spiazzo all'ombra con vista su un budda stempiato ed oliato di tutto punto.
Ormai è ora di tornare a casa e quindi vado a fare il pieno all'auto prima di consegnarla. Ultimo rifornimento disponibile, ovviamente e aperto solo in self service. La colonnina dove mi fermo è fuori servizio. L'altra funziona ma non ha la tessera bancomat. Guardo nel portafoglio. Una sola banconota da 50 euro. Nessuno che ha da cambiare. Regalo così 18 euro per chi ha seguito i miei discorsi... Meno male sta vacanza sta finendo.
Sono finalmente al gate ad aspettare il mio volo. Una signorina con un caschetto bruno, occhiali con la montatura in tinta e un bel personalino è seduta a fianco a me ed è incuriosita dagli appunti che sto scrivendo. Mi chiede se io sia uno scrittore. Le rispondo che al massimo li leggo, mostrando il libro di Kathy Reichs. Iniziano così alcuni minuti di intensa discussione, perchè la tipa è molto intelligente ed anche se a lei non piace la Reichs, abbiamo molti interessi comuni. Finiamo per scambiarci il numero di telefono prima che lei prenda l'aereo per Olbia, salutandoci con un sorrisone soddisfatto.
Lascio Milano con il cuore sollevato e non nero, come mi sarei aspettato. Ho avuto diverse belle sensazioni, come il ritrovarmi in un ambiente che conosco e che rivivo con piacere perchè ci sono nato e cresciuto, così diverso da dove vivo ora. Non lascio Milano con rimpianto, torno in una casa che imparo ad apprezzare e che comunque ha segnato anch'essa la mia vita e che mi fa vivere intensamente anche al sud.

martedì 3 luglio 2007

Crisi di un giorno di mezz'estate

Sono entrato nella mia mezz'età, non c'è dubbio, e come diceva qualcuno, c'è grossa crisi. Speravo in una crisi di mezz'età avanzata ed invece, appena ci faccio capolino, eccola arrivare preponderante.
Conscio di tutti i perigli che essa può portare, fatto atto che dovrei essere ormai uomo posato (non foss'altro per la mole), me ne sono fregato bellamente e da oggi sono felice possessore di aggeggio a due ruote, chiamato volgarmente motocicletta. Anche perchè se crisi dev'esserci, perchè non strafare? E quindi vai con un motore da strada-corsa come l'Honda VFR800.
Strafare? No!!! Ma quando mai???
Le mie esperienze a due ruote risalgono ormai a decenni fa (beh, uno sicuro) ed erano limitate solo all'uso di Vespa 125. Il VFR800 è la moto adatta per un principiante come me. Beh se continuerò a scrivere sul blog vorrà dire che sono riuscito a domare la belva.
Oggi sono particolarmente su di giri (giusto per restare in tema) e neanche la visione di un novello gaio Elvis sulla spiaggia mi ha distratto più di tanto, anche se la camicia azzurra con le paillettes ed i jeans attillati non sono passati inosservati.
Prossima tappa, il negozio di abbigliamento sportivo. Devo avere uno di quei giubotti in pelle, nera possibilmente, che mi inguanterà perfettamente, mettendo in rilievo la muscolatura addominale. Ah, certo... mi servirebbe anche una parrucca, perchè. come andare in moto senza avere il vento fra i capelli? Beh, il vento ci sarà... i capelli? Meno. Si certo... un bel casco ed il problema si risolve. E' che non ci ho pensato... da queste parti non si usa.
E poi? Un bel lettore mp3 di quelli fighi, per metterci dentro tutto l'acid jazz che riesco a farci entrare.
Già sto iniziando a programmare le prossime gite e sicuramente a breve mi recherò sulla costiera amalfitana, che non ho mai visto. Più che per la costiera, lì, nei pressi, c'è Caserta, con la sua favolosa reggia, location di ultimi film di fantascienza, un must per me.
Devo solo convincermi a mettere un porta pacchi per almeno una valigia, giusto per portarmi appresso l'attrezzatura e un po' di cambi, ma "rovinare" la linea della moto in così breve tempo proprio non mi va... e di andare in giro con lo zaino sulle spalle modello scout, nemmeno.
Perso fra dubbi, sogni di viaggi, posti da scoprire, meglio che inizi a programmare anche i risparmi, necessari per pagare le rate del bolide. Mannaggia a me e la grossa crisi!!!


domenica 1 luglio 2007

Il canto della sirena

Quest'oggi mi sono alzato di buon ora. Avevo in mente da molto tempo di andare a farmi un giro a Scicli (RG), che avevo solo visto in un giro esplorativo come possibile meta fotografica.
Arrivare a Scicli dalla SS 115 è una meraviglia. Si fianchegga la nuda roccia scavata dalle acque, seguendo le curve delle strada, quando ad un tratto la gola si apre vertiginosamente ed ecco spuntare Scicli.
Il ritmo del paese è sonnacchioso, sono solo le 6 del mattino, ma qualcuno è già al bar per un caffè ed una chiacchierata. Uomini, ovviamente. Le donne non sono ammesse in questi club esclusivi, almeno non adesso. Più tardi forse alcune turiste e le più intraprendenti locali, andranno a gustarsi una granita.
Passeggio per le strade di sanpietrini, affascinato dai palazzi e le chiese barocche che incontro per strada. Nonostante alcune siano relativamente recenti (diciottesimo secolo), alcune sono in rovina ed è un vero peccato.
Non manco l'incontro con lo scemo del villaggio immagino, che per il fatto di vedermi con gli occhiali da sole (si, ok, erano le 6 ma il sole mi dava già fastidio!) mi insegue, minacciandomi di spaccarmi la faccia o qualcosa del genere; non riuscivo a capire la sua parlata in dialetto, strascicata maggiormente dalla carenza mentale.
Mentre cerco di allontanarmi garbatamente dall'uomo, come Ulisse attratto dal canto delle sirene, così una risata piena e melodiosa mi spinge ad entrare in un bar (o forse è stato l'odore di vaniglia e briosche calde?). Al bancone uno splendida donna si sta raccogliendo i lunghi capelli castano chiaro in una coda, dandomi le spalle. La visione già di per se spettacolare, mi lascia senza fiato quando lei si gira e mi chiede che cosa desideri. Faccio fatica a chiedere un cappuccino, rapito dagli incredibili occhi blu in tinta con la canottiera che la veste come un guanto. Si apre in un sorriso mentre mi illustra le specialità della casa: treccie di sfoglia ripiene di crema di pistacchi. Come faccio a dirle di no?
Mi gusto il cappuccino e la treccia e, di sottecchi, sbircio verso di lei cercando di imprimermi ogni particolare: le leggere efelidi sul viso, la lieve increspatura sulle labbra, le curve delle orecchie. Arrivano alcuni clienti per un caffè, lasciando i soldi sul bancone e scappando via dopo un rapido saluto.
Arriva il mio turno. Chiedo quanto sia il conto. Di nuovo si apre in un sorriso e, contrariamente agli altri clienti, mi chiede di seguirla alla cassa, posta all'altro capo del locale. Mi chiede se abbia gradito tutto. "Tutto splendido e perfetto", rispondo. Se possibile, il sorriso della banconista si apre ancora di più e per un piccolo, interminabile attimo, mi sento l'uomo più bello del mondo.
Vorrei tanto ricordare il gusto della treccia, ma non riesco a ricordare niente altro che quell'intenso sguardo blu.