giovedì 20 dicembre 2007

Guardie e ladri

C'è da chiedersi se è più umiliante farsi derubare da un balordo, o sentirsi presi per i fondelli da parte della cosidetta legge.
Tornare e trovare casa come se fosse appena passato un tornado non è proprio piacevole. Ci si sente violentati della propria intimità, ti vengono rubati non solo oggetti, ma anche ricordi preziosi che nessun risarcimento potrà mai compensare. E scatta la rabbia, per la tua impotenza.
Ancor di più se, andando a fare la denuncia, ti dicono di tornare nel pomeriggio perchè al momento non possono raccogliere la tua dichiarazione. E se nel pomeriggio, dopo aver descritto quello che è successo, inizi ad elencare quello che hanno preso, alla terza voce il carabiniere ti chiede "Ma è ancora lungo questo elenco?", forse, la voglia di mandare a fanculo anche la legge, ti viene preponderante.
Non sapevo che esistesse una legge affichè un ladro possa rubare solo fino a tre oggetti, così il carabiniere non è costretto a scrivere una noiosa ed inutile denuncia, anzichè accompagnare il collega a vedere uno scooter in concessionaria.
Non pretendevo di avere soddisfazione, ma rispetto sì, almeno dalla beneamata (cfr. Catarella), ed invece... ci meritiamo proprio di vivere in questa italietta del cazzo, dove chiunque può fare quello che vuole tanto i diritti del cittadino vengono solo calpestati e mai difesi.
Grazie, davvero.

mercoledì 19 dicembre 2007

Vaffanculo

Un sentito vaffanculo di cuore a chi ha svaligiato casa mia quest'oggi, portandosi dietro il mio corredo fotografico completo.
Probabilmente non ci saranno più cronache di nessun genere.

Buone feste a chi leggerà questo post.

martedì 18 dicembre 2007

Donne e motori 2

Ogni tanto mi piace dare un'occhiata a chi viene a frequentare il mio sito... ecco, non direttamente, ovvio, ma le tracce elettroniche che si lasciano durante la visita al blog, sono interessanti. Forse perchè ho lavorato sempre con il web, ho sempre lavorato con le statistiche per poter incrementare le visite hai siti che "dirigevo". Ne ho parlato anche in un post precedente, ma più perchè non avevo nulla da scrivere.
Da un po' di tempo lo script di statistiche che utilizzo, non riesce a localizzare correttamente gli IP. Poca cosa, intendiamoci, non è che mi interessa poi molto che un IP localizzato a Linguaglossa, sia in effetti il mio di casa (circa 100 km di distanza), ma mi faccio delle grosse risate quando, so per certo che un IP del Veneto sia posizionato in Piemonte invece.
Mi lasciano sorpreso anche le frasi di ricerca che poi portano al mio sito, anche se, in un anno sono riuscito a descrivere le situazioni più disparate, e capita davvero di tutto.
Mai però come in questo periodo, il mio blog è stato visualizzato da persone che cercavano foto di hostess del Motor Show. E' bastato mettere un post su un newsgroup di fotografia ed in un giorno ho sfiorato i 200 accessi, quando ho una media di 5 accessi giornalieri. Un discreto salto, non c'è che dire... quanto è vero quel detto che tira più un capello di donna che un carro di buoi :-)
Anche adesso, mettendo come chiave "tette motor show", esco al primo posto. Adesso so di cosa scrivere per piazzarmi sempre primo nelle classifiche dei motori di ricerca.

domenica 16 dicembre 2007

Love story

Lei passeggiava lungo i viali dei giardini pubblici, ammirando la neve che lentamente copriva gli alberi e le panchine. Era ormai sera e le luci dei lampioni dipingevano strane ombre sul vialetto, ma non era nulla di preoccupante per lei, le ombre erano vecchie amiche che le facevano compagnia ogni volta che doveva rientrare a casa.
Una differenza improvvisa però la fece sobbalzare. Qualcuno le era alle spalle ed avanzava velocemente verso di lei. Si impose di rimanere calma, ma quella presenza insolita la metteva a disagio. In men che non si dica la persona la raggiunse e fece per superarla, quando lei la chiamò: "Maurizio!".
Maurizio si girò, sorpreso dalla voce che lo chiamava, stupendosi che qualcuno poteva riconoscerlo dopo tanto tempo passato lontano da quella città. Il sorriso però gli si aprì come d'incanto e nonostante la fredda serata, un calore familiare gli raggiunse immediatamente il cuore. "Elena, non ci posso credere."
Elena rimase a guardarlo incantata. Erano anni che non lo vedeva e che non lo sentiva, ma lo aveva riconosciuto subito. A dire il vero, non si era nemmeno resa conto che fosse lui, ma qualcosa nel portamento le aveva subito fatto riaffiorare i ricordi.
- "Sì Maurizio, sono proprio Elena. Ma che ci fai quì? Cosa ti ha portato da queste parti?".
- "Avrei voluto dire che sono venuto per vedere te, ma se devo essere sincero, mi trovavo quì vicino ed un'amica mi ha invitato a cena"
Elena nascose il disappunto, e si meravigliò anche che provasse un disappunto alla notizia.
- "Ah, e chi è questa amica? La conosco?"
- "Penso proprio di sì. E' Anna."
- "Anna? Oddio, non mi dire che stai andando a cena da Anna."
- "Beh, te l'ho appena detto, lei mi ha invitato. Ma che cosa ci trovi di strano? Lo sai che ci conosciamo da tempo."
- "No, niente di strano... e... che anche io stasera sono stata invitata a casa sua"
Elena si stava chiedendo perchè Anna non l'avesse avvertita, poi capì. Voleva farle una sorpresa, aveva organizzato tutto quanto tenendola all'oscuro. Che stronza, Anna, che tesoro.
- "Allora è perfetto, ed io mi sentirò meno in colpa per non averti nemmeno chiamato. Ad ogni modo possiamo andarci assieme allora, che ne dici?"
- "Dico che è perfetto".
Elena non stava più nella pelle dalla felicità. Fin dalla prima volta che aveva conosciuto Maurizio, le era sempre piaciuto, ma Maurizio stava con un'altra donna all'epoca e non gli aveva mai detto nulla. Maurizio era stato un buon amico, anche se un po' distante, ma era nel suo carattere e lo apprezzava anche per questo.
Stringendosi un po', fecero assieme la strada che li portava a casa di Anna, e quando suonarono alla porta, lei boccheggiò alla vista di loro due abbracciati. "Vi siete incontrati! Ed io che volevo fosse una sorpresa!"
"Lo è stata" dissero tutti e due all'unisono. Si guardarono e scoppiarono a ridere.
"Entrate, entrate che fa freddo fuori".
Ad accoglierli, il marito di Anna, i figli e alcuni parenti. Fra strette di mano, abbracci e sorrisi, si accomodarono tutti al grande tavolo nella sala da pranzo. Anna fece in modo di far sedere Maurizio a fianco a Elena.
Per tutta la serata, Elena non fece che pensare a Maurizio, anche se non lo dava a vedere, impegnata a parlare con la famiglia di Anna. Maurizio stava un po' sulle sue, sia perchè un po' taciturno, sia perchè era l'unico estraneo e non seguiva le chiacchiere familiari. Elena si fece carico quindi di fargli un po' di compagnia, di chiedergli cosa facesse adesso, perchè si trovava in zona, se era sposato. Le scappò, se ne accorse troppo tardi, quando ormai le labbra avevano pronunciato la domanda, ma la risposta di Maurizio le fece passare tutte le preoccupazioni.
"No, non sono sposato. Non ci sono nemmeno mai arrivato e al momento sono single".
"Anche io Mauri. Non c'è nessuno che mi vada bene", disse, ma pensò subito dopo "tranne te".
Durante la serata Maurizio le si era avvicinato, l'aveva stretta a se, le aveva fatto le coccole ed al momento di sparecchiare si era offerto di aiutare Anna. Elena non perse l'occasione di stargli vicino e di parlare ancora un po'.
- "E adesso che farai?", gli chiese.
- "Beh, torno in albergo, domani mattina ho l'aereo che mi porta a casa".
- "Ma stai scherzando, devi fare di nuovo tutta quella strada con questo tempo? Non è meglio che rimani quì e poi parti domani mattina?"
- "Eh, in effetti non sarebbe male, ma ho lasciato tutto in albergo e dovrei comunque passarci..."
- "Ma dai, per una notte puoi anche stare così. Una doccia e sei a posto e a casa mia dovrei avere uno spazzolino da denti in più."
Maurizio si voltò a guardarla. Non aveva mai visto Elena così determinata. Si sorprese a pensare che lei non volesse dire quello che lui pensava, non era mai stata così audace. Per questo, sdrammatizzò immediatamente.
- "Messa in questi termini è una proposta più che invitante. Non posso rifiutare" e sfoderò un sorriso che fece arrossire Elena.
Al momento del commiato però Maurizio si sentì lievemente a disagio. Sapeva perfettamente che Elena era restia a dividere la sua vita con altri uomini. Non pensava di ricevere un invito proprio da lei, se lo sarebbe aspettato da Anna. Prese comunque sotto braccio Elena e si incamminarono verso casa sua.
Aveva smesso di nevicare nel frattempo ma la coltre di neve che era caduta attuttiva tutti i rumori e le forme. Si sentiva solo scricchiolare la neve sotto i loro passi, le nuvolette di fumo librarsi dalle loro bocche.
- "Eccoci quì", disse arrivando al portone di casa Elena, "spero che non farai caso al disordine, ma non è molto che ho traslocato".
Maurizio entrò in casa e gli si strinse il cuore nel vedere la casa di Elena. Quanti sacrifici doveva aver fatto e stava ancora facendo per permettersi una casa, anche così piccola come quella. Elena però le aveva dato già una forma, non definitiva, ma l'abbozzo era gradevolmente piacevole e si trovò subito a suo agio. "E' bellisima"
Elena minimizzò immediatamente e si mise a levare degli abiti dal divano che non avevano nessun bisogno di essere levati.
- "Senti, io andrei a letto, è stata una lunga giornata", disse quindi Elena.
- "Guarda, non ti dico di no, perchè mentirei e poi domani mi devo anche alzare presto."
- "Bene, allora permetti che mi vada a cambiare?"
- "Certo, intanto però fammi sistemare almeno il divano. Non voglio disturbarti più del dovuto".
- "Innanzitutto se disturbavi non ti avrei invitato affatto, secondo, perchè ti vuoi massacrare la schiena sul divano, quando invece puoi dormire sul letto?"
Maurizio guardò verso la camera da letto e vide un solo letto matrimoniale e non c'era spazio per altri letti in nessun altra parte della casa, quindi replicò: "No Elena, non sia mai che tu dorma sul divano. Mi ci sistemo io, starò comodo credimi."
- "Non avevo pensato di dormire sul divano infatti", disse sorridendo mentre andava a chiudersi in bagno.
Maurizio rimase perplesso dal suo comportamento. Erano anni che non la vedeva, ma non credeva che fosse così cambiata. Questo lo mise in difficoltà. Non gli erano mancate le avventure anche di una notte e non era questo che lo metteva a disagio, ma sapeva che tipo di donne erano quelle con cui decideva di avere una liason di un solo giorno. Elena non era affatto così, non concepiva l'idea di "una botta e via". Elena dedicava poco tempo a se stessa ma molto agli altri e con lo stesso spirito aveva sempre sognato una persona che le dedicasse tutto il suo tempo. Una relazione fugace non era proprio da lei.
Nel frattempo Elena uscì dal bagno bardata di un pigiama che nulla faceva supporre ci fosse una donna sotto. Per Maurizio fu un segnale chiarissimo e, al contrario di quello che si può pensare, ne fu contento: Elena non era affatto cambiata. Voleva davvero dividere il letto con lui solo per dormire. Con questo pensiero, Maurizio andò a sistemarsi per la notte, vergognandosi un po' di presentarsi davanti a lei poi in boxer e maglietta.
Maurizio trovò Elena a letto, seduta con le gambe incrociate, mentre leggeva un libro che Maurizio teneva nella tasca del soprabito e che gli aveva tenuto compagnia durante il volo d'andata. Sorrise, quando lo vide affacciarsi alla porta.
- "E' bellissimo. Ne ho letto solo una ventina di pagine, ma mi sta appassionando".
- "Tienilo pure. Anche io mi ci sono perso subito, tanto che l'ho terminato prima di atterrare".
- "Tutto questo, finito in una solo giornata?"
L'ultimo libro di Khaled Hosseini non era proprio il genere che prediligeva Maurizio, ma aveva letto con interesse il primo "Il cacciatore di aquiloni" e ne era rimasto così affascinato da comprare "Mille splendidi soli" senza nemmeno degnarsi di leggere il risvolto con il riassunto.
- "Sì, e anche il primo ha fatto la stessa fine. Se non l'hai letto, ti presto volentieri la mia copia"
Elena disse che non aveva mai tanto tempo per leggere, anche se le piaceva tantissimo e, visto che Maurizio non si decideva a varcare la porta della stanza da letto, lo invitò a venire sotto le coperte.
Maurizio rimase incerto solo per un secondo, quindi seguì l'invito di Elena e quando si stese a letto, lei spense la luce. "Possiamo comunque parlare se non hai sonno subito", gli disse girandosi verso di lui.
Ed iniziarono a parlare, prima di cose frivole, senza nessuna importanza, poi si arrivò alle proprie vite, ai propri stati d'animo, quindi ad una rivelazione sconvolgente. "Maurizio, ora te lo posso confessare: non sono mai stata con un uomo prima".
Maurizio fu travolto da questa frase. Solo ora capiva quanto Elena tenesse a lui, quanto era significato in realtà la sua presenza nella vita di Elena, che tesoro in questo momento stringeva fra le mani. Si perchè, mentre le chiacchiere andavano, loro si erano avvicinati moltissimo, fino a sfiorarsi le labbra e a lasciarsi andare ad un lungo avvolgente bacio.
Elena aveva paura che Maurizio non riuscisse a tenere a bada i suoi istinti. Nonostante gli piacesse davvero tanto non si sentiva pronta per lui... non si sentiva pronta per nessuno. Ma con Maurizio voleva che le cose andassero oltre, sentiva di potersi fidare di Maurizio, ma era pur sempre un uomo.
Maurizio capì tutto questo e si innamorò immediatamente di lei e non perchè non era mai stata violata, ma perchè aveva capito finalmente che tipo di ragazza d'oro fosse. E non era neanche brutta Elena, anche se lei diceva il contrario e non pensava minimamente a curarsi nel vestire o a truccarsi. Maurizio la strinse forte a sè ed iniziò a baciarla sulla fronte, sugli occhi umidi di lacrime, quindi di nuovo sulla bocca, finchè le lacrime finirono.
Finì presto anche la notte insonne di Elena e Maurizio, almeno così sembrò loro. Maurizio non avrebbe voluto lasciare la casa di Elena, tanto meno lei avrebbe voluto che lui andasse via, ma si salutarono, rimandando ogni volta l'ultimo bacio con un altro ancora più appassionato.
Sul volo di ritorno, qualcuno si accorse del giovane seduto nelle ultime file che per tutto il viaggio rimase con la testa appoggiata sul finestrino a guardare il cielo scuro, senza che il sorriso abbandonasse per un attimo il suo volto.

giovedì 13 dicembre 2007

E chi me lo doveva dire?

Cioè, un po' me lo immaginavo, ma non ho fatto previsioni per la paura che venissero disilluse. Parlo del viaggio che mi ha portato per qualche giorno a viaggiare per luoghi che avevo lasciato un paio di anni fa.
Appena al volante della vettura, ho ricordato strade che avevo dimenticato (beh, lasciamo stare il particolare di aver il imboccato casello sbagliato in tangenziale), riconosciuto luoghi, rilevato le differenze accorse dalla mia partenza, ma la parola che più mi è echeggiata nel cuore è stata: casa.
Sì perchè mi ci trovavo talmente bene in Emilia, in provincia di Modena, che anche se non ci ero mai stato prima, mi ero sentito accolto benissimo. Purtroppo la vita ha scelto una destinazione differente e mi sono adeguato.
L'incontro con i vecchi amici, la mangiata, le risate, i sorrisi e gli abbracci sinceri, avevo tutto relegato in un angolino del cuore perchè non pensassi troppo al distacco forzato. Non tutto è come prima, le vite evolvono, ma gli affetti sinceri restano e di questo sono grato a tutti loro.
Nei programmi c'erano molte cose che avrei voluto fare, troppe per i giorni che mi ero ripromesso di fermarmi e spero che mi scuserà chi non ho avuto il tempo di salutare. Spero ci sia un'altra occasione a breve.
Devo dire anche che non mi sono preparato cronometricamente per tutto, ad esempio davo per scontato che domenica a Forlì ci fosse la fiera dell'elettronica e della fotografia. Purtroppo (o per fortuna del portafoglio) c'era invece la fiera "commerciante per un giorno", dove almeno ho potuto acquistare gli ultimi regali, visto che il tempo poco clemente aveva fatto chiudere le bancarelle all'aperto, anzitempo.
Già i regali... ho portato qualcosa un po' per tutti, cercando qualche pensierino simpatico. Una vocina dentro il cuore mi diceva però che almeno uno, per una persona, dovesse essere qualcosa in più di un pensierino ed così ho seguito il cuore.
Riesco a fare tutto per ritagliare l'evento più importante (che ritenevo tale a priori almeno) a cui dedicarmi completamente: il MotorShow. Ora, non è che io vada matto per i motori, anche se le belle auto e le moto mi piacciono, ma non sono uno di quelli che snocciola dati di cavalli a comando... ancora devo vedere sul libretto le misure dei pneumatici della moto per comprarne di nuovi. Il secondo motivo per andare al MotorShow (il primo per alcuni) è la discreta presenza di hostess dall'aspetto gradevole. Calcolando che ci sono circa un 150 hostess (lo so perchè le ho fotografate tutte) e circa diecimila visitatori maschi al giorno, la probabilità di accalappiarne una che non sia per una foto è davvero esigua, ma contenti loro...
Ed io perchè ci sono andato? Perchè è una delle poche manifestazioni dove ci siano così tante ragazze, già pagate da qualcun altro, che sono disponibili a fare le modelle per una foto. Per un fotocazzoamatore è la manna piovuta dal cielo, anzi al costo di 25 euro. Peccato che le luci siano un delirio, ma non si tratta di un set fotografico. Ecco, per chi ci vuole credere, il motivo è stato proprio il provare a fotografare così tante ragazze sbagliando il meno possibile e devo dire che ne è uscito un lavoro egregio (Foto su francescorotondo.com e foto su flickr).
In più è stata l'occasione di conoscere una persona che è diventata un amico dopo pochi scatti, con cui ho condiviso risate, hot dog, hostess, biglietti da visita. Grazie Danilo, sei grande (in tutti i sensi :-) (cfr. Danilo Vigni Photographer).
Abbiamo tirato fino alla chiusura serale, ed io che pensavo di andarmene dopo pranzo circa... per quella che avevo in mente fosse una serata particolare, ma non così speciale.
Insomma, è tardi e devo raggiungere Padova prima possibile, perchè mi aspettano per cena. L'auto di cui sono dotato non è un bolide presente al Motor Show, ma fa il suo egregio lavoro e nonostante la nebbia, riesco a raggiungere la barriera di Padova in poco tempo. Il blocco dei TIR mi fa innervosire per un paio di chilometri, pari a più di mezz'ora, perchè sentivo di dover arrivare prima possibile. Riesco a trovare tutte le strade, anche se il navigatore ne conosceva la metà, ma mi fermo solo davanti alla casa dove avevo appuntamento. Non riesco a riconoscerla ma mi sembra lei... c'è qualcosa di strano... il cancello!!! Cavolo, l'ultima volta era da un'altra parte. Siccome però sono idiota, chiedo conferma telefonica se abbiano spostato il cancello negli ultimi tempi. Chi sta al telefono è una santa donna e non mi prende per pazzo, anche se dovrebbe.
Abbracci, risate, nuvolette dalla bocca perchè siamo veramente vicini allo zero, ma non raffredda certo il calore della compagnia. Ci sediamo a tavola ed iniziamo a mangiare, fra battute e risate. C'è una strana magia nell'aria, soprattutto a fianco a me, l'amica che mi ospiterà stasera a casa sua. Ha insistito tanto perchè rimanessi, e conoscendo l'animo puro so che non ci sono secondi fini. Ma come scrivevo prima, c'è qualcosa nell'aria, oltre all'allegria e alle risate. Si, ok, c'è la zia che armata di ciofegon immortala i presenti, mentre io, stufo della giornata a scattare, evito se non per far provare alla zia il 50ino nuovo. Ecco, di questo me ne pentirò in seguito (di non aver scattato foto).
E' venuto il tempo di salutarci, chi rimane e chi va. Io va (parafrasando una vecchia battuta). Seguo la mia amica nella sua nuova casa. Niente di pretenzioso, ma con tutto il calore di qualcosa di raggiunto con fatica. Ci prepariamo per la notte. Condivideremo lo stesso letto. Senza progetti, almeno all'inizio, poi iniziamo a parlare e non smettiamo più fino a che non suona la sveglia. Ma già da qualche ora abbiamo abbandonato lo stadio dell'amicizia e abbiamo iniziato una nuova meravigliosa strada. La magia che c'era nell'aria ci ha rapito immediatamente ed era qualcosa che portavamo nei nostri cuori. Lei per timidezza, io per rifiuto, non pronunciavamo una parola a favore dei nostri sentimenti, quando era palese agli occhi di chi ci stava intorno, cosa stesse succedendo (sei una banconota da tre euri, lo sai vero?).
E chi me lo doveva dire che in un viaggio con molte speranze, ma senza quella più grande, sarei tornato proprio con questa? Non ci avrei mai creduto, anche se un po' ci ho sperato. Il cuore aveva visto giusto ed ora... ora inizia la vita.

martedì 11 dicembre 2007

Motor Show 2007

La cronaca del fotocazzoamatore odierna è quella del Motor Show 2007, spacciata all'inizio per una visita alle novità automobilistiche e per mettere alla prova l'attrezzatura pagata con sudore della fronte, per gestire le molteplici luci dei saloni.
Di una cosa si ha la certezza: per le partner si preparerà una CF confezionata su misura contenente un discreto numero di auto, un paio di situazioni simpatiche, tre o quattro hostess, non di più, affinchè possa superare il controllo fedeltà. Delle altre CF da svariati Gbyte o alla peggio, del HD portatile pieno delle scorrerie nei padiglioni, le partner non ne dovranno mai avere sentore, pena la bobbittizzazione immediata sia fisica che strumentale.
D'altro canto, fotografare auto non è una passione che ti fa scucire 24 euro per poi trovarti risultati approssimativi, evitando nugoli di entusiasti visitatori curiosi di conoscere il colore dei tappetini ed il tempo di risposta dell'accendisigari sul loro bolide preferito.
E' anche vero che dall'altro grande motivo per cui qualcuno possa andare a far foto al motor show, non da tutte quelle soddisfazioni che le partner credono (visto che non so chi legge, meglio volare basso), ma solo uno sfruttare una modella (o presunta tale) a posare per te mentre è pagata da altri.
La visita fra le hostess è stata resa più piacevole dalla compagnia di un altro fotografo (lui si che non è un fotocazzoamatore), che se non passava inosservato per la stazza notevole, lo si notava per aver appeso al collo una 1DMKII con 70-200 2.8 IS ed una 5D con 85 1.2. A confronto la mia 400D con biancone montato pareva una compatta.
Cosi armati, il fantastico duo dribla i visitatori per arrivare ad immortalare ogni modella passabile presente al motor show. Almeno nell'intenzione. Dopo un paio di padiglioni, qualche hot dog e litri di bibite (niente alcol, siam professionisti), l'occhio si era gia abituato alla media delle modelle e si inizia gia a fare una selezione.
Ok, siam professionisti (?), ok che l'occhio si abitua, ma sia ad alcune modelle come a qualche visitatrice, la lingua si srotola ad entrambi ed ognuno invita l'altro a non perdere la concentrazione.
La cosa gradevole, di arrivare in settimana (senza accrediti, ovvio) è che non c'è moltissimo movimento, si riesce a girare con tranquillità e, cosa da non sottovalutare, scambiare due chiacchiere con le hostess, che serve anche a loro per distrarsi un po'.
Il sondaggio che sto ad elencare di seguito è ovviamente falsato dall'innata simpatia ed avvenenza fisica dei due fotocazzoamatori, ma non faccio fatica ad immaginare risultati simili a questi: 80% di loro sono simpaticissime ed alla mano, addirittura sono le prime a ringraziarti di averle rese protagoniste di uno scatto, il 10% spera che tu (fotocazzoamatore che brandeggi cotanta attrezzatura) sia un fotografo che possa introdurle nel mondo dello show business, il restante 10% sono delle frustrate che non hanno sfondato, sono costrette a far marchette a queste esibizioni e negano di essere immortalate da un plebeo (ma vaffanculo!).
In effetti si sarebbe potuto categorizzare maggiormente la casistica: quella davvero pro che concedeva pose a tutti, quella espressiva come un sedano cellophanato, quella che scambiavi per manichino o cadavere vista l'assoluta immobilità anche se sottoposta a tortura.
Le soste frequenti non hanno risparmiato piedi e schiene dei nostri eroi che sono riusciti ad uscire prima che li sbattessero fuori per molestie riuscendo nel contempo a perdere lo spettacolo di tette al vento proprio nel padiglione dove c'era la loro uscita, con buona pace delle rispettive partner .


To bodly go where... where???

Data astrale 06.12.07.
L'astronave Enterprise è pronta a partire dal bacino utopia planitia per affrontare le sconosciute distese là, nello spazio ignoto. Le procedure di imbarco sono ormai giunte al termine quando si nota del trambusto mentre gli ultimi passeggeri salgono a bordo. Lo spazio in cabina è ormai saturo visto che la regola del monobagaglio in cabina sulla Terra è consuetudine non seguirla. Chi arriva ultimo non potrà quindi posizionare i propri trolley in cabina ma dovranno essere piazzati in stiva. Una signorina fra tutti i passeggeri si fa notare per come riempie perfettamente la camicetta che indossa, ma ancora di più per la veemenza con cui chiede che il trolley non le venga imbarcato in stiva.
- "io esigo che rimanga con me. Lo terro sulle ginocchia. Dentro ci sono migliaia di euro di roba e non lo lascio certo in balia di chiunque" .
- "bene signora, o lei imbarca il bagaglio oppure scende qui lei ed il bagaglio, visto anche che siamo in ritardo".
- "non e colpa mia se voi siete disorganizzati".
- "nemmeno e colpa nostra se lei se ne vuole fregare delle disposizioni di sicurezza".
Gli altri passeggeri iniziano ad innervosirsi. I meno infervorati lanciano epiteti poco eleganti all'indirizzo della signorina, mentre dalle file piu indietro qualche alliccasapuni (vecchio rasoio da barbiere) lancia dei bagliori poco rassicuranti.
Alla fine, prima che qualcuno inizi a scaraventarla giù dalla scaletta, il personale di bordo le illustra come infilare la borsa sotto il sedile (quacuno aveva suggerito luoghi piu caldi, umidi e ameni) e quindi prendere finalmente via, la dove nessun uomo e mai arrivato prima.

giovedì 6 dicembre 2007

La valigia sul letto è quella di un lungo viaggio...

... anche perchè carica di cibarie all'inverosimile. Diciamocela tutta, i siciliani sono famosissimi al nord per tre cose: la siccità, l'Etna, il traffico... ah no, erano altre le cose, ok... Sto facendo un guazzabuglio delle idee che avevo in testa.
Sì, perchè fino a poco fa, nella vasca da bagno mentre mi rilassavo, mi sembrava una splendida idea quella di realizzare un blog sulle citazioni, da cui il titolo. Frasi di canzoni e film che si sono stampate nella memoria soprattutto in tenera età e che ritornano imperterrite in un logorroico evergreen. E soprattutto pensando a questo viaggio che, pare, si faccia davvero, mi è venuto in mente il titolo, mentre stipavo la valigia (Se mi lasci non vale, Julio Iglesias) e contemporaneamente "Troppe cose da fare e così poco tempo" (Joker/Jack Nicholson in Batman).
Perchè le citazioni? Perchè è davvero tempo che non saprei più citare una frase da un film recente, da un libro oppure da una canzone. Devo essere proprio entrato nella fase in cui difficilmente nuove nozioni si radicano a fondo nella mente così da essere prelevate prontamente alla bisogna. E mentre posso citare interi brani di Ghostbusters, I predatori dell'Arca perduta, Frankestein Junior, Porky's, Terminator, Guerre Stellari, oppure di cantautori italiani degli anni 70 e 80, tutte le nuove produzioni, diciamo dopo il 2000, rappresentano una nebbia confusa nella mia mente. Ho già detto che compro più volte gli stessi libri? Beh, è capitato ancora due settimane fa... beh, per uno ho una scusa, non l'avevo letto perchè non lo trovavo, non ricordavo di averlo e l'ho ripreso ancora :-)
Mi chiedo però se non stia già cadendo nell'Alzhaimer o se non sono diventato molto più esigente nelle cose da ricordare.
Dicevo che mi sembrava una buona idea parlare di citazioni, poi durante il bagno ho cambiato versione. In realtà volevo solo esorcizzare i pensieri verso qualcosa che non fosse la partenza, perchè difficilmente riuscirò a prendere sonno quando invece ne avrei davvero bisogno, visto che nell'ultima settimana, ho un conto ore ridicolo, nonostante l'influenza mi abbia colpito abbastanza duramente.
Ho nel cuore la felicità di rivedere vecchie (e qualcuno se la prenderà) facce e vecchi luoghi e staccare per un poco dalla routine lavorativa. Come dicevo su, ho stipato all'inverosimile la valigia con le cibarie che, colpa mia lo ammetto, negli anni ho fatto assaggiare agli amici nordisti e che mi hanno quasi obbligato a portare. Il cannolo siciliano va per la maggiore, è un mito che ben si presta anche ad alimentare doppi sensi e per quasto ancora più apprezzato. Già, i doppi sensi, di cui più volte sono stato campione indiscusso, visto che la platea di allora permetteva ed era particolarmente ricettiva... ma sto di nuovo divagando. E poi... beh poi ci sono tante cose che non posso descrivere perchè rovinerei la sopresa di qualcuno, che, sono sicuro, domani mattina butterà un occhio da queste parti.
Sono sicuro di lasciare anche molta altra roba quì, non fosse altro che è probabile abbia superato il limite di carico massimo ad personam... stavo pensando che forse vestito di rosso, con bordature in pelo bianco, potrei incutere tenerezza al check in e non procedere verso le casse a pagare il sovrabagaglio.
Insomma, tante frasi buttate alla rinfusa questa sera, senza un senso logico. Lo so, sono nervoso, perchè mi aspetto tanto da questo viaggio, forse anche troppo... chi vivrà vedrà.
A presto.

martedì 4 dicembre 2007

Era una notte buia e tempestosa

All'improvviso un lampo illuminò la nuda schiena che si muoveva languidamente sul letto. A dire il vero la schiena non era nuda, ma vestita di un complicato tatuaggio tribale che partiva dalla base del collo e scendeva giù, fino alle natiche sode. Era sicuramente opera di un'artista perché armonizzava meravigliosamente le valli e le alture di quel corpo perfetto. Ci si poteva perdere un'intera notte a seguire l'intrico di quei disegni senza venire a capo di tutti i particolari.
Evidentemente l'uomo che "subiva" la dominazione della donna non era particolarmente interessato all'arte dei tatuaggi, quanto a tenersi saldamente alla testiera del letto per poter meglio entrare in sintonia con la sua compagna tatuata.
Un altro lampo squarciò la notte, ma non disturbò affatto la coppia, presa senza dubbio da altre priorità. Gli scrosci di pioggia lambivano i vetri delle finestre dell'appartamento, con un ritmo ipnotizzante che rendeva i movimenti dei due ancora più piacevoli. Nella stanza nessuna musica a tenere compagnia agli amanti, non un suono se non i tuoni, la pioggia ed i loro respiri ansanti.
Nessuno dei due si era accorto che da qualche minuto un estraneo era entrato nel loro menage, anche perchè aveva fatto di tutto per non farsi sentire. Una persona con un completo nero dopo aver forzato abilmente il portone d'ingresso, si era seduta sulla poltrona in fondo alla stanza. L'estraneo non smetteva di studiare i complicati disegni sul corpo della donna con un leggero sorriso stampato sul volto. Non era lascivia la sua, ma la consapevolezza di aver creato un capolavoro, unico nel suo genere. Non era solo quell'autocompiacimento a farlo sorridere però, quanto al lavoro che si accingeva a compiere, quasi controvoglia ma necessario.
L'uomo in nero finì di avvitare il silenziatore alla pistola, quindi si alzò lentamente e si piazzò alle spalle della sua opera d'arte.
Fuori, sulla strada non c'era anima viva, tutti rintanati sotto un tetto per passare la notte. Ad ogni modo nessuno avrebbe fatto caso ai due colpi secchi quasi in concomitanza di un nuovo, ultimo lampo.

lunedì 3 dicembre 2007

Amo la Sicilia

Amo la Sicilia. Non potrebbe essere altrimenti, anche perchè mi incavolo davvero per le brutture e le storture che purtroppo ha questa terra meravigliosa. Vorrei poi conoscere quale terra non ha dei difetti. L'ho apprezzata anche se non ci sono nato. L'ho apprezzata tardi nonostante almeno una volta all'anno, per un intero mese, era la meta delle mie vacanze.
Di quando venivo quì in vacanza ho i ricordi confusi di bambino. La granita di mandorla presa dalla zia con le ciotole di casa, accompagnata dal fragrante pane appena sfornato. Le trasferte in spiaggia con tutta la famiglia e le teglie di pasta al forno, la parmigiana, le cotolette panate. Le prime boccate di acqua salata e le prime bracciate autonome nell'acqua. Il caldo opprimente che ci faceva andare in giro solo in costume. Il notare le prime differenze fra maschietti e femminucce, a parte i capelli più lunghi. L'arancina mangiata sul traghetto (beh questo lo faccio ancora adesso nonostante sappia non siano le migliori in assoluto).
Amo la Sicilia, ma non ci avrei mai vissuto. Sono nato a 1500 km da qui e non è solo una distanza geografica, ma anche culturale. Mi sono trasferito alla fine dell'adolescenza quando ormai mi ero già formato ed ho trovato difficoltà ad adattarmi a nuovi modelli di comportamento.
Quando è arrivata l'occasione di lasciarla, non me la sono fatta scappare, ma ho portato sempre con me la Sicilia nel cuore. Per un po' sono stato in una città che non ho mai sentito mia, ancora più estraneo della mia prima emigrazione. Non ci sono stato molto. Altra occasione da cogliere, altra partenza, qualche altro chilometro guadagnato per tornare dove ero nato. Non dura neanche stavolta e sono costretto a ripartire. Non per il nord, ma per il sud, in Sicilia.
Amo la Sicilia, anche se da quando sono tornato le occasioni per essere felice si possono contare sulle dita di una mano. Per questo parto sempre con piacere dalla Sicilia, ma ci ritorno con piacere, perchè ad ogni modo è diventata casa mia, con i suoi pregi ed i suoi difetti.
Fra qualche giorno lascerò la Sicilia, non per sempre, non lo direi nemmeno se stessi traslocando, ma solo per qualche giorno. Tornerò ad incontrare amicizie che il tempo ha allontanato solo geograficamente. Rispolvererò sapori, odori e ricordi di una vita che fu, qualche anno fa, e che mi resterà nel cuore, assieme alla Sicilia che amo.

domenica 2 dicembre 2007

Masochismo

Sono affetto da masochismo. Mi ci è voluto un po' per capirlo, ma alla fine ci sono arrivato. Non potrebbe essere altrimenti.
Perchè vado alla ricerca del dolore? Non quello fisico che io sfuggo con ogni mezzo, no, quello morale, che ti scava dentro, ti scarnifica le viscere e ti provoca ferite che non si possono rimarginare con il cicatrene. In questo sono un maestro. Quando sono proprio nel baratro della depressione più nera, apro la mia mente ad accogliere il dolore.
Negli ultimi tempi ho sperimentato che particolari generi musicali riescono a dilaniarmi l'anima più di un qualsiasi altro ricordo. Succede soprattutto con un opera che ha segnato la fine di una storia di amore e l'inizio di una tormentata passione.
Su dei passaggi particolari mi immedesimo in uno dei protagonisti e sommo il suo dolore al mio. E canto anche, perchè così possa soffrire anche chi mi ascolta. No, non sono così perverso, di solito canto quando non c'è nessuno a sentirmi.
In questi momenti i miei sensi si amplificano ed una qualsiasi inezia è capace di scatenare sentimenti profondi. Chi è che dice che solo la droga può portarti a tali stati allucinatori?
Il dolore è la mia droga, ma non la cerco sempre, solo quando occorre. E' come un vecchio amico che sai sempre che c'è qualdo lo cerchi, pronto a consolarti con il suo abbraccio.
Passerà il dolore, passeranno i momenti bui, ma c'è la certezza che al momento giusto sarà presente con me. D'altronde, con 40 gradi di febbre perchè sarei a scrivere sul mio blog? Ah, si.... masochismo.