domenica 27 aprile 2008

Non post

Avrebbe dovuto essere un altro post in cui autocelebro la mia praticità in cucina con le mie lasagne che tanta gente alletta. Ho tutte le foto della preparazione, ma non le posterò.
Avrei potuto aggiungere anche il secondo, delle scaloppine in odor di limone. E' bastato mettere la scorza del limone appena colto dall'albero nell'olio prima di mettere le scaloppe a cuocere per dare al piatto un intenso aroma di limone. Ma lascerò da parte anche questa esperienza culinaria.
Magari avrei potuto inserire un racconto che è in incubatrice da un po' e che rimarrà lì ancora per molto.
Avrei potuto non scrivere nulla... vi posto invece una canzone che è un'icona per i gay di tutto il mondo. Non perchè io lo sia, ma perchè è comunque un inno ad essere fieri ed orgogliosi di essere diversi, anche se a volte, si rimane soli per questo.

venerdì 25 aprile 2008

Non è domenica...

...ma è stato come se lo fosse. Quindi, visto il successo della scorsa foto ricetta, ci provo di nuovo. Quest'oggi pasta con crema di peperoni.
Come al solito per gli ingredienti vado ad occhio, ma le massaie sapranno come ricreare questo piatto (ci sono comunque ricette sparse un po' in giro).
Incominciamo dalla materia prima. Ho preso due bei peperoni ed un pomodoro maturo.


Scusate lo still life, ma avevo un set montato per alcune prove :-)
Iniziamo pulendo i peperoni quindi tagliandoli a listarelle.


Prendiamo un cipollotto, un po' di olio di oliva ed iniziamo il soffritto.


Appena imbiondisce il cipollotto, prendiamo il pomodoro di cui avremo tolto la pelle e tagliato a piccoli tocchetti e quindi messi a soffriggere.


A questo punto siamo pronti per aggiungere i peperoni tagliati.


Io ho messo del pepe e un po' di prezzemolo tritato per dare un po' di sapore, quindi ho aggiunto un paio di mestoli di brodo vegetale. Ho lasciato cuocere per una quindicina di minuti e nel frattempo ho preparato del parmigiano grattugiato.


I peperoni a questo punto saranno cotti a puntino, quindi li ho messi dentro al contenitore del mixer. Potete usare anche un frullatore, ovviamente.


Aggiustate con il brodo vegetale il grado di densità voluta. Dovreste ottenere un risultato tipo questo.


Aggiungete il formaggio grattugiato e date un paio di minuti di fiamma.


La pasta nel frattempo è pronta. Per questo piatto ho scelto delle casarecce, che ho scolato e buttato in pentola.


Mescolate la crema alla pasta a fuoco lento per due-tre minuti circa, quindi servitela ancora fumante.


Buon appetito :-)

lunedì 21 aprile 2008

Tre giorni di relax

Arrivo a Giardini Naxos giovedì pomeriggio. Non appena ho finito di lavorare mi sono fiondato sull'auto verso la meta prescelta per un lungo week end.
Dopo due ore di strada arrivo al B&B dove avevo prenotato, allettato dal nome Villa MariaGiovanna. Scherzo... mi permetto di linkarlo perchè è un B&B eccezionale, con una vista mozzafiato ed una cortesia senza eguali. La signora MariaGiovanna si è preoccupata quando non mi ha visto arrivare all'ora pattuita e mi ha aspettato con una tazza di caffè fumante dopo aver ripreso la diritta via. Ah, la colazione è degna di un albergo a 4 stelle. Se doveste venire nella nostra isola, ve lo consiglio caldamente come luogo di soggiorno. Soltanto una cosa... non domandate mai delle fotografie appese alle pareti in presenza del marito di MariaGiovanna. Sembra che non gli andasse tanto a genio chi ha scattato le fotografie alla sua signora, tanto che temevo di aver rotto gli argini di una diga. Occhio!!!

Apro la mia camera con vista sul limoneto e mi preparo ad uscire per un sopralluogo rapido nella zona del porto. La giornata non è che sia proprio splendida perchè sta piovendo, ma non demordo e di lì a poco smetterà di piovere, dandomi la possibilità di qualche foto con cielo interessante.



Si sta facendo scuro e lo stomaco inizia a lamentarsi quindi decido di visitare il ristorante consigliatomi dai gestori del B&B. Questo non lo nominerò perchè mi ha deluso nella pietanza che più adoro... ma è presto per parlarne.
Mi siedo fronte famigliola teutonica visto che le vetrate sono tutte impegnate da coppiette varie e questa famiglia, che però offre alla mia vista due teneri virgulti che rigenerano i miei occhi stanchi di una giornata impegnativa. Le due figliole, una bruna e l'altra bionda sono impegnate a "scofanarsi una cofana" di impepata di cozze. Ogni mitilo che veniva riposto spolpato, una succhiata di dita... ho temuto l'infarto per tutta la durata di questo rito.
Torno presto alla realtà però. Arriva la mia pietanza: involtino di pesce spada alla messinese. ATTENTATO!!!! L'involtino di pesce spada era cotto con l'alloro e come ripieno c'era anche del prosciutto. Ho stretto i denti e l'ho mangiato, anche se avrei voluto fargli far strada attraverso una delle finestre chiuse; gli occhioni delle fanciulle mi hanno trattenuto. Affogo il dispiacere con una bottiglia di Corvo Glicine, almeno questo non delude mai.
Un po' brillo parto per delle foto in notturna e rimango letteralmente rapito dalla statua della Nike, una rappresentazione stilizzata ma molto efficace che fa mostra di se alla fine del lungomare di Giardini Naxox, verso sud.



E' tardi ed ho altre commissioni da sbrigare... e poi all'indomani ci sarebbero state le Gole dell'Alcantara.

Il tragitto fino alle Gole è abbastanza tranquillo. Mi metto le mie belle scarpe da escursionista, comprate anni fa e utilizzate due volte e parto per l'esplorazione. Una mandria di un centinaio di studenti italiani mi trattiene dal cimentarmi subito in tutta l'escursione. Mi basta vederli lanciare sassi a più non posso dalla spiaggetta per farmi desistere e recarmi in un monastero nella zona, allettato dalle numerose insegne pubblicitarie. Il luogo è davvero bello ed il monastero vive nella quiete. Non potrò far fotografie anche se nessuno mi seguirà nella visita nonostante non possa entrare non accompagnato. Il frate, molto poco francescano, ma più attento alla materialità delle cose si materializza praticamente alla fine del tour, decantando le proprietà officinali di tanti loro estratti. Di tutti, mi attrae solo l'estratto di uva: una bottiglia di vino alla mandorla, che assaggiai tempo fa e che mi aspetto solo migliore di un prodotto commerciale.
E' mezzogiorno e mezza e un po' di fame inizia a sentirsi, quindi torno alle gole. Ho notato un bar e magari trovo qualche tramezzino. Niente da fare: o un gelato oppure schifezze varie. Pasteggerò a cracker e biscotti fino all'arrivo della scolaresca francese a cui sono stato unito per far numero. A differenza degli italiani loro sono molto pacati ed ordinati. Anche la guida che mi segue passo passo, visto che di francese non sa molto, me lo fa notare. Si attacca praticamente a me, lasciandomi ampi spazi per le fotografie.



Sono le due e mezzo e la fame si fa sentire, nonostante il lauto spuntino. Mi dirigo verso Taormina e alla prima indicazione di un agriturismo mi ci fiondo a razzo senza pensarci. Mi aspettavo di trovarlo dopo 500 metri ed invece ad un certo punto disperavo di trovarlo, anzi... appena mi veniva in mente di tornare indietro trovavo un'indicazione che mi incitava ad andare avanti. E non era nemmeno agevole fare inversione, visto che la strada era stretta e non c'erano molti spazi per girarsi. Ad un certo punto ho quasi pensato che portasse a Frittole. Ormai era una lotta fra me e l'agriturismo... DOVEVO sapere se era una presa per i fondelli o esisteva davvero. Dopo circa venti minuti si è palesato davanti ai miei occhi. Ho fatto inversione sul cortile sfanculando a più non posso!

Taormina mi ha sempre attratto e mi ha sempre deluso. Ok è caratteristica, avrà un panorama mozzafiato, ma ha ben poco da offrire se non una miriade di negozi e di ristoranti. Per me è un mistero come possa ancora attrarre così tanti turisti. In tutte le mie escursioni però non avevo mai visto il teatro greco e ne ho approfittato questa volta, giusto il tempo di vedermi piovere addosso un paio di occhiali da vista dalle gradinate superiori. Incredibilmente, il ragazzo che li aveva persi, se li è visti consegnare da me in ottime condizioni.
Non posso dire lo stesso del tempo che invece ha fatto le bizze, eliminando del tutto la vista dell'Etna e parte della costa. Nonostante ormai non mi aspetti un granchè, salgo fino a Castelmola per il tramonto, nella vana speranza che la foschia si diradi e mi lasci scattare delle foto simpatiche... ho scritto vana speranza per l'appunto.
Mi fermo però a mangiare in un ristorante in zona... e questa volta il palato ha ripreso un po' di gusto assaggiando dei buoni involtini di pesce spada... il vino però lasciava a desiderare.
Torno subito dopo al B&B. E' l'ultima sera che ci passo e l'indomani mi aspetta il gigante da visitare: l'Etna.

E' la prima volta che vado a visitarlo. L'ho visto parecchie volte, qualcuna l'ho anche ritratto. Mi ha affascinato ed intimorito per la sua presenza. Ho scorto il cratere principale rosso di lava incandescente le sere in cui non conteneva la sua potenza. Questa volta avrei camminato lungo le sue pendici.
Non ho mai fatto montagna quindi scelgo la via facile, tanto fino ai 1900 ci arrivi tranquillamente con la macchina. Da lì poi c'è la funivia che ti porta fino ai 2500, poi dei bus 4x4 ti portano fino ai 2900.
Lo spettacolo è incredibile. La neve ricoperta di cenere lavica da un contrasto mai visto e ti vien da chiederti se sei ancora sul pianeta Terra. Purtroppo la giornata era molto ventosa, tanto che in alcuni istanti ho rischiato di cadere, e la cenere colpiva violentemente gli occhi nonostante avessi gli occhiali.
La montagna è sempre in attività e si possono scorgere diversi crateri da cui si innalzano pennacchi di vapore. Ma è la maestosità e la deserticità (turisti e guide a parte) a lasciarti senza fiato. Devo fare una correzione: l'Etna è letteralmente ricoperto di coccinelle! Sembrano gli unici insetti in grado di sopravvivere con profitto. Di cosa si cibino non lo so, ma nella paura che fossero antropofaghe, non sono rimasto molto a chiedermelo ancora.
Il ritorno l'ho effettuato in camminata, dato che la funivia veniva chiusa per il troppo vento. Ho potuto apprezzare particolari che dal bus non avrei potuto vedere... e mi ha regalato un ora buona di pace interiore, interrotta solo dai bus che ogni tanto facevano la spola con la cima.



Stavolta molti degli avvenimenti e delle sensazioni sono solo per me. Difficile rendervene conto per come li ho vissuti, ma non dispero che ci saranno presto succose novità :-)

mercoledì 16 aprile 2008

Il cappellino nuovo nuovo

Ieri mattina in una sala d'attesa medica, stranamente non si discuteva di elezioni bensì di gioco d'azzardo.
P1 - "No, perchè sa, questa persona arriva a giocare fino a 500 euro alla settimana, glielo dico io. Ma lei la conosce senz'altro: vestita di nero, capelli neri..." (cazzo siamo in Sicilia, ce ne saranno solo un paio di migliaia di donne così).
P2 - "No, mi sa che non ce l'ho presente..."
P1 - "Ma come... vestita di nero, capelli neri..." (e daje...) "comunque gliel'ho detto: beata lei che può giocarsi tutti sti soldi! Che poi io vorrei capire, com'è che vincono tutti e solo io non vinco mai? Ci dev'essere qualcosa che non mi convince" (eh signora mia, anche a me)
Passano alcuni secondi di silenzio e la signora (una "simpatica" nonna con nipotina e passeggino) si accorge che manca il cappello della nipotina.
P1 - "Noooo, il cappellino nuovo nuovo. E dov'è finito? Se lo sarà levato mentre aspettavo fuori. Magari è finito sotto una macchina"
P2 molto cortese si alza e va a vedere e visto che il proprietario dell'auto se ne sta andando aspetta per controllare che non sia finito davvero sotto di essa. Torna dentro senza cappellino: "Niente signora, ma quello mi ha detto che era appena entrato al posto di un altro e non c'era nulla a terra"
P1 - "Ma allora è stato quello di prima che se l'è preso e se l'è portato via!!"
La guardiamo tutti sgomenti, ma lei non se ne accorge.
P1 - "No, non ci posso credere, non sarà stato quello. Per un cappellino! Ma dove sarà finito?"
Ora immaginate che le ultime due frasi vengano ripetute allo stesso modo per altre tre volte. Non veniva anche a voi la tentazione di strangolarla?
Nel frattempo il diavoletto biondo libero dal passeggino distribuiva volantini informativi a tutti gli astanti nonchè ad ogni mattonella della sala d'attesa, mentre incurante la nonna continuava nel suo delirio.
Ero quasi tentato di mettere mani al portafoglio e darle i soldi per un berretto nuovo quando (e forse qualcuno che mi ama lassu c'è davvero) viene il suo turno e scappa dentro, accorgendosi di tutto il casino fatto dalla nipotina: "Va beh, appena esco metto a posto".
Sfortunatamente ero il prossimo in lista così che mi sarei perso lo spettacolo di lei che rimetteva a posto i depliant. Si apre la porta della dottoressa, e lei si affaccia alla porta: "Venga venga, può entrare" fa lei. "Se però esce, posso davvero entrare" replico, visto che non si smuove dalla soglia.
P1 - "Ah, si scusi". Esce dalla soglia, pronta a mettere la nipotina sul passeggino e portarla via. "Buongiorno a tutti, io vado".
Dalla soglia: "Signora, ma non doveva sistemare tutti i volantini? Buongiorno dottoressa". E la porta si chiuse.

domenica 13 aprile 2008

Passatempo domenicale

Ormai è diventata tradizione che la futura cognata venga a pranzo alla domenica a casa per poi darci una mano nelle faccende domestiche. Ogni domenica cerco quindi di preparare qualcosa di sfizioso per "ringraziarla" dell'aiuto che ci da in casa.
Questa domenica mi sono armato anche di fotocamera per immortalare gli ingredienti e realizzare una video ricetta... o quasi. Nel senso che io non sono bravissimo nel misurare esattamente gli ingredienti, quindi prendete per buoni quelli che vi indicherò... o al massimo potete prenotarvi per un pasto gratis a casa mia (il rischio c'è, sappiatelo).
Oggi niente di sfizioso però, ma qualcosa di davvero pesante volta a saziare lo stomaco e l'anima: la pasta al forno.

Per la pasta ho scelto dei maccheroni trafilati al bronzo.


Ho iniziato prendendo due scalogni, uno per il ragù e l'altro per cuocerci i piselli.


Giusto un bicchiere di piselli per 500 gr di pasta.


Nel frattempo ho messo a bollire due uova che verranno inglobate nella pasta.


Inizio con il soffritto per il ragù, mentre i piselli sono quasi pronti e le uova sono a raffreddare.


Aggiungo il trito (circa 400gr) aggiustandolo di sale e mettendogli della noce moscata.


Sfumo il trito con mezzo bicchiere di nero d'avola. La bottiglia evaporerà prima del pranzo.


Quando il vino è sfumato (quello del bicchiere, non quello della bottiglia), siamo pronti ad aggiungere il pomodoro.


Una scatoletta di passata (400gr) va benissimo per le porzioni su indicate.


Inizio a preparare la mozzarella (200 gr), aggiungendo un po' di provola fresca (80gr).


Metto a bollire la pasta.


Una volta scolata la pasta, è tempo di unire tutti gli ingredienti: ragù, piselli, mozzarella e provola, uova (tagliate a listarelle).


Nel frattempo preparo una besciamella con una noce di burro, 300 ml di latte, un pizzico di sale, un cucchiaio di farina e della noce moscata. Spiattello tutto dentro una pirofila e guarnisco la pasta con la besciamella mentre il forno è già in temperatura.


Dopo una ventina di minuti, il piatto è pronto per essere gustato. Aprite un'altra bottiglia di rosso :-)

Speranze

Ieri ero in trasferta per una visita medica, ma ne ho approfittato per portarmi dietro un po' di attrezzatura per vedere se ci scappava una foto, anche se il primo pensiero era alla visita ed ai risultati che ne sarebbero usciti.
Mi reco quindi allo studio medico e trovo già una discreta fila di gente in attesa nell'anticamera. In stile prettamente siciliano, per ogni paziente ci sono tre parenti che lo accompagnano e tutti e quattro entrano nello studio del dottore. In questo modo anche i parenti non coinvolti nella visita possono esternare i disturbi al medico, approfittando dell'occasione lieta. In questo modo è un po' difficile rispettare le prenotazioni e i tempi si dilatano notevoltemente, così che quando arriva il mio turno è passata da oltre un'ora l'orario prefissato per la visita.
Fra tutti gli esami, mi tocca anche un'ecografia e scoperto di non essere in stato interessante nonostante le apparenze, posso rivestirmi in tranquillità. Mi era venuto un dubbio ricevendo gli esami del medico del lavoro che l'avevano indirizzati ad una certa Francesca. Come uomo non sono un granchè, ma come donna faccio proprio schifo... chi mi ha scambiato per donna ha dei grossi problemi strutturali direi. Ad ogni modo, la mattina è sfumata, ma visto che sono in zona, vado a visitare Cava Ispica che assieme a Pantalica rappresentano le più importanti necropoli protostoriche siciliane.
Lungo il tragitto vedo che c'è anche un mulino ad acqua proprio lì vicino e decido di visitarlo. Il proprietario del mulino, ormai in disuso, ha lasciato parte dei locali utilizzati in passato con gli arredi del diciottesimo secolo. Ho scoperto quindi molte location utilizzate per foto turistiche e/o matrimoni. Io non ho scattato che una foto, affascinato dall'eloquenza di chi mi ha accompagnato nella visita, tanto che alla fine ci siamo fermati a ricordare episodi della mia gioventù dove avevo visto simili luoghi.



Riprendo il cammino per Cava Ispica. Al contrario della visita al mulino, nessuna guida ti accompagna alla visita e ti devi proprio arrangiare da solo. A differenza di Pantalica, le discese ardite e le risalite sono molto ridotte e si possono fare agevolmente. Trovo però pochi spunti fotografici, anche se a fine giornata ritornerò a casa con circa una cinquantina di foto. Come al solito ne scelgo solo un paio da pubblicare, relegando il resto ad un archivio che inizia ad essere sempre più imponente.



Oggi avrei dovuto essere ancora a caccia di immagini, ma è necessario invece che mi fermi un attimo. Devo finire il primo progetto di cui vi ho parlato qualche post fa, visto che la scadenza è fra due giorni. E speriamo bene...

giovedì 10 aprile 2008

La foto che verrà

Ebbene sì, dopo l'esperienza girgentina, ho deciso di riprendere a pieno ritmo la carriera di fotocazzoamatore.
L'attrezzatura non è quella che vorrei anche se le basi, ottime, solide, ci sono tutte. Mi manca il tubone bianco con cui fare sfoggio davanti alle persone che si lasciano impressionare dal colore per poter passare per un professionista.
Avevo tentato di riprendere in mano una macchina fotografica bridge (la stessa che mi spinse a passare alla reflex anni fa), ma dopo pochi secondi sognavo già una sorella maggiore. Nonostante tutto la tengo con cura, soprattutto ora che è sopravvissuta alla razzia di natale.
Non è solo un fatto di attrezzatura però, perchè nella precedente escursione veneziana, non avevo avuto nessun riscontro con il genere umano degno di essere riportato in queste pagine. Credevo che le mie avventure ai confini della realtà fossero finite con la vecchia attrezzatura. Mi sono ricreduto ed ho preso fiducia di riuscire comunque a riportare qualcosa sul blog, che altrimenti avrei destinato a morte certa.
Già per il mese in corso ho programmato diverse situazioni in cui spero intanto di ricavare delle belle foto da pubblicare e magari anche delle storie eclatanti.
Nel frattempo ho anche due progetti in mente, uno che scade a breve e mi devo sbrigare a terminare, l'altro a più largo respiro fortunatamente, e spero di rendervi partecipi di entrambi.
In uno di questi progetti mi sono rivisto tutte le foto che ho scattato negli ultimi due anni e mezzo. Di alcune ho sorriso ripensando ai momenti dello scatto, di altre mi sono arrabbiato perchè avrei potuto farle meglio, altre ancora mi piacciono come il giorno in cui l'ho scattate e mi stupisco come possa aver ottenuto un simile risultato.
Di tutta questa marea di foto, una e una sola non avrei mai voluto scattare, ed invece l'ho fatto, nemmeno io so il perchè. Ogni volta che ci passo e la guardo mi chiedo perchè mai lo abbia fatto, che cosa mi abbia spinto a farlo, visto che scatena un dolore immenso e che mi prendo per idiota ogni volta. Forse, come per tutte le cose, bisogna sbagliare per crescere ed evitare gli stessi errori.
Non mi chiedete altro, anche il solo ripensare a quella foto è doloroso, non avrete altri indizi. Sappiate solo che c'è, è già abbastanza. Meglio pensare alle foto che verranno, sicuro che non scatterò mai più una foto simile.

lunedì 7 aprile 2008

I giovani e le acciughe

Reduce dalla traversata della Sicilia del post precedente, ritornavo a casa per passare un pomeriggio tranquillo senza emozioni magari, per non far palpitare il mio cuore decrepito. Mi sbagliavo per due episodi.

Squilla il telefono e mi chiedo chi, di domenica, voglia appiopparmi un contratto telefonico, una nuova aspirapolvere, una enciclopedia, un corso di computer del CEPU. Di solito queste tipologie di aziende chiamano tramite numero privato, invece era un numero in chiaro, strano ma in chiaro. Decido così di rispondere: "Pronto?".
"Scusi il disturbo, sono Pierferdinando Casini".... tu tu tu tu tu tu. Caspita, è caduta la linea. Cose che capitano.

Ho cercato di riposarmi ma i lavoretti incompiuti del week end si sono accumulati e qualcosa ho fatto anche io, poco in verità. Qualcuno ha lavorato invece: mio fratello e la nonna della sua futura moglie hanno sistemato il giardino, la futura moglie ha dato una passata alla casa. Alla fine della fiera nessuno aveva la benchè minima voglia di mettersi anche a cucinare, così opto per la classica pizza.
Nessun problema ad ordinare, ormai i gusti sono consolidati, anche per la simpatica nonnina, che, come un po' tutti, ha le proprie fisse, che in volte precedenti ho evitato di mettervi al corrente, ma stavolta non posso esimermi.
Chi va di margherita con porcini, chi di arrabbiata più salame piccante, chi di crudo e funghi freschi, chi di margherita con le acciughe (la nonnina).
"Veramente non dovrei prendere le acciughe. A me piacciono tanto, ma sono sicura che mi mettono quelle rancide. Che una volta si mangiavano le acciughe... ai miei tempi se ne mangiavano sempre, a mezzogiorno e cena. Ma adesso, i giovani d'oggi, mangiano le acciughe? No! E la pizza non è cibo per giovani? Ecco, e le acciughe diventano rancide perchè non vengono consumate!".
Arrivano le pizze, finiamo tutti la nostra tranne la nonnina. "Francesco, la vuoi un pezzo della mia pizza?"
"No, grazie, a me le acciughe rancide fanno un po' di acidità!" (e anche per quest'oggi il premio bastardo del giorno è mio).

domenica 6 aprile 2008

Sulla strada di Girgenti

Era una notte buia e tempestosa... no... l'ho già utilizzato e poi era di mattina... uhm, allora... Era una mattina aspra e soleggiata, ok ci siamo! Dunque...
Era una mattina aspra e soleggiata quella in cui fervevano i preparativi per la missione pomeridiana. Stranamente avevo preparato qualcosa in anticipo, rispetto al mio solito partire "all'urbigna e poi como veni si cunta".
Era una mattina di quelle per cui il creatore aveva solo una mano di blu per il cielo, ma all'ora della partenza si faticava a trovare una parte sgombra dalle nuvole. In compenso vi era una tale varietà di gradazioni tra il blu ed il bianco, da lasciare senza fiato.
Vi erano anche delle nuvole grigie, ma, strano a dirsi, per tutto il viaggio sono stato sempre sfiorato dalla pioggia, tranne per l'ultimo tratto, dove ho potuto saggiare l'impermeabilità del giubbotto motociclistico.

La partenza, come dicevo, avveniva nel primo pomeriggio. Il navigatore mi dava un tempo di percorrenza di 4 ore per poco meno di 200 km, ma si sa che il navigatore non supera i limiti di velocità. Io, armato di belva a due ruote e zaino con la gioia di papà in spalla, oltre a tutto l'armamentario e qualche indumento di ricambio, speravo di ridurre il tempo di percorrenza grazie all'agilità del mezzo, alla prodezza del guidatore, alla mancanza di controlli della stradale, al culo che sempre mi accompagna, ecc, ecc, ecc.

Il primo episodio degno di nota avviene a Modica, in una delle tante rotonde che attraversano la statale 115. Un auto particolarmente vecchia e lenta mi precede e cerco di superarla a destra, quando nello stesso istante il guidatore aziona l'indicatore di direzione per girare a destra (o miracolo!). Mi sposto quindi sulla sinistra agilmente, quando rimango davvero basito: la portiera del passeggero posteriore destro si apre appena attacca la curva! Non c'era nessuno dietro, quindi era proprio difettosa la chiusura oppure non era stata chiusa per bene. A me è sembrato di essere in uno di quei videogiochi dove tutto è permesso per non far superare l'avversario.

Poco più avanti intravedo un auto che mi pare di riconoscere. Ma sì, è quella del mio amico! Chissà cosa ci fa da queste parti. Mi preparo quindi a fargli uno scherzetto. Accellero e mi porto proprio a fianco del guidatore, frenando di botto per portarmi alla stessa velocità dell'auto, quindi mi giro verso il guidatore e sorrido (beh, almeno con gli occhi, che con il casco non si vede una cippa). Non è il mio amico, ma una signora, la quale alza la mano ugualmente e fa per salutarmi. No, non mi saluta, visto che non ha alzato proprio tutte le dita della mano ma solo uno.

Proseguo il mio viaggio verso la meta agognata, sentento palpitare i 100 cavalli della belva, pronti a scattare ad una torsione di polso. A dir la verità l'unico cavallo che scalpitava ero io. Un laccetto dello zaino si è allentato nel viaggio e non c'è stato verso di sistemarlo. Ogni tanto ricevevo una sferzata come se fossero delle redini a colpirmi sulla schiena... e nel mentre gridavo pure giddyup!!

A Ragusa mi perdo. Il navigatore che avrei tenuto fino all'arrivo per portarmi al B&B in cui avevo prenotato, viene piazzato sul supporto che avevo preventivamente installato sul parabrezza della moto. Il supporto è adattato dal vecchio navigatore che persi in un precedente post, che però è utile perchè ha il braccio di regolazione corto, giusto per la moto. Questo per anticipare che non essendo dello stesso modello di navigatore, la tenuta era assicurata dalla sola pressione delle bande laterali in plastica. Non faccio nemmeno dieci metri che un dosso presente sulla strada dà uno scossone tale alla moto che vedo volare il navigatore davanti ai miei occhi! Fermo la moto e recupero il navigatore, ok, un po' ammaccato ma vivo e vegeto. Mi da un errore. Penso che sia la caduta. Lo resetto e non parte più... manca la scheda di memoria con tutto il programma e le mappe (e varie altre cose su cui sorvolo). Non sono più riuscito a trovarla.

Arrivo finalmente a Porto Empedocle e decido di contattare il responsabile del B&B per avere indicazioni su come raggiungerlo, non prima di fermarmi al distributore per rabboccare il serbatoio in vista delle scorribande serali. Ho faticato a rimanere serio perchè il benzinaio è il sosia spiccicato di Ficarra, ma non per il volto, quanto per la parlata, soprattutto quando inizia a raccontare che un paio di settimane addietro è stato fermato dalla polizia mentre si trovava a Bari per un controllo medico. Non riuscirei a rendere sul blog quello che è stato il suo siparietto, ma se conoscete il repertorio di Ficarra e Picone, rivedetevi anche solo mentalmente l'episodio del tizio che racconta le avventure amorose al nonno, sul treno.

Arrivo al B&B per una rinfrescata veloce e per correre alla Scala dei Turchi prima che inizi il tramonto. Avevo calcolato la posizione in cui mi sarei dovuto trovare tramite Google Earth, comprensivo di orario tramite un altro sito che mi dà gli orari di alba e tramonto e speravo che le nuvole in cielo filtrassero ancora di più la luce del sole per darmi dei magnifici colori caldi. Cazzo! Troppe nuvole! Va beh, non posso recriminare, in quanto lo spettacolo di Scala dei Turchi è davvero imponente, in qualsiasi condizione metereologica.



Faccio le mie brave fotografie, quindi mi lancio verso la Valle dei Templi, visto che si trova a pochi chilometri di distanza, per qualche scatto in notturna. Una volta fermato il bolide, rischio di venire arrotato diverse volte perchè le strade erano completamente al buio, ed io vestito di nero, non aiutavo moltissimo ad essere visibile, anche se speravo che le fascie catarifrangenti del giubbotto bastassero.



Decido di concludere la serata mettendo qualcosa sotto i denti. Nei miei vari girovagare avevo visto un locale molto kitch che mi aveva attratto a Porto Empedocle, nella zona marittima e faccio per recarmici. Arrivato lì (circa le 21.30) noto che ci sono un paio di coppie sedute. Faccio due calcoli: è sabato, non c'è nessuno a mangiare, l'arredamento kitch... il locale è una chiavica! Mi convinco e percorro il pergolato che mi porta all'entrata e il primo dubbio mi assale: qual'è l'ingresso? Perchè delle due porte davanti a me una è tutta in legno e c'è un cartello appeso con su disegnato un uomo. A fianco, una porta a vetri con su il disegno di una donna (che anch'io da giovane avevo pensato una cosa del genere...). Rimango basito per un tempo abbastanza lungo affinchè dalla porta a vetri si affacci il proprietario del locale per invitarmi ad entrare. Non ancora contento, chiedo esplicitamente se è quello l'ingresso. Lui un po' sorpreso mi risponde sì, ma ce n'è un altro un po' più in la (che non è quello con il cartello con l'omino). Ovviamente propendo per l'altro ingresso.
Mi accomodo che subito mi portano un quartino di vino, una gazzosa locale e vari antipasti. Anche qui rimango sopreso dal fatto che mi abbiano portato una gazzosa anzichè l'acqua. La provo immediatamente ed è più una limonata gassata, alquanto stucchevole. Opto per ubriacarmi con il vino. Ok, è uno zibibbo che mi stronca al primo sorso. A quel punto di tutti i vari oggetti pacchiani appesi ai muri del locali non mi rimane che un fugace ricordo e non posso quindi descriverveli. Mi accontento di cenare leggero con delle polpette di neonata, delle sarde a beccafico, olive e melanzane sott'olio, mezzo polipo, un piatto di spaghetti al nero di seppia, frittura mista di pesce. Non prendo il dolce perchè sono a dieta, ma gradisco invece un buon sorbetto (scherzavo, evitatelo!).

Provo a passeggiare quindi per il centro di Porto Empedocle a respirare l'aria che è stata fonte di ispirazione per uno degli autori italiani che prediligo, Andrea Camilleri. Dal 2003 Porto Empedocle ha assunto la denominazione di Vigata, il luogo immaginario dovo sone ambientate le vicende del commissario Montalbano. Percorro quindi la via lastricata, cercando che salga l'ispirazione per scrivervi questo post, anzichè il riproporsi delle melanzane, quando vengo attratto dalla statua di Pirandello, posta al centro della via. Ma non è tanto la statua, quanto i tre bagni aggiunti alla costruzione che gli sta a fianco. Un tempo le case non avevano il bagno dentro "casa", ma venivano utilizzati locali esterni. Anche io ho abitato per breve tempo in una casa con un bagno aggiunto alla costruzione, a mo' di balconcino, quando ero un lavoratore in trasferta. Non ci avevo mai fatto caso abitandoci, ma una volta alzai gli occhi per indicare a qualcuno dove abitavo e notai l'aggiunta. Da quel momento smisi di andare al bagno in casa... che non si poteva mai sapere la tenuta!



Vado a dormire, perchè ho intenzione di alzarmi presto sperando di avere una buona luce all'alba per fotografare Scala dei Turchi. Mi reco stavolta sulla spiaggia e un canide mi prende subito in simpatia, non tanto per la faccia gioconda, quanto con la (vana) speranza che nel voluminoso zaino che porto alle spalle ci sia qualcosa da mangiare. Continua a farmi compagnia mentre aspetto che sorga il sole. La luce non è come me l'aspettavo, ma faccio comunque qualche scatto, quindi torno alla moto per recarmi ai templi per fotografarli di giorno.

Scelgo l'entrata giusta perchè sono il primo e l'unico, sia alla biglietteria che a girovagare per la zona archeologica, così mi prendo tutto il tempo di questo mondo per cercare le giuste inquadrature. Non ho calcolato che c'è la seconda entrata dalla parte opposta da dove sono entrato io ed eccoli lì tutti quanti ad aspettarmi! In effetti non sono poi moltissimi. Ho contato un gruppo tedesco, uno francese ed uno italiano (no, niente barzelletta), ovviamente la stragrande maggioranza anziani. Mi sorge il dubbio che riesca a trovare un bagno libero, invece con mia grande meraviglia, uno è deserto. Per scrupolo prendo prima un caffè al bar (1 euro), poi chiedo della toilette. E' proprio dietro l'angolo e prima di arrivare all'ingresso c'è un cartello che recita che l'utilizzo del bagno è gratuito. Faccio per avvicinarmi alla porta che questa si apre, ma non per magia come nelle favole, ma perchè c'è un signore seduto lì che ti aspetta. A fianco a lui un tavolino con tre monete di sopra e la scritta "OFFERTE". Ti indica il bagno libero (sono tutti liberi!) e mi chiudo dentro, ma io so che lui è lì fuori che osserva la porta chiusa, che pensa a cosa stia facendo; faccio un rumore inequivocabile così ne ha la certezza! Esco e lascio una moneta sul tavolo e faccio per aprire la porta, ma lui: "No, no. Faccio io". Sono fuori e recito: "50 cents, ma almeno ti aprono la porta", quando sento cascare delle monete in un contenitore. Mi giro e vedo una finestrella aperta: io ho sentito lui, lui ha sentito me! Beh, ok, ho pagato anche per questo.