sabato 26 dicembre 2009

Moderazione commenti

Visto che questo blog stava diventando una pubblicità al Viagra, da oggi i commenti anonimi saranno moderati.
Buone feste.

lunedì 7 dicembre 2009

Sto invecchiando

E' un naturale proseguimento dell'ultimo post, quello sul testamento.
Ebbene sì, sto invecchiando. Non solo per i capelli bianchi (è da un po' che ci sono) o per i peli bianchi sul petto (che ogni tanto mi diverto ad estirpare), quanto per una serie di sintomi più preoccupanti. Il ginocchio ormai mi da un tormento giornaliero; se mi decidessi ad andare da un dottore questi mi direbbe che mi dovrei operare. Non riesco più a recepire nuove nozioni facilmente; un tempo nemmeno studiavo e mi ricordavo tutto invece. La musica, come i film, mi piacciono più le vecchie versioni che le nuove (a parte qualche rara eccezione) ed alla radio sento più il radiogiornale che altro: sul mio hd c'è tutta la musica che voglio e che trasporto sull'mp3 player. Per le ragazze no... più vado avanti e più mi piacciono giovani (un bel vecchio porco ci sta tutto), ma non essendo ricambiato, non c'è pericolo.
Scatta quindi la nostalgia per i vecchi tempi andati, soprattutto dei luoghi dove sono cresciuto e che da più di vent'anni non visito. Per adesso mi accontento di dare un'occhiata con google maps alle strade che percorrevo in bicicletta, alle soste fondamentali della mia vita. Rivedo casa mia, in un casermone da 100 famiglie, con uno spazio verde proprio davanti ("i giardinetti") luogo di innumerevoli battaglie a pallone, a palle di neve ed anche luogo dove seminavo mio padre quando mi rincorreva per qualche marachella. Una volta, sulla strada che separava casa mia dai giardinetti, fermai anche una 128 con la testa, ma questa è un'altra storia.
Già vedo che molte cose sono cambiate eppure la mente fa brutti scherzi illudendomi di trovare sensazioni, odori e sapori intensissimi. Rimarrei sicuramente deluso nel riassaggiare il cannolo di sfoglia con crema chantilly o il trancio di pizza rossa che mi regalavo prima di andare a scuola. E sicuramente non riuscirei più a fare tutta la strada in bicicletta fino a Piossasco, dove ero solito arrivare in gioventù.
Non c'è più la fabbrica di impacchettamento delle patatine, dove le operaie gentilissime mi regalavano le sorprese e qualche pacchetto, a fronte di poche decine di lire.
Va beh, tronco qui perché affiorano poi anche tanti altri ricordi, belli e brutti e quelli sono ancora al sicuro, nonostante l'età che avanza.

lunedì 30 novembre 2009

Dichiarazione anticipata di trattamento

In questi ultimi due giorni ho pensato di fare testamento. Non che abbia molto da lasciare, eccettuati i debiti. Il resto è solo robaccia che vale poco, anche l'apparecchiatura fotografica a ben valutarla. Il testamento che voglio lasciare è quello biologico o, come illuminatamente cita Wikipedia, la dichiarazione anticipata di trattamento.
Questo ameno pensiero non è venuto in mente perché stessi particolarmente male o perché (checché ne pensino le lettrici femmine) ingigantisco un mal di testa come se fossero le doglie del parto (qualcuno potrebbe pensarlo vedendo le dimensioni della pancia). Nemmeno è arrivato in un momento di disperazione, anzi, in un momento di lucidità che quasi mi ha fatto rabbrividire (forse era la febbre). In fin dei conti dovrò essere lucido quando redigerò questo testamento, altrimenti non varrà (mi chiedo poi chi verrebbe a saperlo, ovvero chi riuscirebbe a distinguere la mia lucidità, dalla non lucidità?). Azz, è quasi un post fra parentesi.
Come testé scrivevo, il pensiero lucido è stato: "visto che sono riuscito a tenere lontano (quasi) chiunque, visto che la persona più cara e più vicina non risponde praticamente mai al telefono, se dovesse succedermi qualcosa che mi impedisse di muovermi, cosa succederebbe?"
Vivendo in una villetta isolata ed avendo pochi contatti con il mondo esterno, il problema sorgerebbe dopo le 14 del venerdì. Fino al lunedì mattina nessun umano si preoccuperebbe per me, mentre i cani si inizierebbero a lamentare già dalle 17 per la mancanza della pappa, essendo però in campagna, non se ne fregherebbe nessuno. Il lunedì mattina qualcuno potrebbe sospettare qualcosa, io sarei ancora vivo (vedi la pancia stile donna in attesa di tre gemelli al nono mese) se fossi colpito solo da paralisi ad esempio. In caso di morte, in effetti, tutto il pensiero di sopra non si porrebbe e a parte le lamentele dei cani, nessuno noterebbe la differenza di odore di casa dallo stato attuale a quella con un corpo in decomposizione.
Orbene, nel caso non avessi la facoltà di parlare e per rimanere in vita dovrei avere bisogno di aiuto costante, meccanico o umano, togliete la spina, immediatamente. Ci penserò da solo nel caso possa arrivarci, ma nel caso in cui NO, togliete la spina.
Ovviamente stamperò questa parte in bella copia, firmandola di mio pugno e la porterò sempre appresso (lasciando copie a casa, in auto e sulla moto), nel caso in cui peste mi colga lontano da casa, con la speranza che venga visionata immediatamente dai medici affinché possano esaudire i miei desideri.
Non desidero un caso Englaro sulla mia persona, vorrei anzi andarmene per come sto vivendo questi anni, senza nessun clamore, evitando di disturbare meno persone possibili.
Post tetro? E siamo solo all'inizio di dicembre :-D

lunedì 23 novembre 2009

Non fare oggi quello che puoi rimandare a domani

E così mi sono ritrovato ad avere così tante cose da fare che non so da dove iniziare, tanto che la tentazione più forte è quella di far saltare tutto per aria e ricominciare da zero.
Nel frattempo mi sono procurato zolfo e carbone... ma finché non riesco a procurarmi il salnitro... uff!

domenica 22 novembre 2009

Vecchio frak

E' giunta mezzanotte
si spengono i rumori
si spegne anche l'insegna di quell'ultimo caffè
le strade son deserte
deserte e silenziose
un'ultima carrozza cigolando se ne' va
Il fiume scorre lento
frusciando sotto i ponti
la luna splende in cielo
dorme tutta la città
Solo va un uomo in frak

Ha il cilindro per cappello
due diamanti per gemelli
un bastone di cristallo
la gardenia nell'occhiello
e sul candido gilè
un papion, un papion di seta blu

S'avvicina lentamente
con incedere elegante
ha l'aspetto trasognato
malinconico ed assente
non si sa da dove vien
ne dove va
chi mai sarà
quell'uomo in frak

Buon nui, buon nui, buon nui, buon nui
Buona notte
va dicendo ad ogni cosa
ai fanali illuminati
ad un gatto innamorato
che randagio se ne va

E' giunta ormai l'aurora
si spengono i fanali
si sveglia a poco a poco tutta quanta la città
la luna si e' incantata
sorpresa e impallidita
pian piano scolorandosi nel cielo sparirà

Sbadiglia una finestra
sul fiume silenzioso
e nella luce bianca galleggiando se ne van
un cilindro, un fiore e un frak.

Galleggiando dolcemente
lasciandosi cullare
se ne scende lentamente
sotto i ponti verso il mare
verso il mare se ne va
chi mai sarà
chi mai sarà quell'uomo in frak.

A dieu, a dieu, a dieu, a dieu, addio
ai ricordi del passato
ad un sogno mai sognato
ad un attimo d'amore
che mai più ritornerà.

domenica 28 giugno 2009

Un FCA al Pride

Non so se questo possa essere il mio post definitivo su questo blog.
Aperto due anni e mezzo fa è stato testimone di gioie e dolori non solo fotografiche, ma ha rappresentato comunque una parte importante della mia vita.
Questo è un periodo di transizione. Da tempo avevo esaurito le parole perchè mancavano eventi specifici da narrare, ed adesso mancheranno anche le occasioni.
Avrebbe dovuto essere così anche questa volta, anche se avevo programmato il viaggio da tempo e si preannunciava non solo un week end fotografico. Ma bando ai preamboli e veniamo al cuore del post.
Atterro a Genova in un pomeriggio soleggiato che mi fa apprezzare i contrasti della città. L'aeroporto è proprio piccolissimo, impossibile perdersi. Neanche a dirlo, arrivo all'esterno appena 5 minuti dopo che sia partito il bus navetta per la stazione. Si presentano davanti a me 50 lunghissimi minuti, quando decido di sottostare alla richiesta di altri due personaggi e prendere un taxi, dividendo le spese. La domanda di altri tassisti che ci chiedono se abbiamo bagagli dovrebbe mettermi sull'allarme, ma vado fiducioso verso il taxi assegnato. Dico all'autista che vorrei metteri il trolley nel bagagliaio, visto che avevo anche lo zaino con me. "Vediamo se di sta", mi risponde. Caspita, è un trolley minuscolo, il doppio di una 48 ore. Apre il bagagliaio e davvero, difficile dire se ci sarebbe potuto stare o meno. Il bagagliaio era pieno di libri, una muta da sub, una lente di 40 cm di diametro, più altre robe varie. Gli chiedo se fa il venditore di libri (ce n'erano anche sul cruscotto della macchina) ed invece scatta una storia che mi ripaga del disagio di dividere il taxi con altre persone.
Il tassista recupera i libri che la gente butta. Veramente recupera di tutto, tutto quello che gli può interessare. Non è affiliato a nessuna associazione, è un freelance se così si può dire), in effetti batte le strade cittadine e raramente bazzica posti come la stazione o l'aereoporto se non per la sua consueta puntata nel rovistare fra i rifiuti. Con il suo peregrinare per la città, identifica i luoghi dove hanno fatto uno scarico insolito nel pattume e appena può ci passa a raccattare di tutto. "La gente accumula un sacco di roba che poi non utilizza, e di solito, i parenti del defunto, buttano tutto quando si viene a liberare un appartamento. Io sono lì per dare vita a quello che la gente butta. Sono stato anche al maurizio Costanzo Show per questa mia attività, ma mi hanno boicottato perché Mediaset è Mondadori e non andava la storia che io recupero libri usati." Potrebbe parlare ininterrottamente da Genova a Venezia di storie che gli sono successe nell'arco della sua carriera di tassista ecologico, come quando regalò un libro tridimensionale ad una bambina che andava al Gaslini per degli esami e che i genitori non sapevano come farla calmare, durante il tragitto. La migliore corsa in taxi che mi sia capitata finora.
Arrivo quindi in albergo, stragicamente a due passi dalla stazione e, cosa inaspettata tre mesi fa quando acquistai i biglietti aerei, proprio a due passi da dove si riuniranno i partecipanti al Gay Pride di quest'anno. Doccia veloce e mi butto a perlustrare la città, non tanto il percorso del pride, quanto iniziare a vedere dei buoni posti per fare foto. Sono in scarsezza di mezzi e non affitto nemmeno un motorino per poter girare la città, cosa che mi limita molto ma che acuisce enormemente la fame che sfocia in un assalto in un ristorante. Qui mi ubriaco pesantemente e crollo sul letto in un sonno agitato.
La mattina dopo si preannuncia un disastro. Piove forte a Genova e dispero in un'apertura delle nubi per il pomeriggio. I dubbi sul perchè io sia venuto a Genova mi assalgono, rendendomi sicuro circa la mia meteopaticità. Ho voglia di mollare tutto e tornarmene a casa, ma mi trascino fino all'acquario, dove, inizio a tirare fuori la gioia di papà ed inizio a scattare alle vasche come un bimbetto con il suo giocattolo preferito. Inizio a sentirmi meglio e rimango affascinato dagli abitat che hanno ricreato gli architetti dell'acquario. Vedere uno squalo a pochi centimetri da me è uno spettacolo che mi lascia senza fiato, che poi ci sia una spessa lastra di vetro fra lo squalo ed il suo invitante pranzo, è senza prezzo. I delfini, bastardi, invece facevano evoluzioni appena abbassavo la fotocamera. Sono riuscito ad apprezzare anche le meduse, che tanti brutti ricordi mi hanno dato da piccolo, rispolverati da una lettura di Sfera di Crichton sull'aereo.
Esco e la pioggia è terminata. Il kayway che avevo addosso è riuscito a farmi sudare come non mai, tanto che sono più inzuppato che se fossi stato sotto la pioggia. Torno quindi in albergo per una doccia, una MotoGP e quindi al Pride. La camera è ancora in disordine come l'avevo lasciata, ma non mi preoccupo e mi preparo a seguire il Vale nazionale, quando bussano alla porta della mia camera. Uno dei sogni erotici migliori della mia vita: io che appena uscito dalla doccia con su il solo asciugamano apre ad una cameriera che vuole riassettare la camera e non solo. Evidentemente non era il sogno erotico della cameriera che mi da il tempo per rivestirmi (in fretta!) che poi deve andare anche lei al Pride.
E' difficile descrivere l'atmosfera del Pride già nella sua formazione. Sono riuscito a raccogliere un sacco di sorrisi dagli uomini che incontravo (e va beh), ma ho scambiato piacevoli conversazioni con praticamente tutti quelli che incontravo. Così pieno di allegria (gaio, insomma) mi sono messo a gironzolare fra i carri e le persone, non solo a documentare quanto succedeva, ma a vivere l'atmosfera che con l'allegria voleva far passare un messaggio importante: la libertà di poter disporre del proprio corpo e di poter manifestare affetto verso chiunque.
Mi metto alla testa del corteo, come fossi un pro, a cercare scatti particolari, ma non più di tanto. A fine serata conterò migliai di scatti, che solo parzialmente descrivono le sensazioni (tra cui due piedi irriconoscibili e senza portare tacchi a spillo). Non so se fosse prevista una deviazione sotto la casa di Bagnasco, ma molti ci hanno pensato fortemente. All'arrivo in piazza DeFerraris riesco a quantificare la folla immane che la invade, senza un tafferuglio, con la voglia di mettersi in mostra e di essere lì sotto gli occhi di tutti.
In questa Philadelphia per un giorno, tutti sembrano felici, liberi di manifestare liberamente il proprio amore. Ed è in questo momento che mi rendo conto, ancora una volta di essere solo, fra migliaia di persone. Almeno finquando non incontro due splendidi occhi azzurri di un'altra fotografa, per caso a due passi da me. E la notte, adesso, non fa più paura.

lunedì 2 marzo 2009

sabato 28 febbraio 2009

domenica 22 febbraio 2009

mercoledì 18 febbraio 2009

domenica 15 febbraio 2009

Siracusa City Marathon

Devo ancora riprendermi. Il mal di testa non è passato e avrei bisogno di un altro bagno caldo, ma ancora il boiler lavora a pieno ritmo. Mi sa che finirò il post e mi infilerò sotto le coperte.
Vorrei scrivere tante cose, alcune le ho bene in mente ben delineate, altre le ho già dimenticate. Dirò solo la parte più buonista.
Per il mondo c'è speranza. Lo dico sia all'alieno Klaatu che al resto del pianeta. Ci sono ancora persone buone che si preoccupano per il prossimo, che si adoperano con tutto quello che hanno a disposizione senza fini di lucro per dare anche una carezza ad un estraneo. Per rispetto a loro tralascio di scrivere altro, sperando che il loro messaggio arrivi per chi sa solo voltare le spalle e pensare a se stesso. A volte sono orgoglioso di vivere a fianco a persone così nobili.
Inserisco solo due foto. Le altre a breve, dall'altra parte...


venerdì 6 febbraio 2009

Non ci credo, episodio 4

Stavo già iniziando a immergermi nel codice, quando arrivano i primi dipendenti in azienda. Mi salutano e fanno commenti sul perchè sia venuto in moto in ufficio vista la pioggia (me lo domando anche io) e sul nuovo look del (poco) capello corto.

Episodio 4

Tutto stizzito, chiude il giornale.
Francesco, quì non si può leggere nemmeno più il giornale, vero?


Io lo ammazzo, giuro. Prima che me ne vado, lo ammazzo.

Minchia, episodio 3

Me n'ero scordato una, fantastica!

Da qualche giorno mi trovo in sede per avere la tranquillità per poter terminare la intranet aziendale (a chi è venuta sta mitica idea, spero abbia diverse evacuazioni incontrollate). Così, come è solito, per qualsiasi immane minchiata, vengo spesso chiamato per risolvere il caso "insolubile", fosse anche cliccare sull'icona a fianco a dove si trova in quel momento il cursore.
Orbene, il mio luogo tranquillo è proprio a fianco del dispensatore di episodi, che fra una lettura di giornale, una telefonata a casa, una sigaretta, un caffè rubato, ogni tanto si siede al computer per far finta di lavorare.
L'altro giorno ha luogo l'episodio 3 (mi sento tanto Quentin in Kill Bill).

Episodio 3

Lui, immobile seduto davanti al pc, che guarda ogni tanto me, ogni tanto lo schermo.
Lui: "Ecco Francesco, è successo di nuovo. Lo schermo si è spento. Non funziona un cavolo in questa azienda!"
Io: "Provi a muovere il mouse, a premere un tasto, insomma a fare qualsiasi cazzo di attività su quel pc!"
Lui: "Vero Francesco, adesso funziona!"


Ho finito le parole, ma le parolacce sono sempre in auge

giovedì 5 febbraio 2009

Il mondo è bello perchè è avariato

Per la serie se non lo sapete, sapevatelo!

Episodio 1

Il lavoro di chi sta davanti al computer è il più schifoso di tutti. A fine giornata ti lacrimano gli occhi.


Con buona pace di chi lavora in miniera, di chi zappa la terra, ecc.

Episodio 2

Le donne di oggi non sanno mica cucinare, che devono tutte leggere le ricette. Mica come le donne di una volta che andavano a memoria e per esperienza.


Insomma, meglio bruciare la frittata a memoria, che mangiarne una secondo la ricetta di Vissani.

E mi fermo quì nonostante ci sia altro da raccontare, cose che voi umani nemmeno vi immaginate.

lunedì 26 gennaio 2009

martedì 20 gennaio 2009

OMG

Che il titolo si può leggere sia in italiano che in inglese.
Il fatto... o la fatta, giudicate voi.
Sono in un noto supermercato della zona a passare il tempo che mi separa da un incontro di lavoro fotografico (di seguito racconterò anche questo) dato che avevo anche bisogno di fare un po' di spesa. Mi avvicino quindi ad una cassa con poca fila e, come spesso accade, mai tale scelta si dimostrerà più sbagliata.
La cassiera si sta apprestando a passare i prodotti in attesa di terminare il suo turno. Accanto a lei infatti, c'è un'altra cassiera che attende di potersi accomodare. Io mi perdo in quegli occhioni intensi da cerbiatta e non vedo l'ora che sia tutta mia (per passare i miei prodotti, ovvio che c'è gente che legge qui). Avviene quindi il cambio turno.
Al primo prodotto passato, c'è un errore della cassa e occhioni belli subito esclama: "Miiii, ma può essere che io sia sempre così sfortunata?". Inizio a controllare se ho preso tutto con me stamattina, uscendo da casa, mentre immagino che sia solo l'inizio di una tragedia. Dopo innumerevoli tentativi, finalmente il prodotto passa correttamente, accompagnato da un sospiro di sollievo del sottoscritto e di altri clienti in attesa (la fila nel frattempo si è allungata).
Sembra andare tutto bene, finchè non si arriva all'ultimo articolo della signora di fronte a me: una pianta senza però la targhetta con il codice. Scatta subito la chiamata al reparto: "C'è una pianta qui senza codice... è una cosa verde e lunga, sarà almeno un metro". Sì, siamo all'apice della tragedia, penso fra me e me.
La signora che voleva acquistare la pianta fa presente alla commessa che trattasi di dieffenbachia in vaso da 17. "Ah, si è una beckenbauer in vaso". La signora replica ancora una volta il nome della pianta. "Ma che ne so... una effenbacker". La signora non perde la calma e ribadisce ancora una volta che trattasi di dieffenbachia, del costo presunto di 7,99 euro. "Si, come ti dicevo una effenbacker. Costa 7 euro". Si alza un coro da dietro le mie spalle: DIEFFENBACHIAAAAAAAAAAAAA! "Come? Ah, si, dieffenbachia". Minchia, ci voleva tanto, però sembra che finalmente la collega al telefono abbia capito di che pianta parlasse e parte alla ricerca del codice.
Nel frattempo passano delle amiche della commessa e lei si mette a conversare animatamente con queste, tra l'altro illuminandoci sulle abitudini sessuali di una sua amica, mentre il tempo passa.
(Dovete sapere che io avevo diligentemente posto il separatore sul nastro trasportatore con annessa la mia tessera raccolta punti nell'apposita fessura.)
Come se tutto ciò non bastasse, viene spedita alla nostra cassa una signora che deve acquistare una ricarica telefonica. La commessa va in panico (e dopo ben 5 minuti di lavoro è anche comprensibile). Prende la mia tessera e se la poggia davanti a lei, mentre con l'altra mano prende il raccoglitore delle ricariche e preleva quella desiderata. Apre la bustina e batte il codice, ovviamente assegnandola allo scontrino della signora in attesa di sapere che diavolo deve fare della dieffenbachia. Mentre io inizio a sbattere la testa violentemente per terra, la commessa fa pagare la ricarica direttamente alla signora della pianta e arriva finalmente il codice anche della dieffenbachia. La commessa fa il totale, si fa pagare dalla signora e le consegna la mia tessera punti.
Le faccio cortesemente notare (e, davvero, ripeto cortesemente) che quella è la mia tessera che ha preso dal separatore. Lei mi guarda come se le avessi rivolto una parolaccia a lei o a sua madre e mi consegna sdegnata la tessera: "Ecco, ora abbiamo risolto tutto". Si, penso io, abbiamo risolto tutto tranne il gorviglio dell'unico neurone che ti ritrovi. Ed in effetti arrivato all'immancabile libro che compro ogni volta (questa volta è uno che non ho letto, giuro), questo non passa alla cassa. "Il codice non lo prende". Le faccio notare che dovrebbe invece passare il codice del supermercato e non quello ISBN del libro. "iesse cosa?". No, lasciamo perdere, glielo indico. "Ah, si, certo, ovviamente". Cazzo fatemi andare via.
Al momento del conto mi chiede se ho moneta spiccia ed il mio diniego è stata un'ulteriore parolaccia rivolta a lei. Se solo la metà delle parolacce che ho pensato le si rivolce contro, non credo di trovarmela mai più davanti agli occhi.

Tutto ciò però è presto dimenticato. Subito dopo mi trovo a parlare di affari fotografici... ok, la scrivo meglio, di scattare ad una maratona che si terrà a febbraio a Siracusa. Beh, sarò il fotografo ufficiale e dovrò portarmi anche un aiutante che girerà sulla motoretta dell'organzzazione a seguire alcune fasi particolari.
Sono in brodo di giuggiole e spero vada tutto bene... Diciamo che mi si è aperta una porta che potrà sfociare in qualcosa di serio.

domenica 18 gennaio 2009

Il mio primo fotolibro

E' arrivato proprio ieri, bello imbustato che nemmeno in mano alle Poste Italiane ha subito danno. E' il primo esperimento di questo genere, ma è già anche partito il secondo.
Sì, perchè questa è la versione piccola, da tenermi di lato per ricordo, mentre quella da "esposizione" è ancora in lavorazione.
Non sono soddisfatto di alcune foto, che in effetti ho modificato per la versione grande, ma avevo a noia riscalare le nuove foto e così, spero senza infamia e senza lode, vi faccio partecipi di questo mio lavoro.





martedì 13 gennaio 2009

domenica 11 gennaio 2009

domenica 4 gennaio 2009