domenica 28 giugno 2009

Un FCA al Pride

Non so se questo possa essere il mio post definitivo su questo blog.
Aperto due anni e mezzo fa è stato testimone di gioie e dolori non solo fotografiche, ma ha rappresentato comunque una parte importante della mia vita.
Questo è un periodo di transizione. Da tempo avevo esaurito le parole perchè mancavano eventi specifici da narrare, ed adesso mancheranno anche le occasioni.
Avrebbe dovuto essere così anche questa volta, anche se avevo programmato il viaggio da tempo e si preannunciava non solo un week end fotografico. Ma bando ai preamboli e veniamo al cuore del post.
Atterro a Genova in un pomeriggio soleggiato che mi fa apprezzare i contrasti della città. L'aeroporto è proprio piccolissimo, impossibile perdersi. Neanche a dirlo, arrivo all'esterno appena 5 minuti dopo che sia partito il bus navetta per la stazione. Si presentano davanti a me 50 lunghissimi minuti, quando decido di sottostare alla richiesta di altri due personaggi e prendere un taxi, dividendo le spese. La domanda di altri tassisti che ci chiedono se abbiamo bagagli dovrebbe mettermi sull'allarme, ma vado fiducioso verso il taxi assegnato. Dico all'autista che vorrei metteri il trolley nel bagagliaio, visto che avevo anche lo zaino con me. "Vediamo se di sta", mi risponde. Caspita, è un trolley minuscolo, il doppio di una 48 ore. Apre il bagagliaio e davvero, difficile dire se ci sarebbe potuto stare o meno. Il bagagliaio era pieno di libri, una muta da sub, una lente di 40 cm di diametro, più altre robe varie. Gli chiedo se fa il venditore di libri (ce n'erano anche sul cruscotto della macchina) ed invece scatta una storia che mi ripaga del disagio di dividere il taxi con altre persone.
Il tassista recupera i libri che la gente butta. Veramente recupera di tutto, tutto quello che gli può interessare. Non è affiliato a nessuna associazione, è un freelance se così si può dire), in effetti batte le strade cittadine e raramente bazzica posti come la stazione o l'aereoporto se non per la sua consueta puntata nel rovistare fra i rifiuti. Con il suo peregrinare per la città, identifica i luoghi dove hanno fatto uno scarico insolito nel pattume e appena può ci passa a raccattare di tutto. "La gente accumula un sacco di roba che poi non utilizza, e di solito, i parenti del defunto, buttano tutto quando si viene a liberare un appartamento. Io sono lì per dare vita a quello che la gente butta. Sono stato anche al maurizio Costanzo Show per questa mia attività, ma mi hanno boicottato perché Mediaset è Mondadori e non andava la storia che io recupero libri usati." Potrebbe parlare ininterrottamente da Genova a Venezia di storie che gli sono successe nell'arco della sua carriera di tassista ecologico, come quando regalò un libro tridimensionale ad una bambina che andava al Gaslini per degli esami e che i genitori non sapevano come farla calmare, durante il tragitto. La migliore corsa in taxi che mi sia capitata finora.
Arrivo quindi in albergo, stragicamente a due passi dalla stazione e, cosa inaspettata tre mesi fa quando acquistai i biglietti aerei, proprio a due passi da dove si riuniranno i partecipanti al Gay Pride di quest'anno. Doccia veloce e mi butto a perlustrare la città, non tanto il percorso del pride, quanto iniziare a vedere dei buoni posti per fare foto. Sono in scarsezza di mezzi e non affitto nemmeno un motorino per poter girare la città, cosa che mi limita molto ma che acuisce enormemente la fame che sfocia in un assalto in un ristorante. Qui mi ubriaco pesantemente e crollo sul letto in un sonno agitato.
La mattina dopo si preannuncia un disastro. Piove forte a Genova e dispero in un'apertura delle nubi per il pomeriggio. I dubbi sul perchè io sia venuto a Genova mi assalgono, rendendomi sicuro circa la mia meteopaticità. Ho voglia di mollare tutto e tornarmene a casa, ma mi trascino fino all'acquario, dove, inizio a tirare fuori la gioia di papà ed inizio a scattare alle vasche come un bimbetto con il suo giocattolo preferito. Inizio a sentirmi meglio e rimango affascinato dagli abitat che hanno ricreato gli architetti dell'acquario. Vedere uno squalo a pochi centimetri da me è uno spettacolo che mi lascia senza fiato, che poi ci sia una spessa lastra di vetro fra lo squalo ed il suo invitante pranzo, è senza prezzo. I delfini, bastardi, invece facevano evoluzioni appena abbassavo la fotocamera. Sono riuscito ad apprezzare anche le meduse, che tanti brutti ricordi mi hanno dato da piccolo, rispolverati da una lettura di Sfera di Crichton sull'aereo.
Esco e la pioggia è terminata. Il kayway che avevo addosso è riuscito a farmi sudare come non mai, tanto che sono più inzuppato che se fossi stato sotto la pioggia. Torno quindi in albergo per una doccia, una MotoGP e quindi al Pride. La camera è ancora in disordine come l'avevo lasciata, ma non mi preoccupo e mi preparo a seguire il Vale nazionale, quando bussano alla porta della mia camera. Uno dei sogni erotici migliori della mia vita: io che appena uscito dalla doccia con su il solo asciugamano apre ad una cameriera che vuole riassettare la camera e non solo. Evidentemente non era il sogno erotico della cameriera che mi da il tempo per rivestirmi (in fretta!) che poi deve andare anche lei al Pride.
E' difficile descrivere l'atmosfera del Pride già nella sua formazione. Sono riuscito a raccogliere un sacco di sorrisi dagli uomini che incontravo (e va beh), ma ho scambiato piacevoli conversazioni con praticamente tutti quelli che incontravo. Così pieno di allegria (gaio, insomma) mi sono messo a gironzolare fra i carri e le persone, non solo a documentare quanto succedeva, ma a vivere l'atmosfera che con l'allegria voleva far passare un messaggio importante: la libertà di poter disporre del proprio corpo e di poter manifestare affetto verso chiunque.
Mi metto alla testa del corteo, come fossi un pro, a cercare scatti particolari, ma non più di tanto. A fine serata conterò migliai di scatti, che solo parzialmente descrivono le sensazioni (tra cui due piedi irriconoscibili e senza portare tacchi a spillo). Non so se fosse prevista una deviazione sotto la casa di Bagnasco, ma molti ci hanno pensato fortemente. All'arrivo in piazza DeFerraris riesco a quantificare la folla immane che la invade, senza un tafferuglio, con la voglia di mettersi in mostra e di essere lì sotto gli occhi di tutti.
In questa Philadelphia per un giorno, tutti sembrano felici, liberi di manifestare liberamente il proprio amore. Ed è in questo momento che mi rendo conto, ancora una volta di essere solo, fra migliaia di persone. Almeno finquando non incontro due splendidi occhi azzurri di un'altra fotografa, per caso a due passi da me. E la notte, adesso, non fa più paura.