lunedì 30 novembre 2009

Dichiarazione anticipata di trattamento

In questi ultimi due giorni ho pensato di fare testamento. Non che abbia molto da lasciare, eccettuati i debiti. Il resto è solo robaccia che vale poco, anche l'apparecchiatura fotografica a ben valutarla. Il testamento che voglio lasciare è quello biologico o, come illuminatamente cita Wikipedia, la dichiarazione anticipata di trattamento.
Questo ameno pensiero non è venuto in mente perché stessi particolarmente male o perché (checché ne pensino le lettrici femmine) ingigantisco un mal di testa come se fossero le doglie del parto (qualcuno potrebbe pensarlo vedendo le dimensioni della pancia). Nemmeno è arrivato in un momento di disperazione, anzi, in un momento di lucidità che quasi mi ha fatto rabbrividire (forse era la febbre). In fin dei conti dovrò essere lucido quando redigerò questo testamento, altrimenti non varrà (mi chiedo poi chi verrebbe a saperlo, ovvero chi riuscirebbe a distinguere la mia lucidità, dalla non lucidità?). Azz, è quasi un post fra parentesi.
Come testé scrivevo, il pensiero lucido è stato: "visto che sono riuscito a tenere lontano (quasi) chiunque, visto che la persona più cara e più vicina non risponde praticamente mai al telefono, se dovesse succedermi qualcosa che mi impedisse di muovermi, cosa succederebbe?"
Vivendo in una villetta isolata ed avendo pochi contatti con il mondo esterno, il problema sorgerebbe dopo le 14 del venerdì. Fino al lunedì mattina nessun umano si preoccuperebbe per me, mentre i cani si inizierebbero a lamentare già dalle 17 per la mancanza della pappa, essendo però in campagna, non se ne fregherebbe nessuno. Il lunedì mattina qualcuno potrebbe sospettare qualcosa, io sarei ancora vivo (vedi la pancia stile donna in attesa di tre gemelli al nono mese) se fossi colpito solo da paralisi ad esempio. In caso di morte, in effetti, tutto il pensiero di sopra non si porrebbe e a parte le lamentele dei cani, nessuno noterebbe la differenza di odore di casa dallo stato attuale a quella con un corpo in decomposizione.
Orbene, nel caso non avessi la facoltà di parlare e per rimanere in vita dovrei avere bisogno di aiuto costante, meccanico o umano, togliete la spina, immediatamente. Ci penserò da solo nel caso possa arrivarci, ma nel caso in cui NO, togliete la spina.
Ovviamente stamperò questa parte in bella copia, firmandola di mio pugno e la porterò sempre appresso (lasciando copie a casa, in auto e sulla moto), nel caso in cui peste mi colga lontano da casa, con la speranza che venga visionata immediatamente dai medici affinché possano esaudire i miei desideri.
Non desidero un caso Englaro sulla mia persona, vorrei anzi andarmene per come sto vivendo questi anni, senza nessun clamore, evitando di disturbare meno persone possibili.
Post tetro? E siamo solo all'inizio di dicembre :-D

lunedì 23 novembre 2009

Non fare oggi quello che puoi rimandare a domani

E così mi sono ritrovato ad avere così tante cose da fare che non so da dove iniziare, tanto che la tentazione più forte è quella di far saltare tutto per aria e ricominciare da zero.
Nel frattempo mi sono procurato zolfo e carbone... ma finché non riesco a procurarmi il salnitro... uff!

domenica 22 novembre 2009

Vecchio frak

E' giunta mezzanotte
si spengono i rumori
si spegne anche l'insegna di quell'ultimo caffè
le strade son deserte
deserte e silenziose
un'ultima carrozza cigolando se ne' va
Il fiume scorre lento
frusciando sotto i ponti
la luna splende in cielo
dorme tutta la città
Solo va un uomo in frak

Ha il cilindro per cappello
due diamanti per gemelli
un bastone di cristallo
la gardenia nell'occhiello
e sul candido gilè
un papion, un papion di seta blu

S'avvicina lentamente
con incedere elegante
ha l'aspetto trasognato
malinconico ed assente
non si sa da dove vien
ne dove va
chi mai sarà
quell'uomo in frak

Buon nui, buon nui, buon nui, buon nui
Buona notte
va dicendo ad ogni cosa
ai fanali illuminati
ad un gatto innamorato
che randagio se ne va

E' giunta ormai l'aurora
si spengono i fanali
si sveglia a poco a poco tutta quanta la città
la luna si e' incantata
sorpresa e impallidita
pian piano scolorandosi nel cielo sparirà

Sbadiglia una finestra
sul fiume silenzioso
e nella luce bianca galleggiando se ne van
un cilindro, un fiore e un frak.

Galleggiando dolcemente
lasciandosi cullare
se ne scende lentamente
sotto i ponti verso il mare
verso il mare se ne va
chi mai sarà
chi mai sarà quell'uomo in frak.

A dieu, a dieu, a dieu, a dieu, addio
ai ricordi del passato
ad un sogno mai sognato
ad un attimo d'amore
che mai più ritornerà.